Menu
Cerca
Lecco piange un grande uomo

L’addio a Padre Roberto Donghi nel giorno del suo 49esimo compleanno. “Abbiamo chiesto il miracolo di farti guarire, ma il miracolo lo hai fatto tu riunendoci”

La bara adagiata terra, in segno di umiltà,  e sopra la cotta, la veste liturgica bianca da missionario, la stola, e una maglietta delle missioni con una scritta che in poche parole riassume perfettamente la sua esistenza: "L'amore non ha confini, se non quelli che gli diamo".

L’addio a Padre Roberto Donghi nel giorno del suo 49esimo compleanno. “Abbiamo chiesto il miracolo di farti guarire, ma il miracolo lo hai fatto tu riunendoci”
Cronaca Lecco e dintorni, 03 Maggio 2021 ore 16:38

“Siamo tutti foglie del medesimo albero: ogni distacco ci richiama alla grande pietà che dobbiamo nitrire, nella preghiera, gli uni per gli altri. Preghiamo gli uni per gli altri: farà bene a noi e farà bene a tutti” Padre Roberto Donghi

Avrebbe compiuto 49 anni oggi, lunedì 3 maggio 2021, ma il male contro cui aveva lottato l’ha strappato dalle braccia dei suoi cari venerdì notte. Ma quei cari che oggi gli hanno detto addio nella chiesa di San Giovanni, che non ha potuto accogliere tutti quanti lo piangono,  sono solo una parte di quella grande famiglia che con amore dedizione, pazienza, Fede ed entusiasmo, lui ha saputo creare unendo mondi molto distanti l’uno dall’altro.

Sono stati celebrati nella chiesa del suo rione i  funerali di padre Roberto Donghi, missionario lecchese che ha  davvero donato la propria vita al prossimo. Padre Roby, come tutti lo chiamavano è morto il 30 aprile a Lecco, dove era rientrato lasciando la sua Africa, per curarsi. Ma Dio lo ha voluto con se.

L’addio a Padre Roby nel giorno del suo 49esimo compleanno

La bara adagiata terra, in segno di umiltà,  e sopra la cotta, la veste liturgica bianca da missionario, la stola, e una maglietta delle missioni con una scritta che in poche parole riassume perfettamente la sua esistenza: “L’amore non ha confini, se non quelli che gli diamo”.

A celebrare la funzione, animata anche dal coro parrocchiale, è stato  il padre superiore generale del Pime, Pontificio Istituto Missioni Estere, Ferruccio Brambillasca. Presente  anche il vicario Episcopale della zona di Lecco Monsignor Maurizio Rolla.

Ma è stato Padre Davide Simonato , che per anni ha condiviso con lui l’esperienza in Missione, a salire sul pulpito per pronunciare l’omelia.

Padre Roberto era un servo vero della Missione. Con le sue parole sapeva arrivare al cuore delle persone anche se preferiva testimoniare la fede con i fatti. Eravamo diversi caratterialmente, abbiamo passato otto anni insieme in Guinea Bissau, ma seppur nella diversità abbiamo lavorato con un cuore solo e un’anima sola per il bene della comunità. Era molto paziente e trascorreva lunghe ore con le famiglie ascoltandole e come un vero missionario si donava al prossimo. Padre Roberto mi ha fatto capire con la sua semplicità che i puri di cuore e i miti saranno chiamati figli di Dio chiamati figli di Dio e ora egli  è con il suo Padre Celeste, nel suo regno, seduto al banchetto dei giusti.

“Abbiamo chiesto il miracolo di farti guarire, ma il miracolo lo hai fatto tu riunendoci”

Toccanti i ricordi letti dagli amici di padre Robi:

Ciao padre Robi, ci eravamo accordati di trovarci qui in chiesa per pregare con te e per te a partire dal 30 aprile e poi per i venerdì a seguire. Noi volevamo chiedere il miracolo di farti guarire e tu quello di farci rincontrare partendo dalla preghiera e dalla comunità. Proprio il giorno del primo incontro ci hai dato buca e te ne sei andato. Ho capito che i miracoli non si possono commissionare, però quello che chiedevi tu si sta verificando. Per farci incontrare ci hai  lasciato anche le tue riflessioni che andremo avanti a leggere nei prossimi venerdì tu guidaci dal paradiso.

“Come una torcia hai regalato energia, ascolto, preghiera, lavoro, a tutti noi e alla missione2

Un ritratto umano, colmo di stima, amore e gratitudine hanno tratteggiato i volontari del Tagme per Padre Roby

Sei stato guida di montagna, esploratore e coltivatore  coraggioso di relazioni, vicine e lontane. Operaio non specializzato forse, ma grande progettista, vero costruttore di pace. Pellegrino lento instancabile ma anche pericoloso pilota di fuoristrada. silenzioso, forte e paziente, profondissimo ma anche  spirito gioioso. Il  tuo pensiero era sincero, spesso spiazzante, necessario per farci interrogare su noi stessi. Ci hai davvero voluto bene punzecchiandoci sempre. A volte ci lamentavamo di ricevere poche notizie, poi però arrivavi e ci hai  sempre insegnato qualcosa. La tua coerenza dava vero spessore alle tue idee. Bellissimo poi quell’intercalare “m’beh”  portato a casa dall’Africa, raccontava la tua semplicità: “Come si può fare quella tal cosa? m’beh non so parliamone, si trova il modo e la si fa. Ma se non si può fare? Allora un m’beh ripensiamoci magari siamo noi a dover cambiare”. Non ti sei mai risparmiato. Quasi a piedi scalzi, umile, tra la gente. Come una torcia hai regalato energia, ascolto, preghiera, lavoro, a tutti noi e alla missione. Sei tornato a casa troppo presto, senza più forze. E ancora una volta sei stato tu a spiegarci che si può riuscire a sorridere anche quando ti senti con una pecora stanca, sulle spalle del Pastore. Una fede disarmante davvero. Ci accompagnati nel crescere e Tagme  è nata perché ci hai donato la tua amicizia. Grazie perché ci hai permesso di partire in missione insieme a te, siamo diventati  “missionari” qui a Lecco cercando di portare un po’ di noi in Guinea  Bissau dandoci da fare… finendo per sentirla un po’ anche nostra questa terra che abbiamo imparato a conoscere con gli  occhi, le parole e il cuore di un amico. Siamo stati fortunati ad averti conosciuto ed averti fatto benedire i nostri figli. Resterai nel cuore di tutti noi, con il tuo sorriso, i tuoi sandali, li troppe sigarette. E la birretta, fondamentale per essere pace col mondo e parlare di progetti futuri. E proprio così ci ritroveremo per continuare a costruire mattone su mattone quella casa sulla roccia che unisce noi e la Guinea.

Mario Stojanovic