CIRCOLO AMBIENTE "Ilaria Alpi"

Oggiono: “Il progetto della vasca di laminazione minaccia la naturalità del torrente Gandaloglio”

Pesanti critiche sul progetto per il quale il 6 agosto 2026 la Regione ha pubblicato la comunicazione per l'avvio degli espropri per la realizzazione delle opere previste

Oggiono: “Il progetto della vasca di laminazione minaccia la naturalità del torrente Gandaloglio”

“Il progetto per la realizzazione della vasca di laminazione sul Gandaloglio a Oggiono, non tiene conto della naturalità del torrente”. A denunciarlo è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

“Chiediamo di sospendere e rivedere l’intero progetto”

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadisce le pesanti critiche sul progetto, per il quale il 6 agosto 2026 la Regione ha pubblicato la comunicazione per l’avvio degli espropri per la realizzazione delle opere previste.

A nostro giudizio, nel piano per la realizzazione della vasca sul Gandaloglio non emergono precise valutazioni sulla necessaria salvaguardia dell’equilibrio ecologico dei torrenti e del territorio interessato, essendo il progetto basato solo su aspetti idraulici. Stiamo parlando di un progetto i cui costi stanno diventando sempre più onerosi per le casse pubbliche (arrivando probabilmente a superare i 10 milioni di euro), e il cui corretto funzionamento idraulico non è così certo, a partire dall’opera di presa, ovvero della cosiddetta paratia per  “costringere” le acque di piena del Gandaloglio a confluire nel canale artificiale verso la vasca di laminazione

hanno spiegato i portavoce.

Da queste considerazioni la richiesta di rivedere il progetto:

Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadiamo la richiesta di sospendere e rivedere l’intero progetto. Le cui opere – per la parte già realizzata – hanno finora comportato un danno ecologico sulle aree umide della piana agricola tra la zona della Redaella e la Poncia. Parliamo in particolare della costruzione delle piste di accesso alla futura vasca, di cui l’ultima pista realizzata ha cancellato l’area umida in località Rettola al confine con Sirone. Proprio qui – in questi giorni – stanno posando un “tombotto” in cemento, che determinerà un’ulteriore cementificazione del torrente “Fosso dei Pascoli”, che in precedenza era in connessione diretta con l’area umida ora scomparsa. Il resto delle opere da realizzare – tra cui la citata paratia – potrebbero altrettanto avere una pesante ripercussione sull’equilibrio ecologico del Gandaloglio, il cui alveo deve invece rimanere il più naturale possibile, ovvero senza alcun intervento di artificializzazione

hanno proseguito dal sodalizio.

Il Circolo chiede che politica ed enti facciano la propria parte:

Non ha alcuna logica che le Amministrazioni e il Parco Valle Lambro – per le opere di rispettiva competenza – non tengano nella giusta considerazione gli aspetti naturalistici, ma si basino solo e unicamente sui dati idraulici.
Lo ripetiamo ancora una volta: gli effetti dannosi derivanti dalle esondazioni naturali dei torrenti, sono spesso la diretta conseguenza della pesante cementificazione operata nei decenni passati. Sia sugli argini dei torrenti stessi, cosa avvenuta ad esempio nella zona industriale del Peslago – in cui il Gandaloglio è costretto a scorrere tra le recinzioni in cemento – e nel tratto che da Sirone va verso Molteno, fino alla confluenza con il torrente Bevera sotto la soletta della ex Segalini. E poi la pesante cementificazione del territorio, in quelle che fino a 40- 50 anni fa erano zone di esondazione naturale del Gandaloglio e invece ora sono occupate da case e capannoni, come ad esempio al Mognago di Oggiono.

Il presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” Roberto Fumagalli ha indicato dove intervenire:

Ecco questi sarebbero gli ambiti su cui intervenire per ridare naturalità ai corsi d’acqua: rinaturalizzare gli argini dei torrenti e favorire le esondazioni sui prati residui, senza la necessità di nessuna opera quali chiuse, paratie, arginature in cemento, vasche e relative piste di accesso, ecc.. E poi è necessario intervenire sulla pianificazione urbanistica dei Comuni, cancellando ogni e qualsiasi previsione di futura edificazione sul suolo naturale. Invece paradossalmente le Amministrazioni e il Parco preferiscono agire a suon di ruspe, cemento, arginature artificiali, spendendo inutilmente milioni di euro di fondi pubblici per interventi idraulici, senza oltretutto la certezza della loro efficace funzionalità idraulica.

(Nelle foto il “tombotto” in cemento che è stato posato in questi giorni).