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La storia di Cip, il passero non più solitario: salvato, svezzato e infine adottato

Succede in frazione Lavello a Calolziocorte , dove Antonino con la moglie Sabrina Manzoni e i figli Elisa e Stefano abitano ormai da sedici anni.

La storia di Cip, il passero non più solitario: salvato, svezzato e infine adottato
Attualità Lecco e dintorni, 29 Agosto 2021 ore 09:11

Salvato, svezzato e infine adottato: la storia di Cip, il passero non più solitario.

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D’in su la vetta della torre antica,    passero solitario, alla campagna cantando vai finché non more il giorno...». Dai versi immortali della lirica leopardiana  alla storia fiabesca della famiglia Sciacca che il passero lo ha letteralmente adottato. Capita in frazione Lavello a Calolziocorte , dove Antonino con la moglie Sabrina Manzoni e i figli Elisa e Stefano abitano ormai da sedici anni.

 

Salvato, svezzato e infine adottato:  la storia di Cipl, il passero non più solitario

«Nel mese di giugno del 2019 nostro figlio Stefano, allora quindicenne, stava innaffiando  i fiori in giardino quando vide muoversi nell'erba un uccellino minuscolo, ancora senza piume - racconta mamma Sabrina -  Non potevamo certo abbandonarlo alla sorte. Aveva bisogno di  essere accudito, riscaldato, nutrito... Ce lo siamo  preso a cuore, insomma.  Ed è così che è iniziata l’avventura, nostra e del passero che abbiamo voluto chiamare Cip». Una storia che continua felicemente da trenta mesi, capitolo dopo capitolo.

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«Quando era piccolo lo tenevano in casa, inizialmente adagiato in una scatola di cartone. Lo nutrivamo con piccoli pezzi di mollica di pane e piccoli sorsi d’acqua. Poi, una volta svezzato, l’abbiamo sistemato in una gabbietta, sempre aperta affinché imparasse a volare e potesse andarsene quando fosse arrivato il momento. E infatti un giorno è volato via, ma, meraviglia delle meraviglie, al tramonto è tornato. E’ così è stato per sempre. Quella stessa estate  abbiamo trascorso due settimane al mare pensando che al ritorno  probabilmente non avremmo più trovato Cip. E invece no:  si è ripresentato. In qualche modo è lui che ci ha adottati, non viceversa».

Nell'agosto 2020 è successa la stessa cosa. «Da allora è come se Cip fosse il nostro terzo figliolo - racconta Sabrina - Beninteso: il nostro passerotto è assolutamente libero e ogni volta che prende il volo da casa nostra potrebbe anche decidere di andarsene per sempre. Ma puntualmente rientra. Ci ha portato a pensare che davvero gli animali dimostrano, spesso, intelligenza più degli esseri umani. Averlo con noi ci riempie  il cuore di gioia, alla fin fine ci sta restituendo  molto di più di quanto abbiamo fatto noi quando l’abbiamo accolto piccolo e implume. E’ bello sapere che Cip è libero di volare e pensare che la nostra casa sarà sempre anche la sua».

Mario Stojanovic