Cronaca
Lutto

Celebrati in basilica a Lecco i funerali di monsignor Giuseppe Longhi

Cerimonia gremita di sacerdoti. Presente anche il sindaco di Garlate, il paese natale del defunto prelato.

Celebrati in basilica a Lecco i funerali di monsignor Giuseppe Longhi
Cronaca Lecco e dintorni, 28 Novembre 2020 ore 18:04

Sono stati celebrati questo pomeriggio, sabato  28 novembre 2020, nella Basilica di San Nicolò a Lecco, i funerali di monsignor Giuseppe Longhi, scomparso a 82 anni giovedì scorso. Era nativo di Garlate.

Monsignor Giuseppe Longhi, un decennio a Lecco

Il suo decesso è avvenuto nella casa di riposo Borsieri, che si trova in via San Nicolò, a pochi metri dall'oratorio San Luigi dove il sacerdote aveva trascorso dieci anni del proprio servizio  pastorale (dal 1968 al 1978) come in qualità di coadiutore,  testimoniando la sua Fede in Gesù nella pastorale giovanile.

Monsignor Giuseppe Longhi, 82 anni

La Messa concelebrata in Basilica

La concelebrazione eucaristica  è stata presieduta da monsignor Erminio De Scalzi,  Vescovo ausiliare di Milano e Abate della Basilica di Sant'Ambrogio. Hanno concelebrato con lui il Prevosto di Lecco monsingor Davide Milani, il vicario episcopale, monsignor Maurizio Rolla ed il parroco di Garlate, don Matteo Gignoli.

Tanti i sacerdoti presenti. Non è mancato il primo cittadino di Garlate, Giuseppe Conti.  Nelle prime fila i famigliari, la sorella Luigia e i parenti che risiedono nel paese natale del monsignore.

Il cordoglio dell'Arcivescovo

All'inizio dell'officio funebre, il vicario episcopale della nostra zona, monsignor Maurizio Rolla ha letto il messaggio dell'Arcivescovo  Mario Delpini.

L'omelia del vescovo De Scalzi

L'omelia funebre è stata pronunciata, da monsignor Erminio De Scalzi.

"Si è conclusa la vita terrena di monsignor Giuseppe Longhi , il Signore Gesù gli si è fatto accanto e l'ha preso con sé. Quello che stiamo vivendo è un tramonto di mestizia, ma colmo di serenità e di Luce. Don Giuseppe è tornato a casa, ed è come quando rientrava la sera e trovava la luce già accesa, e la tavola bandita. Ecco Dio, l'ha accolto così e lo ha ammesso nella sua casa, a godere del suo volto. Ci sono certezze che accompagnano questo momento, anche per noi cristiani, per esempio la Comunione dei Santi. E la Risurrezione di Gesù  che fa la differenza per noi che crediamo.  Se non credessimo nella risurrezione di Gesù, per quelle persone che soffrono nel corpo e nello spirito non ci sarebbe consolazione, non ci sarebbe il perdono dei nostri peccati e questi ci seguirebbero nella tomba. La morte non seppellisce tutto di noi. Ma solo la parte della nostra natura umana. Ogni volta, che celebro il funerale di un sacerdote, mi rendo conto di quanto sia ricca la nostra Chiesa, di veri uomini di Dio. Don Giuseppe era uno di loro, un uomo di Dio. Sono tanti i ricordi che ci lascia in eredità, don Giuseppe. Molte persone di varie comunità sono in debito con lui. Nelle chiese delle parrocchie dove ha svolto negli anni il suo servizio pastorale, lo hanno visto in ginocchio orante. La preghiera aiutava il suo spirito ad accogliere chi era lontano. È stato un servitore di Dio e della Chiesa, un gran lavoratore nella vigna del Signore".

Le domande sulla morte ai tempi della pandemia

Monsignor De Scalzi ha parlato anche della particolare situazione in cui ci troviamo a causa della pandemia. "Non posso evitare di sottolineare i tempi che stiamo vivendo con questa pandemia.  La morte è entrata prepotentemente nelle nostre case. Le immagini di questi ultimi mesi che ci arrivano in casa sono solo di sofferenza e di morte. E molti  hanno paura e si chiedono: ma dopo la morte cosa ci sarà? Dove saranno ora queste persone? La risposta, la prendiamo dall'esempio della vita vissuta da don Giuseppe,   che ha sempre creduto nella vita Eterna. Perciò la risposta alla domanda, dove saranno? Nella vita Eterna nella luce, presso la casa del Padre. Dove un giorno andremo anche noi".

La tumulazione a Garlate

Dopo la cerimonia funebre la salma di monsignor Longhi è stata tumulata nella cappella dei sacerdoti nel cimitero di Garlate.

Mario Stojanovic

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