In memoria di Plinio Agostoni

«Lecco fa scuola», al Teatro Sociale l’evento per Fondazione Brandolese e Plinio Agostoni

Ieri venerdì 18 aprile 2026, il Teatro Sociale di Lecco ha ospitato l'evento in memoria di Plinio Agostoni e in occasione del 20° anniversario della Fondazione don Giovanni Brandolese, «Educare è un atto di speranza. Lecco fa Scuola in dialogo con papa Leone XIV»

«Lecco fa scuola», al Teatro Sociale l’evento per Fondazione Brandolese e Plinio Agostoni

In un tempo segnato da crisi educative, conflitti e smarrimento, parlare di scuola significa parlare di destino. Con questa consapevolezza, venerdì 18 aprile 2026 alle 21, il Teatro Sociale di Lecco ha ospitato l’incontro «Educare è un atto di speranza. Lecco fa Scuola in dialogo con papa Leone XIV», promossa in occasione del 20° anniversario della Fondazione don Giovanni Brandolese e nel solco del Manifesto «Lecco fa scuola». Una serata intensa, nata anche per ricordare la figura di Plinio Agostoni, che ha lasciato un segno profondo nella visione educativa del territorio.

«Lecco fa scuola», al Teatro Sociale l’evento per Fondazione Brandolese e Plinio Agostoni

Un momento del video proiettato del discorso di Plinio Agostoni

Fin dall’inizio, attraverso un video, sono risuonate le parole dello stesso Agostoni, capaci di mettere a fuoco il cuore del problema: «L’educazione attraversa tutte le persone e tutte le età… è un percorso che una persona compie per il proprio destino». E ancora: «Oggi si parla di emergenza educativa: più se ne parla, peggio è. Questo disastro umano è sempre più evidente». Da qui nasceva lo slogan che ha sempre portato avanti, come richiamo a una responsabilità condivisa: «La città deve creare valore comune che sostiene la scuola».

Ad aprire l’incontro è stato l’avvocato Richard Martini, presidente della Fondazione, che ha ricordato il legame tra la nascita del Liceo Leopardi e l’intuizione educativa di Agostoni: «”Lecco fa scuola” sottolinea la necessità di una sinergia fra scuola e territorio, un lavoro comune che continui nel tempo». Un impegno che coinvolge anche il mondo imprenditoriale, chiamato a sostenere concretamente la crescita educativa.

Mons. Davide Milani

Tra gli interventi, accompagnati dalle note al pianoforte di Franco Napoli, Mons. Davide Milani ha offerto uno sguardo ampio e drammaticamente attuale: «L’educazione è una scommessa su cosa diventerà una città». In un mondo in cui «ci sono bambini che vanno a scuola mentre cadono bombe accanto a loro», la radice delle contraddizioni resta educativa. Riprendendo il messaggio di papa Leone XIV, ha ricordato: «Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova». L’educazione, ha aggiunto, è una «costellazione», una rete viva di relazioni, dove «l’insegnamento non può essere separato dall’amore». Forte anche il richiamo alla responsabilità degli adulti: «Oggi c’è una generazione che rischia di diventare orfana». Da qui i tre imperativi lasciati dal Papa: «Disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire il cuore».

Raffaella Paggi ha sottolineato la necessità di ricomporre le fratture del sapere: «Conoscenza e senso, competenza e responsabilità, fede e vita». La scuola, ha spiegato, non può sottrarsi al compito educativo, che passa attraverso una proposta concreta di senso: «La libertà si attiva quando viene proposta una meta». Ma questo è possibile solo se l’adulto è autorevole, il giovane è chiamato a verificare personalmente e una comunità sostiene questo percorso. «Educare è comunicazione di sé», ha aggiunto, definendola un rischio inevitabile e necessario.

A partire dall’esperienza concreta del Liceo Leopardi, la preside Paola Perossi ha riportato il discorso dentro la vita quotidiana della scuola. Ha ricordato l’intuizione originaria: l’importanza cruciale dell’età adolescenziale e il valore di relazioni educative autentiche, come quelle vissute da don Giovanni Brandolese. Riprendendo la lettera apostolica, ha affermato: «L’educazione è una delle espressioni più alte della carità cristiana». Una prospettiva che diventa concreta quando si affrontano le domande più dure: «Che senso ha vivere?». Di fronte a eventi drammatici, dentro e fuori la scuola, i docenti hanno scelto di non tacere: «Per i ragazzi vedere adulti che non censurano queste domande è una grande speranza». In un contesto, come quello dei social, che spesso riduce la felicità a «distrazione», diventa decisivo offrire spazi di confronto reale. Significativi anche gli incontri con testimoni diretti della realtà, capaci di restituire ai giovani uno sguardo più vero sul mondo.

Il richiamo finale è stato alla ricchezza della vita interiore dei ragazzi: «E’ una cosa preziosissima». Ogni gesto educativo è un seme, e nulla va perduto. La serata si è chiusa con la lettura di una lettera di uno studente del liceo Leopardi, dove ringraziava per la borsa di studio ricevuta e con un videomessaggio del Papa, che ha ribadito: «L’educazione, un tesoro da custodire».