Lecco ha detto addio a Claudio Rossi, sconfitto dal male a soli 43 anni. Don Davide: “Perchè muoiono i figli?”

"Ha combattuto il mostro che lo mangiava da dentro guardandolo e sputandogli in faccia con le sue regole e i suoi metodi. Claudio non sarà fuori dai nostri pensieri solo perchè è fuori dalla nostra vista".

Lecco ha detto addio a Claudio Rossi, sconfitto dal male a soli 43 anni. Don Davide: “Perchè muoiono i figli?”
Lecco e dintorni, 28 Gennaio 2020 ore 17:44

Una folla commossa ha accompagnato oggi, martedì 28 gennaio 2020, un giovane uomo nel suo ultimo, doloroso viaggio. Oggi Lecco ha detto addio a Claudio Rossi, sconfitto dal male a soli 43 anni.

Appassionato, di più, amante della montagna, Claudio ora è sulla vetta più alta a vegliare su quanti gli hanno voluto bene. Sui genitori, papà Luigi e mamma Ornella,   sul cugino Roberto che per lui era un fratello, sugli amici, sui compagni di tante avventure sui monti, sui “sodali” del gruppo “Balla coi lupi” che hanno voluto deporre una maglietta sulla sua bara.

Lecco ha detto addio a Claudio Rossi, sconfitto dal male a soli 43 anni

Claudio Rossi si è spento sabato e oggi, nella chiesa di Pescarenico, è stato il giorno dell’addio. A officiare il rito funebre  è stato il Prevosto di Lecco monsignor Davide Milani, con don Alberto Lotterio e don Ottavio Villa, parroco di Maggianico. “Possiamo celebrare in due modi questo ultimo saluto al nostro caro Claudio – ha detto don Davide – come la fine di tutto, o come, ci dice Gesù, come un  travaglio attraverso il quale  il nostro Claudio è passato alla vita Eterna, in attesa della Risurrezione finale”.

Don Davide: “Perchè muoiono i figli?”

 

“Ma perché muoiono i figli? – ha proseguito don Davide – Prima dovrebbero morire i genitori. In ciò c’è una ingiustizia, perché per i genitori nei figli vedono oltre la loro vita. Vedono il futuro. Anche a Dio è morto il suo figlio unico, Gesù, ed è  morto anche per i suoi discepoli, che erano i suoi amici. Anch’essi avevano perso la speranza. Ma gli occhi della Fede ci dicono e ci chiedono di vedere qualcosa di diverso . E se qualcuno cercasse facili consolazioni, forse ha sbagliato posto. Nella vita non contano, il lavoro, i soldi,  ma  conta amare ed essere amati. Perché Dio è amore. Se volete bene a Claudio immaginatelo nella Pace. Certo avremmo voluto averlo ancora con noi e viviamo tutto ciò come una ingiustizia.  Noi abbiamo bisogno di un Salvatore, perciò chiediamo a Gesù che salvi noi insieme a Claudio”.

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Il ricordo del cugino

Toccante l’omaggio del cugino Roberto:

“Il tuo viso, anche se scarno, era sempre sorridente. Ai miei amici, ai tuoi amici, a tutti quello che sono qui oggi voglio dire che la tua più grande acrobazia è stata quella di avere sempre il sorriso in volto. Era come se fossi tu a volerci rassicurare. Io ho invidiato in lui questa forza, questa tenacia, con cui ha accettato ogni frustata di questa malattia bastarda. Perchè lui voleva esserci ancora. Di diventare un angelo non aveva nessuna intenzione. Era troppo presto. Ha combattuto il mostro che lo mangiava da dentro guardandolo e sputandogli in faccia con le sue regole e i suoi metodi. Nessuno di noi voleva contestarlo: amare Claudio voleva dire accettarlo. Ora penso che che lui possa essere lì fuori con la sigaretta in bocca, con i jeans sotto i piedi, con le ciabatte di feltro. Quello che eravamo prima lo siamo ancora, continueremo a chiamarti con il tuo nome senza ombra di tristezza, senza cambiare tono di voce e continueremo a ridere di quello che ci faceva ridere e a piangere e incazzarci per quello che non ci piaceva. Non sarai fuori dai nostri pensieri solo perchè sei fuori dalla nostra vista”.

Poi pochi sono riusciti a trattenere la commozione quando gli amici lo hanno salutato intonando “Signore delle Cime”. Dopo la cerimonia la salma è stata tumulata nel cimitero di Castello. E giovedì ci sarà un’altra cerimonia per Claudio, là dove amava stare, in vetta. Il 30 dal lavatoio di Rancio, alle 18.30 partirà una fiaccolata sul San Martino in suo onore.

 

 

Mario Stojanovic  

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