Difendere la sanità pubblica, tutelare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati e garantire un futuro alle nuove generazioni. La Cgil Lecco torna in piazza il 20 novembre, in occasione dello sciopero generale, per chiedere maggiori investimenti nel Servizio sanitario nazionale e politiche capaci di rispondere alle difficoltà economiche e sociali del territorio.
«La condizione di grave sofferenza e la progressiva erosione del potere d’acquisto che stanno colpendo tantissime famiglie lecchesi si intrecciano in modo drammatico con la penuria di copertura del Servizio Sanitario Nazionale», denuncia il sindacato, che punta il dito contro «l’impatto prolungato dell’inflazione, il caro carburanti, l’aumento dei costi energetici, l’aumento delle spese abitative».
Sanità pubblica e caro vita, la Cgil Lecco torna in piazza il 20 novembre
A pesare, secondo la Cgil, sono anche «l’assenza di scelte politiche d’investimento industriale» e «le scelte di mantenimento delle condizioni di precarizzazione dei contratti di lavoro», fattori che «stanno rendendo insostenibile la quotidianità di ampi strati della popolazione, lasciando molte persone senza risposte concrete ai propri bisogni primari».
A confermare le criticità sono i dati sulla spesa sanitaria. Nel 2025 l’Italia ha destinato alla sanità pubblica il 6,2% del Pil, contro una media europea del 6,7%. Il divario è ancora più marcato nel confronto con Germania e Francia, che investono rispettivamente l’11% e il 9,4%. La spesa pubblica pro capite si ferma a 2.438 euro, 185 euro in meno rispetto alla media Ue.
La carenza di risorse pubbliche si traduce in un maggiore peso economico per i cittadini: la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie ha raggiunto i 43,2 miliardi di euro, pari a 734 euro pro capite e al 22,3% della spesa complessiva. Una situazione che costringe sempre più persone ad attingere ai risparmi o a rinunciare alle cure.
Il quadro è critico anche sul fronte del personale e delle strutture. In Italia si contano 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 9,3. I posti letto ospedalieri sono 3,1 ogni mille abitanti, rispetto ai 4,6 della media Ue, mentre i posti in terapia intensiva si fermano a 9,7 ogni centomila abitanti, a fronte dei 18 europei.
Per il sindacato, alla crisi sanitaria si somma la mancanza di prospettive occupazionali e professionali. «Questa carenza di investimenti, unita all’assenza di un modello di sviluppo capace di offrire prospettive di lavoro e di vita dignitose, spinge sempre più giovani professionisti e nuove generazioni a guardare oltralpe per trovare risposte concrete e valorizzazione delle proprie competenze», sottolinea la Cgil.
Dopo la manifestazione della Via Maestra del 17 ottobre, il sindacato conferma quindi la mobilitazione del 20 novembre e chiede al Governo di cambiare rotta. «Non è ammissibile che, secondo le stime della Corte dei Conti, la spesa sanitaria in rapporto al Pil sia destinata a scendere ulteriormente fino al 5,78% nel triennio 2027-2029», afferma l’organizzazione.
In vista della prossima Legge di Bilancio, la Cgil Lecco rilancia anche la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare «Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale», chiedendo che il finanziamento della sanità pubblica venga portato ad almeno il 7,5% del Pil.
Nel mirino anche le scelte politiche che, secondo il sindacato, distolgono l’attenzione dalle emergenze sociali. «Usare diversivi di facciata per non rispondere alle emergenze sociali è il contrario di ciò che impone la Costituzione, riducendo la politica a pura propaganda, calpestando il bene comune», denuncia la Cgil.
L’obiettivo della mobilitazione è dunque «bloccare la privatizzazione della salute, potenziare la medicina territoriale, abbattere i tempi di attesa e dare un futuro di dignità ai lavoratori e ai giovani e a pensionate e pensionati del nostro territorio». Un appello che lega il diritto alla salute alla difesa dei salari e alla necessità di garantire condizioni di vita dignitose a tutta la comunità lecchese.