la testimonianza

Impatto con un cervo evitato per un soffio lungo la Sp 62 della Valsassina

Il racconto di un operaio che si recava a lavoro

Impatto con un cervo evitato per un soffio lungo la Sp 62 della Valsassina
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Un’ombra imponente che sbuca all’improvviso dal buio, la carreggiata invasa, il riflesso degli occhi illuminati dai fari e poi la frenata disperata, con le gomme che stridono sull’asfalto freddo del mattino.

Percorrere la Strada Provinciale 62 della Valsassina, nel tratto che dai Piani di Balisio scende verso Ballabio, sta diventando sempre di più una scommessa con la fortuna. Sono ormai diverse settimane che si susseguono segnalazioni continue e si registrano sfiorati incidenti o impatti veri e propri lungo questo tratto. La presenza di grandi esemplari di cervo al centro della strada non è più un episodio isolato, ma un pericolo costante con cui pendolari e lavoratori devono fare i conti ogni giorno.

Impatto con un cervo evitato per un soffio lungo la Sp 62 della Valsassina

A raccontare la grande paura vissuta sulla strada è Riccardo, operaio di 35 anni, che ogni mattina percorre la provinciale per scendere in fabbrica a Lecco per il primo turno: «Erano circa le 5.30. Stavo percorrendo la statale in direzione Lecco. A quell’ora l’alba è ancora lontana e la strada era completamente deserta. Subito dopo una curva nei pressi di Balisio, mi sono trovato la carreggiata invasa: i fari della mia auto hanno illuminato una sagoma enorme, un grande cervo proprio al centro della mia corsia, con un grosso e imponente palco di corna. Non c’era un secondo da perdere. Ho premuto violentemente con il piede sul pedale del freno e sono riuscito a fermarmi a pochissimi metri dalle sue zampe. L’impatto sembrava inevitabile. L’animale è rimasto fermo a guardarmi per qualche istante, accecato dalle luci, prima di fare un balzo verso la scarpata e sparire nel bosco. Sono rimasto in macchina per qualche secondo con le quattro frecce accese e le mani che mi tremavano sul volante. È andata bene, ma se a quell’ora ci fosse stato un ragazzo su uno scooter o qualcuno appena un po’ più distratto alla guida, a quest’ora racconteremmo una tragedia».

Nelle ultime settimane il fenomeno si è intensificato. Gli spostamenti della fauna selvatica si concentrano soprattutto nelle prime luci del mattino (tra le 4.30 e le 6.30) e al crepuscolo, orari che coincidono con i cambi turno di molti lavoratori della zona. Attirati dalle zone di pascolo a valle o impegnati nei loro tradizionali percorsi di spostamento, questi grandi animali finiscono per scendere dai boschi fin a ridosso della carreggiata, incrociando pericolosamente la traiettoria delle auto.

Sulla base delle indicazioni diffuse dalla Polizia stradale, dall’Automobile Club e dalla Polizia provinciale, la prima regola d’oro riguarda il controllo della velocità nelle ore buie. Soprattutto di notte e nelle prime ore dell’alba, quando la visibilità è ridotta, viaggiare a un’andatura contenuta è fondamentale per ridurre drasticamente i tempi di reazione e lo spazio di frenata di fronte a un ostacolo improvviso. Un ruolo cruciale è svolto anche dall’uso corretto dell’illuminazione: i fari abbaglianti sono utilissimi per intercettare da lontano il riflesso degli occhi degli animali a bordo strada, ma vanno disattivati immediatamente se si incrocia un altro veicolo o se un cervo si trova già sulla carreggiata, poiché un fascio di luce troppo forte rischia di accecarlo e paralizzarlo al centro della corsia anziché farlo scappare.

Al volante è poi essenziale ampliare il campo visivo, senza limitarsi a fissare la striscia d’asfalto davanti a sé ma perlustrando con lo sguardo anche le banchine e le scarpate laterali, dove la vegetazione può nascondere un animale pronto al balzo.

Qualora l’impatto o la frenata d’emergenza diventino comunque inevitabili, gli esperti raccomandano di tenere saldamente il volante evitando sterzate brusche verso la corsia opposta o fuori strada, per non provocare scontri ancora più gravi con altri veicoli.

Infine, per tutelare l’incolumità di tutti, è buona norma segnalare tempestivamente la presenza di fauna selvatica azionando le quattro frecce per allertare gli automobilisti che sopraggiungono.

La convivenza tra la fauna selvatica e il traffico di un’arteria di collegamento come la SP62 rimane un equilibrio delicato. In un territorio dove le montagne affiancano la strada, l’attenzione costante al volante rappresenta oggi l’unico vero scudo per proteggere la propria incolumità e quella di chi viaggia al nostro fianco.

Antonello Volpe