Hanno anticipato di un giorno la commemorazione “con l’obiettivo di evitare polemiche”, ha detto il consigliere provinciale e sindaco di Casargo Antonio Pasquini, ma le contestazioni nette non sono mancate. Si è svolta nella serata di oggi, lunedì 27 aprile 2026, 24 ore prima dell’anniversario, la commemorazione dei 16 repubblichini fucilati alle 17 del 28 aprile 1945 davanti allo stadio di Lecco.
Anticipata la commemorazione dei repubblichini fucilati a Lecco. Contestazioni e martedì corteo dell’Anpi
Lo scorso anno la manifestazione era stata preceduta da una partecipatissima iniziativa dell’Anpi Lecco e, in serata, un gruppo di anarchici, dopo aver tentato di raggiungere via Pascoli, si era asserragliato davanti al Comune di Lecco, dove non erano mancati disordini. Diciassette le persone indagate per quell’episodio.
Quest’anno, nonostante la data inconsueta, la nutrita presenza di forze dell’ordine intorno allo stadio non è passata inosservata e, davanti all’ingresso del parco del Belgioioso, si sono radunati una trentina di contestatori che hanno aspramente protestato al suono di slogan eloquenti: “Ramelli assente”, “Fascista vergogna, torna nella fogna”, “Il 28 aprile non lo dimentichiamo, fascisti a Lecco non ne vogliamo”.
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Gli uomini e le donne della Questura, schierati su entrambi gli sbocchi di via Pascoli, ma anche in via Cantarelli e alla rotonda sotto via don Pozzi, hanno impedito qualsiasi tipo di contatto (sonoro a parte, visto che i cori si sono uditi distintamente) tra contestatori e manifestanti. Una ventina questi ultimi, che dopo aver camminato in corteo lungo via Cantarelli, con le bandiere tricolori alzate si sono ritrovati davanti alla lapide di via Pascoli. Anzi, davanti alle “lapidi”.
Sì, perché l’Anpi di Lecco, sentita l’Amministrazione comunale, ha collocato nei giorni scorsi una targa storica “sul muro dello stadio che il 28 aprile 1945 fu teatro della fucilazione di 16 tra ufficiali e sottufficiali delle Brigate Nere, colpevoli di aver violato la bandiera bianca che avevano esposto in segno di resa”, hanno spiegato dal sodalizio. “Il nostro intento non è quello di esaltare le condanne a morte, ma ricordare rigorosamente i fatti accaduti, perché la verità storica è base necessaria per ogni giudizio. Giudizio che tiene contemporaneamente presenti sia le condizioni estreme di quei giorni, sia il nuovo contesto istituzionale in cui oggi viviamo. La nostra Costituzione, frutto della Resistenza, ha abolito la pena di morte e introdotto principi di civiltà giuridica che l’Anpi orgogliosamente difende”.
“Una ricostruzione con errori storici dal chiaro intento elettorale”, ha dichiarato durante la manifestazione Simone Fabrizio che ha anche letto la testimonianza della figlia di uno dei fucilati raccolta nel libro Atmosfere di nero di Mario Michele Merlino. L’autore, recentemente scomparso, fu attivista e scrittore: dopo aver militato in Avanguardia Nazionale, fu tra i fondatori del Circolo anarchico 22 marzo. Indagato per i fatti collegati alla strage di piazza Fontana, fu poi assolto.
Presente alla manifestazione anche Luca Caremi, consigliere provinciale e assessore alla Sicurezza del Comune di Calolzio, che ha ascoltato insieme agli altri le parole pronunciate dal consigliere di Villa Locatelli Pasquini: “Non siamo come quelli che impediscono la partecipazione delle persone ai cortei. Noi crediamo nella libertà di espressione, mentre dall’altra parte ci sono insulti”.
Come lo scorso anno, poi, il sindaco di Casargo ha letto uno stralcio del discorso pronunciato da Luciano Violante nel 1996 in occasione del suo insediamento come presidente della Camera:
“Mi chiedo se l’Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà. Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro Paese, a costruire la Liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo Paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni”.
Dopo un minuto di silenzio e il “rompete le righe”, una sorta di scioglimento della manifestazione, i manifestanti si sono allontanati molto lentamente, mentre le forze dell’ordine hanno creato un cordone per evitare qualsiasi contatto.
Domani, martedì 28, è prevista una nuova manifestazione, questa volta dell’Anpi, che ha organizzato un corteo contro la commemorazione. L’appuntamento è alle 17 al Parco 7 Marzo (via G. Matteotti), con rievocazione dei fatti storici. Il corteo si snoderà lungo corso Matteotti, via Bovara, via Mascari, via San Nicolò, via Resinelli e largo Montenero. Seguirà l’intervento conclusivo del presidente provinciale Anpi Lecco, Enrico Avagnina.





