Domani a Lecco si parla di fine vita e testamento biologico

Serata promossa domani in sala Ticozzi dal Centro Culturale Manzoni.

Domani a Lecco si parla di fine vita e testamento biologico
Lecco e dintorni, 31 Gennaio 2018 ore 17:21

Fine vita e testamento biologico: sono questi i temi al centro di “Come posso io non celebrarti vita?”. Si tratta della serata promossa dal Centro Culturale Manzoni. E’ in programma per domani, giovedì 1 febbraio alle  21  in Sala Don Ticozzi via Ongania 4 a  Lecco.

Fine vita e testamento biologico

Temi importanti, che toccano ognuno di noi da vicino. Temi che sono stati affrontati anche dal Parlamento che a dicembre ha approvato una legge ad hoc.  Un provvedimento che, a detta del Radicale Marco Cappato, ospite ieri a Lecco,  non ci sarebbe stato senza “Fabo e Welby”. E soprattutto senza la dolorsa vicenda lecchese di Eluana Englaro.

Come posso io non celebrarti vita

“Come posso io non celebrarti vita?”, canta Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, tirando le somme dei suoi primi cinquant’anni. “Perché la vita val la pena d’essere vissuta, pur dentro il dramma della sofferenza, se ci sono un ideale e una speranza che la sorreggono, e un’amicizia che la sostiene” spiegano i promotori dell’incontro di domani. “Parleremo di tutto questo  a partire dalla recentissima approvazione della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), che introduce in Italia il testamento biologico”.

Le domande sul bio testamento

“E’ questa una conquista di civiltà, come dice qualcuno, o tristemente solo il punto di passaggio di una traiettoria di progressiva perdita del significato di vivere?” si chiedono i promotori dell’evento.  “E’ la soluzione, anche regolamentare, a tante commoventi situazioni di sofferenza e malattia, oppure l’estrema e solitaria dichiarazione di autonomia e libertà assoluta dell’individuo? E che speranza e che senso ci sono, nell’esistenza di chi ha la propria vita stravolta dalla malattia?”.

Le esperienze dei malati

“Sono soprattutto le esperienze concrete dei malati, dei loro famigliari e dei loro medici, che possono prima di ogni altro ragionamento accettare la sfida di queste domande vitali, offrendo spesso risposte positive e diverse da quanto la mentalità e il pensiero dei nostri tempi danno inesorabilmente per scontato” si legge ancora nella presentazione della serata promossa dal Centro Culturale Manzoni. “E sono sempre queste esperienze, che possono giudicare il nodo controverso di una legge, quella sulle Dat, che con tutte le sue contraddizioni è in grado di mettere radicalmente in discussione la vera dignità della persona – e della persona sofferente in particolare – così come il ruolo dei medici”.

Gli ospiti

La serata del Centro culturale Manzoni proporrà l’intervento del dottor Giovanni Battista Guizzetti, responsabile del reparto per pazienti in stato vegetativo permanente del Centro Don Orione di Bergamo, “la cui lunghissima e appassionata esperienza sul campo lo pone tra i principali punti di riferimento in Italia per le cure e l’assistenza di queste persone”.  In questa direzione andrà ancora la straordinaria testimonianza di Anna Micheli, “sempre a fianco del marito che da dieci anni vive in stato vegetativo”. I contenuti della nuova legge sul testamento biologico e le sue conseguenze operative ma anche umane saranno invece affrontate da Claudio Galoppi, magistrato lecchese attualmente membro del Consiglio superiore della magistratura dopo aver operato alla procura della Repubblica di Como e, come giudice penale, in Tribunale a Milano.

Gianluca Bezzi

“Con questo incontro – spiega Gianluca Bezzi, presidente del Centro culturale Alessandro Manzoni – vogliamo offrire il nostro positivo contributo su di un tema delicato e complesso, e su di una legge che per motivi strettamente politici e mediatici è stata approvata in fretta e furia, lasciando irrisolti le questioni etiche e gli aspetti più profondamente umani legati al fine vita. Su questi argomenti è rapidamente calato un silenzio fragoroso e preoccupante: ma sono troppo importanti perché il tutto venga semplicisticamente archiviato e dato per scontato”.

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