Estate rovente

Siccità, riserve idriche dell’Adda in calo di oltre il 60%: allarme per campi e allevamenti

Coldiretti Como Lecco: il Lago di Como ai minimi e i temporali isolati non bastano a ricostituire le scorte

Siccità, riserve idriche dell’Adda in calo  di oltre il 60%: allarme per campi e allevamenti

La siccità torna a mettere sotto pressione il nostro territorio. Le riserve idriche del bacino dell’Adda sono infatti scese a livelli estremamente bassi, con un deficit di oltre il 60% rispetto alla media storica, mentre il Lago di Como si trova ai minimi termini per quanto riguarda il volume d’acqua invasato.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Como Lecco, che ha analizzato gli ultimi dati relativi alla disponibilità idrica. Una situazione che preoccupa in particolare le aziende agricole delle province di Como e Lecco, dove la carenza d’acqua sta già producendo conseguenze su prati, pascoli, coltivazioni e disponibilità di foraggio per gli allevamenti.

Riserve dell’Adda: mancano oltre 220 milioni di metri cubi

I numeri fotografano una situazione particolarmente critica. La riserva idrica complessiva del bacino dell’Adda è attualmente pari a 142,4 milioni di metri cubi, contro una media di 364,8 milioni di metri cubi registrata nel periodo 2006-2025.

Il deficit supera quindi il 60% rispetto ai valori abituali.

Ancora più preoccupante è la situazione del Lago di Como. A inizio agosto risultavano invasati appena 16 milioni di metri cubi, contro una media di 117,6 milioni: una differenza dell’87%.

Anche i grandi bacini artificiali alpini sono lontani dai livelli consueti. Il volume disponibile è di 119,1 milioni di metri cubi, mentre la media storica si attesta a 247,3 milioni.

In una settimana il deficit è peggiorato del 17,5%

A preoccupare non è soltanto il livello raggiunto dalle riserve, ma soprattutto la velocità con cui stanno diminuendo.

Nel giro di appena una settimana, infatti, il deficit complessivo del bacino dell’Adda è aumentato del 17,5%. Nello stesso periodo il volume d’acqua presente nel Lago di Como è diminuito del 36%, mentre quello dei grandi invasi artificiali ha registrato una riduzione del 12,5%.

Il livello del Lario è inoltre tornato al di sotto dello zero idrometrico, avvicinandosi ai valori osservati durante la grande siccità del 2022.

Gli afflussi risultano sensibilmente inferiori ai deflussi e questo rende probabile un’ulteriore diminuzione del livello nei prossimi giorni, nonostante il contributo garantito dagli invasi alpini.

I temporali non bastano a ricaricare le riserve

A complicare il quadro ci sono anche le caratteristiche delle precipitazioni estive. I temporali che hanno interessato il territorio nelle ultime settimane, pur localmente intensi, sono stati spesso brevi e molto circoscritti.

L’acqua, in questi casi, non riesce a ricaricare in maniera significativa il sistema idrico: una parte consistente scorre rapidamente verso valle senza riuscire a penetrare adeguatamente nel terreno.

Per recuperare il deficit accumulato servirebbero invece precipitazioni diffuse e prolungate, in grado di interessare l’intero bacino e soprattutto le aree montane che alimentano il Lago di Como e il sistema dell’Adda.

Prati e pascoli asciutti, meno foraggio per gli allevamenti

Le conseguenze della siccità sono già concrete nelle aziende agricole.

I prati secchi producono quantità inferiori di erba e fieno e anche la qualità degli sfalci può risentirne. I pascoli, a loro volta, perdono capacità produttiva proprio nel periodo in cui dovrebbero garantire una parte importante dell’alimentazione degli animali.

Per le aziende zootecniche questo significa dover ricorrere maggiormente all’acquisto di foraggio dall’esterno, con un conseguente aumento dei costi di produzione.

Il problema è particolarmente delicato nelle aree montane, dove i terreni sono più difficili da lavorare e le alternative disponibili per gli allevatori sono limitate.

Caldo e scarsità d’acqua mettono sotto pressione anche gli animali

La combinazione tra temperature elevate, poca acqua e ridotta disponibilità di foraggio può avere conseguenze anche sul benessere degli animali.

Lo stress da caldo può incidere sulla produttività degli allevamenti, compresa quella lattiera, e costringe le aziende a intensificare gli interventi per garantire condizioni adeguate di ventilazione, abbeveraggio e alimentazione.

A essere colpite sono anche le coltivazioni orticole e frutticole. Le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni accelerano la maturazione delle piante, possono ridurre la pezzatura dei frutti e provocare danni nelle fasi più delicate dello sviluppo.

“Serve una gestione più attenta dell’acqua”

Di fronte a una situazione che continua a peggiorare, Coldiretti Como Lecco richiama l’attenzione sulla necessità di una gestione coordinata della risorsa idrica.

L’obiettivo, secondo l’organizzazione agricola, deve essere quello di garantire le priorità agli usi essenziali e produttivi, mantenendo un coordinamento costante tra gli invasi alpini, la regolazione del Lago di Como e le esigenze dell’agricoltura.

Ma l’emergenza attuale ripropone anche il tema degli interventi strutturali. Secondo Coldiretti è necessario accelerare le opere che consentano di raccogliere e conservare l’acqua nei periodi più piovosi, migliorare l’efficienza delle reti e ridurre le dispersioni.

La siccità, infatti, non rappresenta soltanto un problema contingente per le aziende agricole, ma riguarda direttamente la capacità del territorio di mantenere le proprie attività produttive e il proprio equilibrio ambientale.

Per questo, la disponibilità d’acqua dovrà essere gestita sempre più attentamente: trattenerla quando è abbondante e utilizzarla in modo razionale durante i periodi di scarsità.

Per Coldiretti Como Lecco, infatti, difendere l’agricoltura significa anche difendere il territorio. La presenza di aziende agricole attive contribuisce alla manutenzione di prati e versanti e al presidio delle aree montane, mentre l’abbandono dei terreni può favorire il degrado del paesaggio e aumentare anche i rischi legati al dissesto idrogeologico.