L'intervista al professor Signorelli

Covid, anche il sesso deve rispettare i divieti, parola di scienziato

E sul Natale Blindato? "Giusto che ci siano discussioni sulle misure restrittive che sono tuttora l’unico strumento a disposizione per contenere l’epidemia fino alla disponibilità di un vaccino per tutta la popolazione."

Covid, anche il sesso deve rispettare i divieti, parola di scienziato
Cronaca Lecco e dintorni, 15 Dicembre 2020 ore 17:04

“Natale con i tuoi…”. La pandemia ha sovvertito anche questo «diktat» alle riunioni famigliari, sostituendolo con quello del Dpcm  che, vietando spostamenti da un comune all’altro, quindi limitando fortemente la possibilità dei tradizionali rendez-vous domestici per il pranzo del 25 dicembre, ha innescato a livello nazionale una ridda di recriminazioni. Ora la discussione continua tra proposte di alleggerimento o addirittura di inasprimento delle misure per evitare una  ulteriore ondata di contagi Covid . Ma la momento di novità non ce ne sono: hic rebus stantibus a Natale niente uscita dal proprio Comune. Abbiamo interpellato sull’argomento il dottor Carlo Signorelli, già sindaco di Perledo (e forse anche in campo per le prossime elezioni Comunali), professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro del Comitato scientifico a suo tempo nominato da Regione Lombardia.

Professore, il dibattito sul Natale la irrita come scienziato o pensa che abbia diritto di cittadinanza?

«Giusto che ci siano discussioni sulle misure restrittive che sono tuttora l’unico strumento a disposizione per contenere l’epidemia fino alla disponibilità di un vaccino per tutta la popolazione. Le raccomandazioni scientifiche vengono fornite alla parte politica che ha il difficile compito di tradurle in provvedimenti. Non sempre le operazioni sono tempestive ed efficaci ma questo è noto. In particolare il dato che abbiamo trovato anche noi in una ricerca in Lombardia, secondo cui il 93% dei contagi dell’ultimo mese è avvenuto in casa o in altre occasioni domestiche come cene o cerimonie, ha indotto a quelle soluzioni drastiche per impedire i movimenti e quindi i contatti tra persone. In alcuni casi misure giustificate e comprensibili in altri caso molto meno».

A proposito: lei come lo trascorrerà e con quali cautele?

«In famiglia non allargata. Forse per il pranzo di Natale al ristorante con tutte le cautele e le protezioni del caso se ne verrà confermata l’apertura».

Nel Lecchese, terra che lei ben conosce, la seconda ondata  Covid è stata particolarmente crudele C’è qualche ragione specifica secondo lei?

«Tutta la Lombardia ha pagato un prezzo alto in termini di casi e morti, sia nella prima che nella seconda ondata epidemica. Per la provincia di Lecco, colpita marginalmente in primavera, hanno giocato negativamente i molti interscambi lavorativi con le province di Milano e Monza-Brianza, le più colpite in questa fase».

 

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Gli ospedali Manzoni di Lecco e Mandic di Merate “tengono”, ma sempre in condizioni di emergenza. Quando pensa si potrà tornare alla cosiddetta normalità?

«Da alcuni giorni i numeri di ricoverati totali sono in calo sia nelle degenze ordinarie che nelle terapie intensive. Considerando che anche il numero di nuovi casi sono in diminuzione, per le feste natalizie si dovrebbe tornare verso la normalità. Sarà ancora elevato il numero di decessi per qualche settimana, ma è lo stesso fenomeno osservato a maggio e giugno, dovuto anche al fatto che molti malati sono colpiti da altre gravi patologie».

Mascherina, distanza sociale, stop assembramenti: il trittico delle cautele è per ora l’unico antidoto alla diffusione del virus?

«Per il momento sì. Aggiungerei sempre pulizia, sanificazioni e l’igiene personale e soprattutto il lavaggio delle mani».

Spesso ci chiedono se tra “congiunti” (marito e moglie per lo più) siano possibili scambi amorosi. Insomma il Covid-19 non fa rima con sesso?

«Tutti possono immaginare quanto le effusioni intime siano ad alto rischio per la trasmissione del virus. Ma il problema si pone quando tra coniugi c’è un sospetto di contagio o anche un possibile contatto con un infetto. In questi casi la prudenza suggerirebbe di adottare le misure cautelative tra cui evitare lo stesso letto, oltre che altre promiscuità domestiche. Ma siamo sicuri che le rispettino tutti? Secondo me no».

Lei ha seguito e studiato nella sua carriera la necessità e l’evoluzione di molti vaccini. E’ ottimista sui tempi e l’efficacia dei prodotti in arrivo?

«Sulla disponibilità di vaccini  anti Covid sono abbastanza ottimista. Sulla campagna vaccinale utile per raggiungere la immunità di gregge credo che sarà molto complicata per una serie di motivi: informazione, reclutamento, eventuali esclusioni, effetti collaterali reali o presunti, perdite tra la prima e la seconda dose. Il dibattito e le divergenze su molti punti è già iniziato».

Lei si farà il vaccino anti Covid subito e se possibile quale?

«Vedremo a gennaio cosa è previsto per il personale sanitario».

Quali sono statisticamente i luoghi e le condizioni più fertili per la diffusione del virus?

«Citando nuovamente la nostra ricerca focalizzata sui dati lombardi, in questo momento di uscita dal lockdown da “zona rossa” l’ambito domestico famigliare resta quello dove principalmente si innescano nuovi focolai. Al secondo posto abbiamo il mondo scolastico, seppure il portato di contagi è sceso di molto rispetto al periodo pre-lockdown: a inizio ottobre rappresentava il 9,8%, ora sceso a 3,4%. Al terzo posto resta l’ambito ospedaliero e sociosanitario, che pure è sceso al 2% mentre prima era al 5,2%. In ogni caso c’è grande differenza tra luoghi aperti e chiusi: rarissimi i casi di contagio all’aperto, purché si evitino i contatti personali e si rispettino le distanze».

 

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