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Egregio sig. Sindaco...

Gestione emergenza Covid-19, alcuni lecchesi si uniscono e scrivono una lettera ai Sindaci dei comuni dell’ATS Brianza

"Come cittadini, ci sentiamo, pertanto, in dovere di denunciare questo drammatico stato di cose, causato da fatti e logiche incomprensibili"

Gestione emergenza Covid-19, alcuni lecchesi si uniscono e scrivono una lettera ai Sindaci dei comuni dell’ATS Brianza
Cronaca Lecco e dintorni, 21 Marzo 2021 ore 09:59

Sulla gestione dell’emergenza Covid-19, 71 lecchesi, in cerca di chiarezza e organizzazione, si uniscono in una lettera destinata al Sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, e ai Sindaci dei comuni dell’ATS Brianza. Qui di seguito la lettera in formato integrale.

Gestione dell’emergenza Covid-19, i lecchesi si rivolgono ai Sindaci

Sono due i punti fondamentali di questa lettera scritta da 71 lecchesi: la necessità che in Ospedali e Centri di cura siano riconosciuti quei Protocolli che si sono dimostrati efficaci nel curare gli ammalati, nonché da centinaia di altri Medici italiani; che si ridia ai Medici di base la possibilità di farsi carico degli ammalati di Covid19 presso le loro abitazioni. Di seguito la lettera scritta da Lodovico Colombo e altri 70 cittadini.

Egregio Sig. Sindaco di Lecco, egregi Signori Sindaci del Territorio ATS Brianza,

Con questo scritto ci rivolgiamo a Lei in qualità di autorità sanitaria locale in base alla legge n. 833 del 23 dicembre 1978 e come tale responsabile della salute dei Suoi cittadini.

Siamo genitori, figli, parenti, amici di persone che si sono ammalate di Covid-19 nei mesi passati e che hanno vissuto, e continuano a vivere, esperienze traumatiche, caratterizzate da una grande insicurezza sia riguardo alle cure praticate nelle strutture ospedaliere, che alle prospettive di guarigione. Persone costrette all’isolamento, alla solitudine, alla privazione degli affetti; persone considerate pericolose e “inavvicinabili”. Questa situazione non è cambiata da marzo 2020 ad oggi e quello che ci preme sottolineare è che a quasi un anno dallo scoppio dell’epidemia è impossibile conoscere, in caso di ricovero per Covid-19, con quali terapie si verrà curati e con quante probabilità di successo.

Come cittadini, ci sentiamo, pertanto, in dovere di denunciare questo drammatico stato di cose, causato da fatti e logiche incomprensibili.

Le terapie per i malati di covid-19

Le terapie per malati di covid-19 esistono: ci sono cure preventive, cure specifiche per malati con sintomi lievi e terapie appropriate per malati più gravi. Esiste una vastissima letteratura scientifica in proposito e centinaia di resoconti di medici che hanno curato efficacemente i propri pazienti. Ciononostante ci risulta che ad oggi non esistano ancora linee guida o protocolli terapeutici ufficiali efficaci per i malati di Covid-19 e che le singole strutture ospedaliere pratichino terapie diverse l’una dall’altra, creando un clima di insicurezza e di paura sia a carico dei pazienti che degli stessi operatori sanitari. È noto che già da marzo 2020 molti medici hanno somministrato a domicilio terapie efficaci ai pazienti con sintomatologia riconducibile a Covid-19 che avevano in cura. Sottolineiamo la parola “cura”, perché questi medici hanno fatto pratica clinica, cioè hanno visitato e seguito i loro pazienti a domicilio e questo ha permesso loro di curarli con appropriatezza. Un esempio fra tanti è quello del dott. Cavanna di Piacenza, protagonista in aprile di un articolo del prestigioso settimanale statunitense Time dal titolo “The italian doctor flattening the curve by treating Covid-19 patients in their homes”.
Geni? Eroi? Eminenti scienziati? No, solo medici che hanno fatto con scienza e coscienza il loro lavoro. Come è possibile che dopo tanti mesi questi fatti non siano diventati il principale argomento di discussione di chi si occupa del problema Covid-19? Molti medici hanno imparato sul campo come “curare” la malattia, ma paradossalmente questo ha interessato poco l’informazione televisiva e la carta stampata, che hanno preferito continuare a diffondere la notizia della inesistenza di cure specifiche, associando a questo il numero dei morti. Solo recentemente qualche giornalista ha cominciato a indagare e ha intervistato i medici che hanno curato e curano il Covid-19 a domicilio. Le loro testimonianze di speranza sono state divulgate a livello nazionale da trasmissioni quali “Presa Diretta” di Rai 3 (puntata dell’1 febbraio 2021) e “Fuori dal Coro” di Rete 4 (puntate di inchiesta TV della giornalista Angela Camuso del 26 gennaio e del 2 febbraio 2021). E infine un articolo di “Corriere della sera” del 5 febbraio.

Terapie e cure “a domicilio”

La situazione di incertezza e di abbandono dei malati covid-19 è stata enormemente peggiorata da provvedimenti ministeriali (Circolare del Ministero della Salute n. 5443 del 22 febbraio 2020) e regionali (Delibera Regione Lombardia n. 2986 del 23 marzo 2020), che sostanzialmente derubricavano dai compiti del MMG l’assistenza e la cura a domicilio dei pazienti con sintomatologia riconducibile al SARS-CoV-2 , circostanza da cui è conseguito il fatto che i malati siano stati lasciati soli nelle proprie abitazioni, senza assistenza e senza terapia, in attesa dell’aggravarsi della loro condizione, che sarebbe valso loro, infine, il ricovero in ospedale. (Articolo del Corriere della Sera del 21 febbraio).
Come ulteriore conseguenza dell’assenza della medicina del territorio, i pronto soccorso e i reparti ospedalieri si sono saturati per l’eccessivo numero di accessi e ricoveri, mandando in default l’intero sistema sanitario. Questi fatti sono da mesi denunciati da molte voci autorevoli; tuttavia non si è verificato alcun cambiamento, e sottolineiamo “nessuno”. Il risultato è che di cure efficaci quasi non si parla più, di cure domiciliari nemmeno, come pure non si ha notizia delle fantomatiche USCA.
Si vive in una bolla di incertezza e disperazione: notizie che appaiono un giorno e il giorno seguente spariscono, seguendo l’onda emotiva alimentata dai media. Oggi l’attenzione è purtroppo focalizzata solo sui vaccini e sui problemi connessi alla loro reperibilità, distribuzione e promozione, mentre non si parla di cure per i malati, che possono e devono essere somministrate: soprattutto non si parla del fatto che la cura di una malattia grave come il covid-19 va iniziata precocemente, con farmaci appropriati e che si sono dimostrati efficaci clinicamente a impedire che la malattia progredisca verso la fase grave, con la conseguente necessità di un ricovero in ospedale che spesso precede un esito infausto.

Sistema Sanitario indebolito dai tagli alla spesa pubblica

Denunciamo, come già molti più autorevoli di noi hanno fatto, che tutto questo si è inserito ed è stato aggravato da un quadro di Sistema Sanitario fortemente indebolito dai tagli alla spesa pubblica a cui è conseguita la riduzione drastica dei posti letto ospedalieri, in particolare di quelli destinati alla rianimazione e alla terapia intensiva, di tutto il personale sanitario e della figura cardine del medico di famiglia come operatore sanitario preposto alla medicina del territorio e al trattamento delle patologie curabili a domicilio. In questo modo si è gravemente indebolito anche l’iter delle cure per le molte patologie diverse dal Covid19.

Le richieste

Egregio Signor Sindaco ci rivolgiamo al Lei affinché, in quanto responsabile della salute dei suoi cittadini, prenda atto delle informazioni da noi fornite e faccia Sue le nostre richieste. Pertanto le chiediamo quanto di seguito elencato:

  1. di chiarire il ruolo e le mansioni dei medici di base, con particolare riferimento all’assistenza domiciliare dei pazienti Covid;
  2. di fornire ai cittadini l’elenco delle USCA presenti sul nostro territorio e le modalità per poterle contattare in caso di bisogno;
  3. di farsi promotore della terapia domiciliare Covid proposta dal comitato “Terapia domiciliare covid19”, che combatte per ottenere un protocollo nazionale di cura domiciliare;
  4. di adoperarsi perché sia consentito l’accesso alle strutture ospedaliere ai parenti dei ricoverati per Covid o altre patologie;
  5. di attivarsi affinché vengano rese noti i protocolli di cure palliative adottati all’interno delle strutture ospedaliere per i malati gravi di Covid19.

Le chiediamo infine la sua disponibilità ad un incontro in persona dove poterle esporre con maggior chiarezza quanto sopra riportato.

RingraziandoLa per la sua disponibilità Le inviamo distinti saluti.

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