Infortuni nello sport, è anche una questione di coping

Le riflessioni dei professionisti della Farmacia Consonni: il nostro corpo mette in atto un insieme di meccanismi psicologici adattativi. Ecco come reagire ad un evento accidentale e traumatico

Infortuni nello sport, è anche una questione di coping
Casatese, 18 Giugno 2018 ore 06:30

Infortuni nello sport, la storia ne è piena. Dal grande campione al più semplice amatore. Partiamo con un esempio. È l'alba di una domenica di fine primavera. L'aria fresca, la luce già presente e la promessa di un sole gradevole, ma non ancora soffocante, sono il meglio per uno sportivo. Calzate le scarpe o via in sella alla bici, si ha la certezza che la giornata sarà soddisfacente. Eppure basta la frazione di un secondo per frantumare le aspettative, interrompere la gioia di muoversi e il piacere di fare sport. Una buca, il terreno sconnesso, la bici che scivola, il piede che appoggia male, è un istante: ecco gli infortuni nello sport.

Infortuni nello sport, impatto fisico, psichico e sociale

L'infortunio è parte del mondo dello sport. Possiamo definirlo come: evento accidentale, traumatico, che compromette le condizioni fisiche dello sportivo al punto di impedirgli lo svolgimento dell'attività. Si classifica secondo diversi livelli di gravità, lieve, moderato, grave, in base alla valutazione del danno e in funzione della prognosi. Stiramento, contusioni muscolari, distorsioni fino a fratture costituiscono i principali incidenti. Gli infortuni nello sport sono un evento multifattoriale con una componente fisica, psichica e sociale. Hanno un impatto fisico in quanto compromette il benessere e l'integrità del corpo, ma anche una notevole componente emozionale. L'impatto psicologico influenza l'efficacia e la qualità della gestione immediata dell'infortunio, del successivo percorso riabilitativo e il ritorno allo sport.

Il ruolo svolto dal “coping”

Rapide ed immediate nella fase acuta sono le reazioni di ansia, angoscia, smarrimento ed incredulità e le emozioni di rabbia e tristezza. Come in ogni occasione di stress si attiva la reazione di “coping”. Tale termine tecnico indica l'insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi personali ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress. Possiamo distinguere nel coping strategie adattive, costruttive che cerchino di ridurre lo stress da quelle che tendono ad incrementarlo, quindi disadattive, con risultati negativi. L'efficacia degli sforzi di coping dipende dal tipo di stress, dall'individuo e dalle circostanze; le risposte sono in parte controllate sia dalla personalità, dalle caratteristiche abituali, che dall'ambiente sociale, in particolare dalla natura dell'ambiente stressante.

L’intervento della psicologia

La psicologia ha individuato e classificato centinaia di strategie di coping. Possiamo semplicemente accennare a due differenti tipologie; le strategie incentrate sul problema, alla ricerca della soluzione dalle strategie incentrate sull'emozione, placando i sentimenti ostili o distraendosi. Di sicuro è importante evitare risposte adattative negative che compromettono nello sportivo la risoluzione del trauma.

Le parole del filosofo Epitteto

La mente ha la sua notevole importanza e deve essere nostra alleata sempre, soprattutto nell’affrontare i problemi. Attenzione a come interpretiamo quello che ci succede. Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma l'opinione che essi hanno delle cose. Già recitava Epitteto, filosofo greco del secondo secolo a.c. Quindi lontano dalla catastrofizzazione, mai in balia di spiegazioni terrificanti o tragedie immense. La maggior parte dei traumi ha una soluzione. Via i pensieri dicotomici, ossia la rigida distinzione bianco nero, non abbandoniamoci a sfumature oscure della serie “non guarirò mai”, “non correrò più”. Occorre essere realisti. La vita non è una questione di perdita o vittoria, ci sono anche dei momenti da dedicare al recupero, al riposo e alla guarigione, ma non è la paralisi. A gambe levate anche dalle emozioni non controllate, dalla svalutazione di aspetti positivi, dalla bassa tolleranza alla frustrazione, ci vogliono pazienza e positività.

Si parla ora di resilienza

Tutto questo lavora incrementando la nostra resilienza. È una qualità meravigliosa: indica capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, ma con una sfumatura davvero molto affascinante, trasformare gli eventi negativi in qualcosa di positivo e costruttivo.

Applicare gli insegnamenti dello sport

Lo sport insegna questo. È una forma di gioco, con delle regole precise. E il gioco appartiene alle specie intelligenti: cuccioli di uomini, delfini, cani e gatti. Lo sport è un gioco che si pratica anche da adulti. È un allenamento costante alla resilienza. È il trasformare la fatica, a volte il dolore in soddisfazione, in autostima, gioia, positività. Tutte le volte che pratichiamo sport ci alleniamo alla resilienza. Consolidiamo questa meravigliosa capacità. Nel momento del trauma non dobbiamo altro che applicare l’insegnamento. Tutto ciò che abbiamo interiorizzato in km di corsa o in bici, infinite bracciate di nuoto o esercizi di ginnastica deve essere messo in pratica. Il risultato è solo positivo: ne usciremo più forti. Il podio è nostro! E se con la mente possiamo davvero fare molto, dal punto di vista fisico un aiuto notevole è dato dall'alimentazione, dall'integrazione funzionale e da un corretto riposo notturno.