L'IMPRESA

GIV: una conquista italiana con i lecchesi protagonisti

Il ricordo e il racconto dell'impresa di Walter Bonatti e Carlo Mauri.

GIV: una conquista italiana con i lecchesi protagonisti
Lecco e dintorni, 01 Luglio 2020 ore 09:53

Il Gasherbrum IV, una delle più belle e difficili montagne dell’Himalaya. E’ stato conquistato da alpinisti italiani, con Walter Bonatti e Carlo Mauri in vetta nel 1958. Il ricordo dell’impresa.

Il Gasherbrum IV è stato conquistato da alpinisti italiani

“L’epoca delle grandi conquiste extraeuropee si apre il 3 giugno del 1950 con la conquista dell’Annapurna da parte dei francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal. I tentativi susseguitosi prima della seconda guerra mondiale sulle più elevate cime himalayane, se non hanno portato frutti immediati hanno dato agli alpinisti la misura esatta dei probabili rischi, quali valanghe, congelamenti, condizioni atmosferiche, e delle difficoltà che si incontrano per salire oltre una certa quota in cui scarseggia l’ossigeno, hanno sperimentato e affinato via via le capacità organizzative, la qualità degli equipaggiamenti, la collaborazione dei portatori, che fanno parte della spedizione. È interessante poi notare come contemporaneamente al desiderio di dominare le più alte vette del mondo, si sia ritrovato, a suo tempo, anche fuori delle Alpi il gusto di ricercare non tanto l’altitudine quanto la bellezza della montagna o di un certo versante. Si riproduce così in campo mondiale quel processo già concluso nelle Alpi, di conquista delle cime massime spesso più difficili e della riconquista per le vie più impegnative – spiega Renato Frigerio, volto noto della montagna lecchese – La lunga premessa è per mettere in rilievo l’aspetto più significativo della spedizione alpinistico esplorativa di cui si intende parlare e adesso rievocare in breve”.

Una conquista italiana con i lecchesi protagonisti

“All’epoca il Gasherbrum IV (7925m) rappresenta una delle cime più difficili da scalare nel bacino del Baltoro in Karakorum, dopo la caduta del K2, Gasherbrum II, Torre Muztagh, Gasherbrum I, Broad Peak. Mentre nella catena himalayana, dal Nepal e al Tibet, erano già state conquistate altre vette dell’Asia centrale “oltre gli 8000”, quali Annapurna, Everest, Nanga Parbat (Kashmir), Cho-Oyu, Kanchenjonga, Makalu, Lhotse, Manaslu – continua Frigerio – Per la seconda volta, nel 1958, una grossa spedizione nazionale del Club Alpino Italiano, ha come obiettivo una montagna di provocante bellezza con una parete impressionante da capogiro. Riccardo Cassin guida la spedizione composta da Walter Bonatti, Giuseppe De Francesch, Toni Gobbi, Fosco Maraini, Carlo Mauri, Giuseppe Oberto e Donato Zeni. Oltre il Campo Base, piazzato a 5150m sul ghiacciaio Duca degli Abruzzi, ben cinque Campi sono necessari per giungere al Colle di Nordest, a quota 7100m. Il superamento della seraccata, prima del Campo IV, chiamata “seraccata degli Italiani”, impegna fortemente gli alpinisti: inoltre la piramide terminale che si eleva a quota 7200m, costituisce anch’essa un serio problema. Alla base della cresta sul versante Est si pone il Campo V. Superando forti difficoltà ne viene impiantato un sesto a quota 7550m. Affrontano una caratteristica e lunga cresta di roccia, ghiaccio e con cornici di neve, e successivamente con la scalata di cinque piccole torri, Bonatti e Mauri, cordata scelta da Cassin per l’assalto decisivo, che avverrà vittoriosamente il 6 agosto 1958, alle ore 12,30’ esatte”.

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