Agli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco si brucia la Giubiana

La tradizione della Giubiana ha un'origine molto antica.

Agli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco si brucia la Giubiana
Lecco e dintorni, 28 Gennaio 2020 ore 11:04

Il "falò della Giubiana", tipico della cultura contadina del nostro territorio, è ormai diventata quasi una tradizione anche per gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco.

Agli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco si brucia la Giubiana

Anche quest'anno Anna e Alessandra, le educatrici della Cooperativa Sineresi, con i volontari e gli ospiti che frequentano il Bar "La Gerla d'Oro" hanno già preparato il fantoccio e danno appuntamento a tutti per giovedì 30 gennaio dalle ore 15.00 per la festa del rogo della Giubiana. Insieme si bruceranno le cose brutte, i malanni, i pensieri cattivi....e tutto quello di cui ci si vuole liberare…

La Giubiana

La tradizione della Giubiana ha un'origine molto antica. Fin dalle epoche più antiche, nel mondo agricolo, l'anno era scandito da ricorrenze periodiche, che accompagnavano i ritmi delle stagioni e che in qualche modo permettevano di sentirsi partecipi dei cicli della natura. Attraverso feste e ricorrenze, erano quindi rivissuti simbolicamente i cicli della natura, in particolare il passaggio tra le stagioni morte e quelle del risveglio primaverile. Nel periodo più freddo dell'anno, a fine gennaio, era usanza bruciare simbolicamente il vecchio anno, per augurarsi che l'anno nuovo fosse più propizio e ricco di nuovi raccolti e di molti frutti. I gesti simbolici sono così importanti per comunicare un messaggio che la religione cristiana, nella sua liturgia ha integrato molti elementi pagani.

Il nome stesso della festa, Giubiana, del resto sembra fare riferimento ad antichissimi rituali propiziatori, molto più antichi del diffondersi del cristianesimo. Il nome Giubiana sembra infatti collegato al dio romano Giove: dal nume romano viene infatti l'aggettivo i "Joviana" (e quindi la nostra "Giubiana" in molti territori della Lombardia), oppure "Jovia" (divenuta "Giobia", in altre parti della Lombardia e nei territori del Piemonte).

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Con l'annuncio della religione cristiana, i riferimenti agli dei pagani sono stati messi in disparte, ma il nome originale di Giubiana si è conservato nel tempo. Nei secoli medievali la narrazione popolare ha creato svariate leggende e numerosissimi racconti popolari. Nelle narrazioni popolari, Giubiana è così diventata una figura femminile, a volte una vecchina, altre volte una strega, da scacciare simbolicamente insieme ai rigori dell'inverno. L'elemento più caratterizzante della festa è rimasto il grande falò, che ancor oggi è percepito da tutti come un simbolo di rinnovamento e di ripartenza del nuovo anno.

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