Hanno giocato, organizzato laboratori e condiviso momenti di vita quotidiana con ragazzi arrivati da Senegal, Mali, Guinea, Ghana e Marocco. Quindici studenti dell’IMA di Lecco hanno trascorso la scorsa settimana a Las Palmas, nelle Canarie, nell’ambito del progetto “Costruire ponti: esperienze di cittadinanza attiva e orientamento in contesto europeo”, realizzato grazie al piano FUTURA – La scuola per l’Italia di domani, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU. L’iniziativa, che prende ispirazione da una frase di David Sassoli sulla speranza di non ignorare chi è nel bisogno, punta a tradurre in esperienza diretta i valori fondanti dell’Unione: inclusione, solidarietà, partecipazione e rispetto delle differenze.
Il servizio con la Fondazione Main
Sul posto gli studenti lecchesi hanno lavorato fianco a fianco con la Fondazione Main, realtà educativa fondata dalle Suore Salesiane e impegnata nell’accompagnamento e nell’integrazione delle persone più vulnerabili: i bambini di uno dei quartieri poveri della capitale canaria e i giovani migranti che frequentano il centro. Attraverso giochi, attività ricreative e momenti di condivisione, il gruppo ha sperimentato cosa significhi mettersi al servizio degli altri, in un percorso che ha unito formazione, orientamento, educazione alla cittadinanza europea e volontariato.
La lingua come prima frontiera
Uno dei nodi più significativi dell’esperienza è stato il confronto linguistico e culturale: molti dei ragazzi migranti stavano imparando lo spagnolo, ma comunicavano prevalentemente in francese o nelle proprie lingue d’origine, e anche per gli studenti italiani la lingua ha rappresentato inizialmente una sfida.
«Con i ragazzi migranti ho capito che, anche quando non si parla la stessa lingua, è possibile comunicare e creare un rapporto. Spesso cercavamo di usare lo spagnolo, ma alla fine bastavano la voglia di capire e di farsi capire», racconta la studentessa Benedetta Invernizzi.
Un’esperienza che ha inciso anche sul modo di guardare l’altro, come testimonia la compagna Sofia Corti:
«Prima di partire immaginavo di incontrare persone molto diverse da me. In realtà ho scoperto che avevano i miei stessi sogni, le mie stesse passioni e le stesse preoccupazioni. È stato impossibile non sentirsi vicini a loro».

Un bilancio oltrbe la mobilità
Le riflessioni raccolte al termine della settimana parlano di una maggiore consapevolezza dei propri privilegi, di una sensibilità più profonda verso le fragilità sociali e di una nuova apertura verso il mondo. Ad accompagnare il gruppo sono state le docenti Laura Arrigoni e Maridele Sandionigi, secondo cui l’iniziativa ha pienamente raggiunto gli obiettivi prefissati:
«Abbiamo visto i ragazzi crescere giorno dopo giorno, mettersi in gioco, imparare a collaborare, ad ascoltare e a guardare la realtà da prospettive diverse. È stata un’esperienza intensa che ha lasciato un segno profondo in tutti noi».
Più che una mobilità all’estero, il progetto si è rivelato un percorso di educazione alla responsabilità sociale, da cui gli studenti tornano con la convinzione che i confini più difficili da superare non siano quelli geografici, ma quelli interiori.