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Lo sfogo

Coronavirus, De Capitani: “Sindaci lasciati con informazioni incomplete”

"Non si possono lasciare migliaia di sindaci in Italia e nella nostra provincia in particolare, con informazioni frammentarie e incomplete sulle disposizioni del Coronavirus"

Coronavirus, De Capitani: “Sindaci lasciati con informazioni incomplete”
Cronaca 02 Marzo 2020 ore 12:08

L’emergenza Coronavirus continua ancora tutta questa settimana: il sindaco di Pescate, Dante De Capitani, però non si spiega le scarse informazioni che sono state date ai Comuni attraverso il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 1 marzo. Ecco il suo commento.

De Capitani: “Sindaci lasciati con informazioni frammentarie e incomplete”

“Sono incazzato nero. Non si possono lasciare migliaia di sindaci in Italia e nella nostra provincia in particolare, con informazioni frammentarie e incomplete sulle disposizioni del Coronavirus, con un Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 1 marzo che in  mattinata prevede che le palestre rimangano aperte agli allenamenti e poi la versione definitiva aggiunge un comma che in Lombardia le attività  nelle stesse  palestre debbano essere sospese. Questo modo di lavorare è inaccettabile, come non é accettabile che gli avvisi a riguardo della Prefettura arrivino in municipio  domenica  alle ore 22,34 quando i provvedimenti entrano in vigore il  lunedì mattina – spiega Dante De Capitani – Quindici colleghi sindaci dell’oggionese e anche noi sindaci del Lecchese siamo usciti ieri con comunicazioni alla cittadinanza riguardo l’apertura delle palestre sulla scorta di un  decreto che poi in serata é stato modificato senza comunicazioni ulteriori, e questo non é accettabile per rispetto dei cittadini e di chi fa attività sportiva.  Le norme, soprattutto quelle più drastiche  e importanti come quelle che riguardano la sanità la salute devono essere chiare e univoche e soprattutto ci devono essere comunicazioni e supporti degli enti superiori  in tempi rapidi. Non capisco poi perché la prefettura che è  in possesso di tutti i cellulari di noi sindaci della provincia, non  usi sms  per avvisaci  in tempo reale come fa del resto la protezione civile regionale, ma si limiti a mandare PEC in municipio che verranno lette solo il giorno dopo.  Qui non si tratta di avvisare sulle scadenze elettorali o per  mettere le bandiere a mezz’asta il giorno dopo,  ma si tratta di comunicazioni che riguardano la salute delle persone e i sindaci che sono i responsabili sanitari dei comuni devono essere avvisati immediatamente. Voglio più rispetto per il ruolo dei sindaci che ci mettono la faccia  nelle comunicazioni alla cittadinanza. Altrimenti vengano i prefetti e i loro funzionari nei nostri comuni ad illustrare ai cittadini i provvedimenti del governo per le emergenze, visto che le comunicazioni nel tempo di internet viaggiano ancora con mezzi antiquati da piccione viaggiatore e non in modo tempestivo se non immediato come i tempi dell’emergenza richiedono. Almeno domenica 23 febbraio quando é stato firmato il primo decreto, noi sindaci della provincia siamo stati convocati dall’Asst nella sede del pirellino, mentre  ieri, con un decreto che sulle attività sportive dice tutto e il contrario di tutto, nulla, siamo stati lasciati  senza informazioni, costretti a telefonarci e messaggiarci l’un l’altro per cercare di rispondere alle esigenze e alle domande dei cittadini. La prossima volta che avrò a che fare con un decreto contraddittorio e raffazzonato come questo del 1 marzo,  deciderò io come applicarlo vista l’inerzia e il pressapochismo dello Stato. Io sono dell’idea che le ordinanze di questo genere non si commentano ma si applicano, ma qui diventa difficile applicarle e nessuno da spiegazione”.

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