GIUDIZIARIA

Baby Gang verso l’appello, ma il giudice è netto: “Elevata pericolosità sociale”

Nelle motivazioni, che ora sono state rese note,   la magistrata evidenzia come l'artista presenti un «profilo di particolare pericolosità», richiamando una serie di precedenti accumulati tra il 2018 e il 2024 per reati che comprendono lesioni personali, rissa, detenzione abusiva di armi e resistenza a pubblico ufficiale.

Baby Gang verso l’appello, ma il giudice è netto: “Elevata pericolosità sociale”

Un percorso segnato da numerosi precedenti e da comportamenti ritenuti incompatibili con un reale ravvedimento. È il quadro tracciato dalla giudice del Tribunale di Milano, Chiara Valori, nelle motivazioni della sentenza che il 4 marzo scorso ha portato alla condanna di Baby Gang, rapper di Calolziocorte a due anni e otto mesi di reclusione con rito abbreviato.

Zaccaria Mouhib, 24 anni, è stato riconosciuto colpevole di ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Nelle motivazioni, che ora sono state rese note,   la magistrata evidenzia come l’artista presenti un «profilo di particolare pericolosità», richiamando una serie di precedenti accumulati tra il 2018 e il 2024 per reati che comprendono lesioni personali, rissa, detenzione abusiva di armi e resistenza a pubblico ufficiale.

L’episodio che ha dato origine al procedimento risale all’11 settembre 2025. In un hotel di Milano, dove il rapper soggiornava dopo un’esibizione, i carabinieri rinvennero una pistola semiautomatica con matricola cancellata nascosta all’interno di un portatovaglioli. Il ritrovamento avvenne nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Lecco, che nei mesi successivi ha portato a ulteriori sviluppi investigativi e a un nuovo arresto del trapper.

Nelle motivazioni della sentenza, la giudice sottolinea inoltre che Mouhib non ha fornito elementi utili per chiarire la provenienza dell’arma, evitando di spiegare come ne fosse entrato in possesso. Un atteggiamento che, insieme al tentativo di ridimensionare la gravità dei fatti contestati, ha contribuito al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

La magistrata richiama anche alcune violazioni commesse durante il periodo di permanenza in comunità con il braccialetto elettronico. In particolare, il cantante avrebbe utilizzato il telefono per contattare alcune persone, nonostante il divieto previsto dalle prescrizioni. Durante l’udienza, Baby Gang aveva minimizzato l’accaduto, sostenendo di non aver commesso fatti gravi e di essersi limitato a telefonare alla propria fidanzata.

Le sue dichiarazioni, secondo il giudice, dimostrerebbero una persistente difficoltà nel riconoscere le proprie responsabilità. La sentenza evidenzia infatti una «perdurante incapacità di autocritica», aggravata dalle accuse rivolte alle forze dell’ordine, ritenute dal rapper eccessivamente presenti nei controlli nei suoi confronti.

Non mancano tuttavia elementi positivi. In una relazione redatta dagli educatori della comunità nel marzo scorso veniva segnalata una maggiore consapevolezza rispetto ai comportamenti trasgressivi tenuti in passato. Un percorso che la giudice considera incoraggiante e meritevole di attenzione, ma ancora insufficiente per giustificare un trattamento più favorevole.

La difesa, affidata all’avvocato Niccolò Vecchioni, potrà ora impugnare la decisione davanti alla Corte d’Appello.