Gruppo aiuto mesotelioma

Amianto nell’ex Leuci, nuova vittoria per i lavoratori. Anche il tribunale di Milano condanna Inps

A dicembre nuova sentenza a favore dei lavoratori pronunciata dal Tribunale di Lecco e pochi giorni fa anche il pronunciamento dei giudici di Appello per una precedente causa

Amianto nell’ex Leuci, nuova vittoria per i lavoratori. Anche il tribunale di Milano condanna Inps

Per anni hanno lavorato respirando polveri invisibili, senza sapere che in quelle fibre sottilissime si nascondeva un pericolo mortale. Le fibre di amianto, infatti, quando vengono inalate, possono depositarsi nei polmoni e rimanervi per decenni, provocando gravi patologie come asbestosi, tumori polmonari e mesotelioma. Un rischio che la scienza ha dimostrato da tempo e che, nel caso degli ex dipendenti della Leuci di via XI Febbraio a Lecco, è stato riconosciuto anche dai tribunali.

Amianto nell’ex Leuci, nuova vittoria per i lavoratori. Anche il tribunale di Milano condanna Inps

Sale così a 25 il numero dei lavoratori lecchesi che, dopo una lunga battaglia giudiziaria, stanno vedendo riconosciuti i propri diritti. Si tratta di uomini e donne che per anni hanno lavorato esposti a soglie eccessive di fibre di amianto, come nel corso del tempo è stato accertato dai giudici.

Non solo dal Tribunale di Lecco, dove a fine dicembre si è chiusa l’ultima causa intentata contro l’INPS dall’associazione GAM (Gruppo Aiuto Mesotelioma), presieduta da Cinzia Manzoni, con il supporto dell’avvocato Roberto Molteni e del dottor Edoardo Bai, relativa a 12 lavoratori, ma anche dalla Corte d’Appello di Milano. Nei giorni scorsi, infatti, il 3 marzo 2026, i giudici milanesi si sono espressi contro il ricorso presentato dall’INPS in relazione a una causa già vinta a Lecco da 6 lavoratori.

Per comprendere appieno la portata di queste decisioni, occorre fare un passo indietro, perché la vicenda ha una storia processuale lunga e complessa. I primi ricorsi risalgono al 2009, quando l’INPS li aveva respinti in sede amministrativa. Nel 2011, davanti al Tribunale di Lecco, era stata avviata una causa pilota, anch’essa persa, così come il successivo appello davanti alla Corte d’Appello.

La svolta è arrivata nel 2017, quando la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori per «manifesta fondatezza». La Legge 257/1992 prevede infatti una maggiorazione contributiva per i lavoratori esposti per almeno dieci anni a fibre di amianto in ambienti di lavoro contaminati. Questo riconoscimento ha aperto la strada a una nuova stagione di contenziosi: la prima vittoria è arrivata nel 2023 per tre lavoratori, successi che negli anni si sono progressivamente moltiplicati fino all’ultima sentenza di dicembre.

Ma la notizia forse più importante per questi cittadini è il recente pronunciamento dei giudici milanesi, che rafforza ulteriormente il riconoscimento dei loro diritti dopo una battaglia giudiziaria che prosegue da oltre quindici anni.

L’avvocato Roberto Molteni

«L’appello presentato dall’INPS è stato respinto, e quindi è stata confermata la sentenza di primo grado del Tribunale di Lecco, che aveva riconosciuto i benefici pensionistici a un gruppo di sei lavoratori che avevano già vinto la causa nel giugno 2024 – ha spiegato l’avvocato Molteni il 12 marzo 2026 – L’INPS ha proposto appello su due motivi. Il primo sosteneva che i diritti dei lavoratori fossero prescritti, ipotizzando che essi fossero a conoscenza fin dall’inizio di essere stati esposti all’amianto oltre la soglia consentita. Questa tesi è però infondata, perché i lavoratori hanno appreso di essere stati esposti oltre soglia solo a partire dal 2019, quando il nostro medico di parte, il dottor Bai, ha effettuato una perizia specifica sui livelli di esposizione all’amianto. Il secondo motivo di appello riguardava il fatto che nel 2022 era stata promossa una causa pilota, nell’ambito della quale il Tribunale di Lecco aveva incaricato il dottor Brini di redigere una perizia tecnica. Nelle cause successive, avviate dal 2024 in poi, il Tribunale ha ritenuto di poter fare riferimento a quelle stesse perizie, poiché i reparti interessati e le mansioni svolte dai lavoratori erano sostanzialmente gli stessi. Di conseguenza, non vi era motivo di rimettere in discussione accertamenti già effettuati, soprattutto considerando che la causa pilota del 2022 era stata vinta. L’INPS era pienamente legittimata a proporre appello. Tuttavia, la Corte d’Appello di Milano, accogliendo le argomentazioni presentate dalla difesa dei lavoratori, ha confermato le sentenze del Tribunale di Lecco, compresa quella del 2024. Si tratta di un risultato molto importante e di grande sollievo per tutti i lavoratori coinvolti. Infatti, coloro che hanno presentato ricorso e le cui sentenze sono state emesse nel 2025 potranno vedere nuovamente riconosciuti i propri diritti e si potrà anche procedere con le liquidazioni. È verosimile che, dopo aver perso questo primo appello, l’INPS decida di non proseguire con ulteriori impugnazioni».

Cinzia Manzoni, presidente del Gruppo Aiuto Mesotelioma:

Pienamente soddisfatta Cinzia Manzoni del Gruppo Aiuto Mesotelioma: «Siamo naturalmente molto contenti di questo ulteriore risultato, che ha in qualche modo reso un po’ di giustizia agli ex lavoratori della Leuci. Finalmente, infatti, arriveranno almeno alcuni risarcimenti economici. Si tratta di somme che purtroppo non possono compensare tutto ciò che queste persone hanno subito, perché hanno lavorato — lo ricordiamo — in un ambiente in cui, oltre a molti altri veleni, erano presenti anche fibre di amianto. Purtroppo non sono stati adeguatamente tutelati proprio rispetto all’esposizione a queste fibre».

Ennesima battaglia vinta, quindi, ma non la guerra. Il Gruppo Aiuto Mesotelioma sta infatti assistendo altri lavoratori e all’orizzonte si profilano nuove cause.

«Abbiamo creato un precedente e ora altre persone si sono rivolte a noi. Noi saremo al loro fianco come sempre e invitiamo tutti a sostenere il lavoro dell’associazione. È necessario anche un sostegno economico per permettere la continuazione della nostra opera».

Per DONAZIONI LIBERALI: GRUPPO AIUTO MESOTELIOMA ODV Banca INTESA SAN PAOLO IBAN IT93D0306909606100000140697