Campagna sui lasciti testamentari

Presentata in Officina Badoni la campagna sui lasciti testamentari

L'iniziativa promossa dalla Fondazione comunitaria lecchese, punta a sensibilizzare un tema ancora poco conosciuto ma di grande impatto sociale

Presentata in Officina Badoni la campagna sui lasciti testamentari

Officina Badoni oggi ha ospitato la presentazione della nuova campagna sui lasciti testamentari, promossa dalla Fondazione comunitaria lecchese, un’iniziativa che punta a sensibilizzare il territorio su un tema ancora poco conosciuto ma di grande impatto sociale.

Presentata in Officina Badoni la campagna sui lasciti testamentari promossa dalla Fondazione comunitaria lecchese

A introdurre il tema è stato Stefano Malfatti, direttore e consulente per la raccolta fondi e presidente del Festival del Fundraising, che ha sottolineato come «il testamento ti dà la possibilità di scegliere cosa fare del proprio patrimonio». Un concetto ancora poco diffuso: in Italia, infatti, il 45% della popolazione non ha mai sentito parlare di lasciti testamentari. Tra chi invece ne è a conoscenza, le principali fonti di informazione risultano essere familiari e conoscenti (33%) e i media, come programmi televisivi e radiofonici (28%). Malfatti ha anche evidenziato un dato curioso: «Le statistiche dimostrano che una persona senza testamento muore mediamente a 67 anni, con testamento a 79, e con un testamento solidale a 87 anni», aggiungendo che l’Italia è tra i Paesi con maggiore propensione ai lasciti, anche per via dell’età media elevata della popolazione.

Un passaggio importante ha riguardato la differenza tra donazioni e lasciti: «Le donazioni vanno chieste, altrimenti non arrivano. Ma nel testamento non si chiede: il lascito deve nascere dall’animo della persona, è un regalo particolare e non richiesto». Le scelte, inoltre, variano, infatti chi redige testamento in età avanzata tende a destinare le proprie risorse soprattutto a cause legate agli animali, mentre i diritti umani risultano meno sostenuti. Tra i donatori si distinguono diverse categorie, da chi sostiene la comunità o la fede, fino agli «investitori», che analizzano attentamente le organizzazioni prima di contribuire.

Un nodo culturale, che Malfatti ha evidenziato riguarda la discrezione degli italiani: «Si tende a non raccontare il proprio impegno nel volontariato o nelle donazioni, ed è un errore: parlarne può spingere altri a fare lo stesso».

A portare esempi concreti è stata Chiara Mignoli, presidente del Fondo di comunità di Galbiate, che ha raccontato come due lasciti siano arrivati da persone che non avevano rapporti diretti con la fondazione. «Penso a due parole chiave: responsabilità e fiducia. Abbiamo avuto l’onore di ricevere una donazione da Giovanni Riva, un nostro concittadino che ha scelto di lasciare i suoi beni alla comunità». Le risorse sono state impiegate in progetti condivisi, tra cui uno skate park a Galbiate: «Non solo una struttura sportiva, ma un centro di aggregazione inclusivo nato da una richiesta dei ragazzi».

Anche Alberto Magatti, presidente della cooperativa Incontro di Mandello, ha illustrato un progetto sostenuto da un fondo dedicato: «Abbiamo aperto il fondo Francesco Ventura per sostenere il progetto civico 22, con una dotazione di circa 120 mila euro. Si tratta di uno stabile messo a disposizione dal Comune che diventerà uno spazio per i giovani, pensato per favorire l’incontro e la socialità».

Giovanni Bellati ha invece sottolineato una caratteristica particolare di alcuni lasciti: «il fondo intitolato a mio padre è patrimoniale, quindi genera rendimento anno dopo anno e viene poi utilizzato. Ricordo che fin da quando ero bambino mio padre aveva espresso la volontà di donare».

A chiudere la presentazione è stato Simone Buzzella, che ha illustrato il cuore della campagna: «Il tema scelto è “fare un lascito da grandi”. Distribuiremo una brochure che spiega tutto ciò che serve sapere per informarsi». Le modalità di sostegno previste sono diverse, dai fondi comunitari a quelli specifici, fino ai fondi patrimoniali, con l’obiettivo dichiarato di «essere sempre più vicini alla comunità».

Infine, la presidente della Fondazione, Maria Grazie Nasazzi, ha ribadito il valore profondo di questo gesto: «Il lascito è un grande atto di libertà e responsabilità. Temevamo potesse creare divisioni tra gli enti del territorio, ma il confronto ha dimostrato il contrario: c’è condivisione e volontà comune». Una campagna, dunque, che non solo informa, ma invita a riflettere su come ciascuno possa lasciare un segno concreto e duraturo nella propria comunità.