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Siccità, costi dell’energia e sostenibilità: le sfide di Lario Reti

Intervista al presidente Lelio Cavallier

Siccità, costi dell’energia e sostenibilità: le sfide di Lario Reti
Attualità Lecco e dintorni, 07 Luglio 2022 ore 15:34

Siccità, costi dell’energia e sostenibilità: questi i temi fondamentali del momento storico che stiamo vivendo per un’azienda come Lario Reti Holding. Il gestore del servizio idrico si trova infatti ad affrontare nuove sfide, ne abbiamo parlato col presidente Lelio Cavallier.

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Il nuovo mandato la vede riconfermato per il prossimo triennio: quali sono le sfide principali?

«Anzitutto incorporare le linee di sviluppo sostenibile ed economia circolare nelle dinamiche aziendali. Penso al digestore fanghi di Calolzio e a quello di Osnago: quest’ultimo è stato candidato al Pnrr, consentirà di produrre biometano tramite la degradazione dei fanghi da depurazione e la frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Poi c’è il riuso delle acque depurate per lo spazzamento delle strade in collaborazione con Silea, nei prossimi mesi sarà possibile per i depuratori di Bellano e Olginate. Inoltre, continuare lo studio di fattibilità per la presa in carico della gestione delle acque meteoriche. Altro obiettivo è l’ingresso di tutti i Comuni lecchesi nella compagine societaria e il ricollocamento degli asset extra-Ato, ovvero Como. Infine, realizzare gli investimenti previsti dal Piano industriale e avviare i lavori per la costruzione del nuovo depuratore a servizio dell’area centrale della provincia, superando l’attuale impianto di Lecco. L’obiettivo finale sarà da 180mila abitanti equivalenti, confluiranno i reflui trattati dagli impianti di Ballabio, Barzio, Mandello del Lario e Valmadrera».

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A proposito di sostenibilità, nei giorni scorsi avete ufficialmente rilasciato il vostro terzo Report di sostenibilità aziendale.

«Come azienda siamo in una posizione molto delicata per quanto riguarda la sostenibilità: abbiamo il compito di prendere l’acqua reflua dalle case dei cittadini, portarla agli impianti di depurazione e poi rilasciarla in corpi idrici superficiali. L’impianto lecchese dal 2000 non aveva l’autorizzazione allo scarico, adesso stiamo scaricando in tabella - non significa che sarà l’impianto del futuro ma abbiamo messo una grossa “pezza” sul territorio. Il nostro lavoro è sostenibilità, per questo ill Bilancio è corposo e per la prima volta è stato presentato ai soci insieme a quello contabile».

Per quanto concerne siccità e crisi energetica, come vi state muovendo?

«La settimana scorsa abbiamo inviato un pre allarme a tutti i Comuni, ad oggi non ci sono grandissimi problemi: direi che non siamo ancora in emergenza. Nella parte sud della provincia la situazione è tranquilla, qui i Comuni sono serviti dall’Acquedotto Brianteo che sta funzionando al meglio prendendo acqua dal lago per 400mila persone. Il problema semmai è nella zona del lago e della Valsassina, perché l’acqua viene presa dalle sorgenti. Molti acquedotti sono già da anni interconnessi e quindi siamo tranquilli, eventualmente c'è da capire se e dove si manifesterà il problema. A livello energetico la situazione è difficile perché siamo grandissimi consumatori di energia elettrica, quindi nel Piano industriale è stata prevista l’installazione di impianti fotovoltaici su quattro o cinque impianti di depurazione, coprendo le vasche con pannelli solari, inoltre stiamo guardando con attenzione la normativa sulle comunità energetiche ma mancano i decreti».

Come state rispondendo, invece, agli obiettivi di Arera per la qualità dei servizi idrici?

«Si tratta di obiettivi molto impegnativi, in particolare per quanto concerne la riduzione delle perdite e l’adeguamento delle fognature. Il Piano industriale 2022-2025 è elaborato proprio per rispondere in modo adeguato: prevediamo 120 milioni di euro - 30 all’anno - di investimenti. Le voci più impattanti sono: 27% per la risoluzione delle perdite idriche, 22% per la qualità di depurazione, 20% per l’adeguamento del sistema fognario. Siamo intervenuti su 14 Comuni completi, 9 sono in conclusione e 5 in studio: siamo partiti da quelli che avevano il maggiore rapporto tra metri cubi immessi in rete e perdita. L’adduttrice principale del Brianteo per fortuna non perde, nelle reti comunali servite sicuramente c'è una situazione diversa ma tre anni fa siamo intervenuti con una tecnologia che permette la mappatura della tubazione principale, in alcune parti sono state trovate tre piccole perdite che sono state immediatamente riparate».

A tal proposito, quali interventi sono già stati avviati?

«Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 prevediamo la conclusione degli interventi di raddoppio dell’Acquedotto Brianteo e di realizzazione del collettore fognario da Civenna e Oliveto Lario al depuratore di Valmadrera. Sono necessari uno per la qualità del servizio ai cittadini e l’altro per la difesa dell’ambiente e del nostro lago. Ci sono poi interventi in corso sui depuratori: il potenziamento di Colico Monteggiolo e la dismissione di quelli di Pagnona, Tremenico e Fossa Imhoff di Avano. Infine, il potenziamento delle fognature e il collettamento dei reflui a Casargo e Rogeno, il potenziamento degli acquedotti di Airuno e Valmadrera».

Come vede i prossimi anni, su quali aspetti vi concentrerete?

«Anzitutto sullo sviluppo di sinergie. Ancora, vogliamo migliorare l’adduzione e completare la mappatura del sistema fognario. Continuare poi a migliorare la fase di depurazione: abbiamo fatto lavori all’impianto lecchese e quello di Valmadrera, Colico, Ballabio, Nibionno, Osnago. Stiamo anche pensando a un nuovo laboratorio, puntiamo alla palazzina ex sede di Idrolario. Infine, auspico un futuro in cui i fanghi non finiscano più in agricoltura ma vengano smaltiti attraverso una termovalorizzazione specifica».

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