Parlare di salute mentale senza barriere, lontano dagli stereotipi e attraverso esperienze concrete. È stata questa la sfida raccolta da Horus APS con “Il corpo che sono”, l’iniziativa che sabato scorso ha trasformato gli spazi di alCUBO, al centro civico Sandro Pertini di Germanedo, Lecco, in un luogo di incontro, confronto e riflessione.
Salute mentale, arte e condivisione: alCUBO una giornata per imparare ad ascoltare sé stessi
Una giornata articolata tra testimonianze, approfondimenti, laboratori e momenti di dialogo, nata con l’obiettivo di avvicinare il pubblico a un tema sempre più centrale nella vita quotidiana. A fare da cornice all’evento anche le opere dell’artista Luca Solinski, che hanno accompagnato i partecipanti lungo un percorso dedicato al rapporto tra mente, corpo e benessere.
Promossa da Horus APS con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Lecchese e dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, sezione di Lecco, l’iniziativa ha coinvolto professionisti, volontari, associazioni e cittadini di diverse età, proponendo uno sguardo ampio sulla salute mentale e sulle sue connessioni con le relazioni, l’identità personale e la vita di tutti i giorni.
La mattinata si è aperta con attività dedicate al benessere psicofisico e con un momento di confronto guidato da Anna Lisa Mazzoleni, referente territoriale dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia per la provincia di Lecco. A seguire sono intervenuti lo psicologo e psicoterapeuta Diego Miscioscia e la psicologa Vittoria Speltoni, offrendo spunti di riflessione sul modo in cui oggi si affrontano le difficoltà emotive.
Un messaggio è emerso con particolare forza: rivolgersi a uno specialista non significa necessariamente convivere con una patologia, ma può rappresentare un’opportunità per comprendere meglio sé stessi e orientarsi in una realtà sempre più complessa, influenzata da fenomeni come i social network, l’intelligenza artificiale e i rapidi cambiamenti nelle relazioni tra generazioni.
«Abbiamo scelto il titolo “Il corpo che sono” perché mente e corpo non possono essere considerati universi separati», ha spiegato Annamaria Guerra di Horus APS. Un concetto che ha attraversato l’intera giornata, sottolineando come stress, emozioni e fatiche psicologiche trovino spesso espressione anche sul piano fisico e come imparare a riconoscerle rappresenti un passo importante nella cura di sé.
Nel pomeriggio il pubblico ha potuto ascoltare la testimonianza di Francesca Butti, autrice del libro Incastro Emotivo, che ha raccontato il proprio percorso dopo la diagnosi di disturbo borderline di personalità ricevuta nel 2018. Attraverso la narrazione della propria esperienza ha affrontato temi delicati come il peso delle etichette diagnostiche e l’importanza dell’accompagnamento umano nei percorsi terapeutici. «Non dovevo essere salvata, dovevo essere accompagnata», ha ricordato.
Uno spazio significativo è stato dedicato anche ai più giovani grazie all’associazione R-Evolution, che ha portato letture e testimonianze su argomenti particolarmente vicini alle nuove generazioni: ansia, aspettative, lavoro, relazioni e utilizzo dei social network. Un confronto costruito in forma partecipata, pensato per stimolare il dialogo diretto con il pubblico.
Tra le attività che hanno suscitato maggiore curiosità anche i laboratori di rigenerazione elettronica di Right to Repair, progetto promosso da Horus APS che unisce inclusione sociale e sostenibilità ambientale. I partecipanti hanno scoperto come componenti elettronici destinati allo smaltimento possano essere recuperati e trasformati in nuovi oggetti, fino alla realizzazione di gioielli ottenuti da materiali provenienti da vecchi computer.
Nel corso della giornata è stato inoltre presentato Brain Fit, percorso che integra discipline diverse come yoga, mindfulness, arte, canto, danza e scrittura autobiografica, con l’obiettivo di promuovere il benessere della persona attraverso attività creative e corporee.
Accanto ai contenuti e agli approfondimenti, l’evento ha evidenziato il valore della collaborazione tra realtà del territorio, volontari e professionisti. Una rete che ha permesso di creare uno spazio aperto e accogliente, dove il tema della salute mentale è stato affrontato con naturalezza e senza pregiudizi.
Ed è forse proprio questo il risultato più importante della giornata: aver dimostrato che parlare di fragilità, emozioni e benessere psicologico può diventare un gesto semplice e condiviso. Un passo necessario per costruire una cultura dell’ascolto e della consapevolezza, nella quale chiedere aiuto non sia visto come un segno di debolezza, ma come parte integrante del prendersi cura di sé e degli altri.
