Talentuosa, genuina, piena di energia, Iva Zanicchi, l’Aquila di Ligonchio, presenterà a Palazzo del Commercio di Lecco, domani, sabato 28 marzo 2026 alle 15 nell’ambito di Leggermente «Quel profumo di brodo caldo» (Mondadori). Un libro di ricette, aneddoti e ricordi. Un viaggio nel passato suo e di una bella parte d’Italia.
Ricette e storie di vita: che cosa pensa la Iva Zanicchi di oggi della ragazzina che è stata? Erano questi i suoi sogni? Che relazione ha con le sue radici?
Vivo volentieri di ricordi, che mi danno anche un po’ di nostalgia. Un ricordo continuo, che vive dentro di me. Non manca giorno che non pensi a quei tempi. Ricordi dolcissimi, di me bambina con i miei fratelli. Ho avuto un’infanzia bellissima anche se non navigavamo nell’oro, ma l’amore, le attenzioni rendevano tutto più bello. A volte mi danno una leggera malinconia, ma sono legatissima ai ricordi della mia infanzia, ai miei genitori e alle mie radici che sono sempre state importanti per me e mi hanno guidata ed ispirata
Il cibo, la cucina, la tradizione cosa raccontano di lei, oltre la voce, la carriera?
Beh, io ho un grande rispetto per il cibo e si vede anche che lo amo profondamente! Amo sperimentare, anche perché se vado all’estero e ho fatto tante tournée, non vado a cercare il ristorante italiano, no, assolutamente. Voglio mangiare il cibo locale, voglio sperimentare, voglio capire. In Giappone il primo anno ti dirò che non avevo capito tanto, sono tornata indietro, meno male, avevo perso 5 o 6 kg. Poi invece la seconda tournée, ho scoperto tutti i cibi giapponesi che non sono male e li ho gustati moltissimo. Davvero. Poi per quanto riguarda la cucina italiana, prediligo chiaramente la cucina emiliana, perché appunto mi riporta i ricordi, l’infanzia, mia mamma, mia nonna, che era una cuoca eccezionale. Sai, adoro i nostri cappelletti in brodo, lo gnocco fritto che era tutti i giorni in tavola e che amo e ricordo profondamente, come lo faceva la mamma, croccante, gonfio.. Ma se vado in qualsiasi regione, pretendo e cerco di mangiare la cucina regionale, sempre. Quindi, per rispondere alla domanda, il cibo, la cucina, la tradizione, sicuramente mi raccontano e sono parte fondante del mio essere.
Lei ha pubblicato un’autobiografia e due romanzi, qual è il suo rapporto con la scrittura?
È un amore profondo che ho sempre avuto anche da piccola. La prima volta che ho visto, lo dico spesso perché ne vado orgogliosissima, il mio nome stampato su un giornale, ero in quinta elementare. C’era un concorso di tutte le scuole dell’Appennino Tosco Emiliano e il tema più bello, lo avrebbero pubblicato. Ho vinto ed è stata una delle più grandi soddisfazioni, quasi come vincere Sanremo.
Il mio tema, col titolo “Il mio banco”, lo ricordo perfettamente ancora adesso. Ho molta fantasia, ero partita dall’albero per scrivere la mia composizione e vedere il mio nome, Zanicchi Iva, stampato sul giornale, mi aveva fatto un grande effetto. Io amo scrivere, perché scrivere mi porta naturalmente in altri mondi, mi fa viaggiare e se parlo della mia famiglia, mi riporta a quei momenti, rivedo i miei, rivedo i luoghi della mia infanzia. La scrittura è una gran cosa; leggere e scrivere sono un passatempo stupendo. Quando scrivo, non posso mentire. Sono totalmente me.
In questo libro ci sono anche diversi aneddoti: ce ne regala uno? un episodio che l’ha particolarmente divertita o sorpresa.
Se avete modo di acquistare il mio ultimo libro, Quel profumo di brodo caldo, forse leggere l’erbazzone non è male! Vi lascio un po’ di suspence….è una pagina vera, divertente di una disavventura che mi è capitata a Reggio Emilia, quando ero giovanissima e c’è l’unica “parolaccia” del libro.
Lei è una persona straordinariamente genuina, come è riuscita a mantenere la sua naturalezza in un mondo complesso come quello dello spettacolo?
Per me è stato naturale, semplice. Ho ricevuto una certa educazione mia mamma mi diceva sempre non fare voli pindarici, devi camminare coi piedi per terra, ti devi ricordare sempre da dove vieni, quali sono le tue radici, non dimenticare mai l’amore che hai per la mamma il papà la famiglia: questo io l’ho sempre presente, non mi sono mai montata la testa. Sono rimasta quella bambina e fare questo lavoro, rimanendo se stessi, è meraviglioso.
Pensando ai suoi esordi e al mondo dello spettacolo di oggi crede che il talento oggi sia sufficiente?
Secondo me per un artista, il talento è fondamentale, è la base. Oggi, però, hanno successo e non è una cattiveria, è una constatazione, anche persone con poco talento. Questo grazie a tutte le opportunità, i media, i non media, i social, i non social, chi più ne ha più ne metta, quando son partita io non c’era niente di tutto questo, c’era soltanto un po’ di televisione e la radio. Il mondo dello spettacolo è cambiato. La mia generazione ha fatto la gavetta, quella vera. Anche il rapporto con il pubblico era differente. Amo la gente, sto in mezzo alla gente, perché mi da moltissimo dialogare con le persone ed è un reciproco scambio. Pochi giorni fa ho cantato in un Teatro bellissimo che non conoscevo a La Spezia; vederlo tutto esaurito, con la gente che applaudiva, è stato bellissimo. Mi do tanto, ma non per dovere, ma proprio per piacere. Io esco finito lo spettacolo, vado in mezzo alla gente, ci sto, sto lì, chiacchiero…Oggi non tutti capiscono l’importanza di questo scambio. Arrivano alla fama improvvisamente, vengono idolatrati e poi, nel tempo di una sola stagione vengono dimenticati. Ne ho visti tanti che si sono persi così e me ne dispiace. Tra loro ci sono anche artisti che meriterebbero, ma non reggono lo stress, l’incalzare di questo meccanismo usa e getta, spietato.
Da plurivincitrice del Festival di San Remo cosa pensa di questa edizione? Del vincitore e chi le piace nel panorama della musica italiana contemporanea?
Difendo a spada tratta Sal Da Vinci e mi dispiace che lo abbiamo così preso di mira. Canta bene, certo ha portato una canzone classica, ma ha vinto meritatamente; poi, certo, avranno successo anche altri come succede spesso, ma nulla toglie a Sal, che ha vinto. Quest’anno è stato un Festival a mio giudizio mediamente buono, non eccezionale, ma che aveva ingredienti vari e mi è piaciuta la Pausini come conduttrice. Del panorama attuale me ne piacciono molti, poi per abitudine e curiosità, ascolto tantissima musica e di qualsiasi genere.
C’è qualcosa professionalmente o personalmente che non ha ancora fatto e desidera fare? un progetto nel cassetto?
Progetti sempre tanti. Uno che ho sfiorato, ma non si è realizzato ancora, è una fiction tratta da un mio romanzo.. Fare ho fatto davvero di tutto ed oggi voglio davvero gustarmi le cose. Spero di continuare così, se Dio mi dà ancora la forza, non tanto, ma per un annetto mi piacerebbe, vorrei fare anche qualcosa in televisione. Un’idea ce l’ho e mi sembra davvero buona…e mi piacerebbe vedere realizzata.