A Lecco incontro al Natale con la Veglia di Comunione e Liberazione

Appuntamento il 22 dicembre alle 21 in Basilica di San Nicolò Lecco

A Lecco incontro al Natale con la Veglia  di Comunione e Liberazione
Lecco e dintorni, 14 Dicembre 2018 ore 10:01

Vespri di Rachmaninov, raccontati e spiegati grazie a suoni, parole e immagini; i canti e le letture della tradizione natalizia; una riflessione a fare da file rouge della serata: di questi ingredienti vivrà la tradizionale Veglia che Comunione e Liberazione di Lecco propone alla città per il prossimo 22 dicembre (Basilica di San Nicolò, ore 21) come momento di preparazione e di meditazione verso il Natale.

A Lecco incontro al Natale con la Veglia di Comunione e Liberazione

A indicare il percorso e il significato della Veglia sarà innanzitutto don Pierluigi “Pigi” Banna, sacerdote diocesano particolarmente vicino, in questi ultimi anni, ai giovani che hanno incontrato e vivono l’esperienza di Gioventù Studentesca; toccherà poi al professor Pier Paolo Bellini, musicologo e docente all’Università degli Studi del Molise, guidare i presenti all’ascolto - in forma multimediale - di alcuni brani dei Vespri di Sergej Rachmaninov, il grande compositore e pianista russo fuggito nel 1917 dalla sua patria travolta dalla rivoluzione bolscevica, esule negli Stati Uniti fino alla morte, avvenuta nel 1943.

Nel corso della Veglia il coro “Cantate Domino” diretto da Martino Astolfi proporrà anche alcuni canti natalizi di Kodaly, De Victoria, Le Grand nonché il popolare “Adeste Fideles”. Al termine sarà raccolta un’offerta destinata a sostenere i progetti di solidarietà internazionale promossi dalla ong Avsi (in Siria, Venezuela-Brasile, Italia, Burundi-Kenya) con la Campagna Tende 2018/2019.

Le parole di don Gius

“Quando ascolto la musica di Rachmaninov, così grande nella sua immensa drammaticità – come una liturgia che celebra il Destino –, mi sorprendo a pensare: Rachmaninov esprime quello che sono io, e quello che è l'amico che mi siede accanto, e quello che è l'amica che mi sta di fronte. I concerti del maestro russo – scriveva don Luigi Giussani –, infatti, non sono estranei all'esperienza di una vitalità e di una umanità vissute con spontaneità: quelle note, forti e drammatiche, rappresentano il cuore del mangiare e del bere, del ridere e del piangere, e della stanchezza che prende fino a farci dormire. Esse dicono la grandezza della nostra presenza nel cosmo. E poi danno pace: a ogni movimento la resistenza impavida della positività delle cose inesorabilmente vince ogni tremore che invade mente e cuore e minaccia di distruggere la parola, la mente, il cuore, tutto annullando nella "notte del mondo"”.