Iniziativa

Presentata alla Casa Circondariale la terza Porta della Speranza

Opera progettata da Joseph Grima - Space Caviar nell’ambito del progetto internazionale promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis

Presentata alla Casa Circondariale la terza Porta della Speranza
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È stata presentata oggi, alla Casa Circondariale di Lecco, la terza Porta della Speranza, progettata da Joseph Grima – Space Caviar, nell’ambito del progetto internazionale promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis, con il patrocinio di Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, in collaborazione con Ministero della Giustizia della Repubblica italiana – DAP, realizzato da Comitato Giubileo Cultura Educazione e Rampello & Partners, con il contributo di Fondazione Cariplo e con il supporto di Fondazione Enaip Lombardia ETS.

Terza Porta della Speranza alla Casa Circondariale di Lecco

Un passaggio centrale nel percorso di realizzazione dell’opera si è svolto il 25 settembre, quando le persone detenute hanno partecipato a un workshop all’interno dell’istituto penitenziario, contribuendo alla costruzione di un prototipo della Porta. Un’esperienza collettiva di lavoro, confronto e condivisione di competenze, che ha reso tangibile il significato del progetto: riconoscere nella cultura e nel lavoro manuale occasioni concrete di partecipazione, dignità e possibilità di rinascita.

Porte della Speranza pone al centro le persone detenute e il loro rapporto con la società, con particolare attenzione ai temi della dignità, del lavoro e del reinserimento. Il progetto nasce intorno al concetto di soglia, intesa non come limite, ma come spazio di incontro, dialogo e possibilità. Artisti e protagonisti della cultura contemporanea, provenienti da discipline e linguaggi differenti, sono chiamati a ideare opere in relazione diretta con gli istituti penitenziari. Il percorso progettuale si sviluppa soprattutto attraverso un dialogo aperto e continuativo all’interno delle carceri, coinvolgendo le persone detenute, gli artisti e il team curatoriale in momenti di ascolto, scambio e confronto. Un processo partecipativo in cui le esperienze, le riflessioni e i punti di vista dei detenuti diventano parte attiva della ricerca artistica e della costruzione delle opere. Ogni intervento prende così forma attraverso l’incontro con le persone e le comunità carcerarie e il confronto tra progettisti, artisti, artigiani, istituzioni e realtà del territorio.

La nuova Porta della Speranza è stata progettata da Joseph Grima – Space Caviar, architetto, curatore e scrittore, per la Casa Circondariale di Lecco, nel quartiere di Pescarenico.

Dedicata alla dignità della persona e alla possibilità di un nuovo inizio, l’opera si ispira al Salmo 118,22: «La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo». A Lecco, questa immagine biblica si traduce in una metafora architettonica, che trova proprio nel contesto penitenziario il suo significato più profondo. In un luogo spesso associato all’esclusione e alla perdita della libertà, la speranza prende forma attraverso il recupero di materiali destinati allo scarto: pietre diverse per forma, colore e dimensione, che si ricompongono in un arco, dando vita a una soglia aperta, simbolo di passaggio, incontro e rinascita.

Durante il workshop del 25 settembre, che ha coinvolto le associazioni e le istituzioni della città insieme alle persone detenute, ciascun partecipante ha scelto una pietra, l’ha associata a una propria speranza e l’ha collocata nella struttura, contribuendo alla realizzazione di un’opera collettiva. Un gesto individuale inserito in un processo condiviso, nel quale ogni elemento conserva la propria identità e acquista significato nella relazione con gli altri.

Dal punto di vista tecnico, un’anima strutturale in acciaio sostiene l’opera e consente l’assemblaggio degli elementi lapidei. La struttura realizzata durante il laboratorio aveva la funzione di prototipo: le stesse pietre sono state successivamente recuperate e riutilizzate per la costruzione della Porta definitiva, collocata nell’area antistante la Casa Circondariale.

Il successivo trasferimento dei materiali dall’interno del carcere allo spazio esterno assume un valore che va oltre la dimensione costruttiva. Le stesse pietre hanno attraversato fisicamente la soglia dell’istituto penitenziario, dando forma concreta al dialogo tra carcere e città, che è al centro del progetto Porte della Speranza. Ciò che era stato messo ai margini diventa così una risorsa e un punto di partenza per immaginare un futuro condiviso.

Joseph Grima evidenzia il legame tra il lavoro, la costruzione dell’opera e la possibilità di ritrovare una nuova identità: «Questo progetto è la materializzazione della speranza attraverso il lavoro. Quando, sei mesi fa, abbiamo realizzato un primo laboratorio con le persone detenute, è emersa con forza l’importanza del lavoro come strumento per ritrovare la propria identità».

Il commento della direttrice

“Il Progetto Porte della Speranza ha rappresentato un’occasione significativa per creare un ponte tra il carcere e la comunità esterna. In occasione del workshop, ogni partecipante, a prescindere dal ruolo che quotidianamente riveste, ha contribuito posando una pietra, dando vita a una metafora semplice ma importante: da soli si può fare poco, insieme si costruiscono opere capaci di durare nel tempo. La Porta della Speranza ci ricorda che il reinserimento delle persone detenute e la sicurezza sociale sono responsabilità condivise e che la speranza non è attesa passiva, ma una scelta di continuare a costruire anche quando il percorso è difficile. Per questo l’inaugurazione della Porta della Speranza di Lecco non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso fatto di relazioni, collaborazioni e opportunità concrete, finalizzate a restituire alla società persone più consapevoli e a non rinunciare mai all’idea che il cambiamento sia sempre possibile” ha commentato Luisa Mattina, Direttrice della Casa Circondariale di Lecco.

Porte della Speranza si sviluppa su due direttrici complementari, una interna e una esterna al carcere, con l’obiettivo di trasformare la speranza in azione concreta.

All’interno degli istituti penitenziari il progetto promuove attività educative, laboratoriali e pastorali, realizzate in collaborazione con educatori, cappellani e associazioni di volontariato. Un ruolo centrale è affidato alla formazione professionale, sviluppata insieme a realtà di eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, per offrire competenze utili al reinserimento.

A queste attività si affiancano borse lavoro, programmi professionalizzanti e strumenti di orientamento post-pena, pensati per mettere in relazione le competenze acquisite dalle persone detenute con le opportunità offerte dalle imprese e dalle realtà dei territori coinvolti.

All’esterno, le Porte della Speranza diventano opere pubbliche capaci di portare il tema del carcere nello spazio della città, favorendo una maggiore conoscenza della realtà penitenziaria e del suo valore educativo e sociale.

Arte, formazione e lavoro diventano così elementi di un percorso condiviso, volto a creare occasioni concrete di inclusione e a rafforzare il legame tra le persone detenute e la società.

“Apriamo queste porte che danno speranza. La storia di Fondazione Cariplo si lega, da 35 anni, all’impegno verso i più fragili, verso gli ultimi. Occuparsi delle persone detenute è una questione prima di tutto di umanità. E poi c’è un dato che dovrebbe farci riflettere e riguarda la recidiva: le persone che hanno l’opportunità di seguire percorsi di accompagnamento e reinserimento hanno meno probabilità, il 19%, di tornare a delinquere; chi non segue un accompagnamento di questo genere, quando esce dal carcere ha una probabilità di tornare nel mondo della criminalità nel 68% dei casi. Ed è facile capire perché. Per chi accede a una misura alternativa, con percorsi di inserimento professionale, la probabilità di tornare in carcere si riduce sino al 2%. L’umanità e la possibilità di un riscatto sono il faro delle attività rivolte alle persone detenute; i dati dimostrano che azioni di questo genere sono di interesse collettivo e utili anche per le comunità, più in generale. Per aprire le porte della speranza dobbiamo lavorare insieme a percorsi come quello che stiamo realizzando con il programma Limen – Il futuro oltre la pena; possiamo dare speranza se diamo occasioni concrete di riscatto” ha affermato Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo,

“Enaip Lombardia svolge da decenni all’interno degli Istituti Penitenziari lombardi attività di formazione che significano riscatto della persona umana e possibilità di costruire nuove prospettive di vita. In molti casi, quando i detenuti accedono al regime di semilibertà e per favorire pienamente il loro reinserimento sociale, offriamo anche azioni di accompagnamento al lavoro e, attraverso Acli Lombardia, interventi di housing sociale. Per questo motivo per noi sostenere il grande progetto internazionale “Porte della Speranza” è una scelta pienamente coerente con la nostra storia e con la nostra mission. Siamo dunque orgogliosi di partecipare all’inaugurazione della Porta della Speranza di Lecco e di continuare come Enaip Lombardia a mettere a disposizione i nostri saperi e le nostre competenze a supporto delle comunità carcerarie e dei percorsi di inclusione e reinserimento sociale.” gli ha fatto eco Martino Troncatti, Presidente di Fondazione Enaip Lombardia ETS.

 

Accanto alla dimensione artistica e sociale, il progetto attribuisce un ruolo centrale al fare e alla trasmissione delle competenze. Porte della Speranza recupera lo spirito della bottega rinascimentale, facendo lavorare insieme artisti, progettisti, artigiani, tecnici e imprese nella realizzazione delle singole opere. L’idea dell’autore incontra così il sapere delle maestranze e le competenze produttive dei territori, in un processo nel quale progettazione e costruzione concorrono entrambe alla definizione dell’opera.

A Lecco, la Porta ideata da Joseph Grima nasce anche grazie al coinvolgimento di realtà del territorio, rafforzando il legame con la città che costituisce parte integrante del progetto. Aziende locali hanno messo a disposizione competenze, materiali e risorse per la sua realizzazione: Porfido Pedretti ha fornito gli scarti di porfido utilizzati per l’opera, mentre Colombo Costruzioni ha realizzato l’anima in acciaio che ne costituisce la struttura.