“Questa festa ci invita ad agire e a decidere da che parte stare, non dimenticando che la libertà sta nelle scelte che facciamo noi”. Queste le parole centrali, pronunciate dal sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, che hanno accompagnato le celebrazioni per il 25 aprile a Lecco.
Lecco celebra il 25 aprile
Le celebrazioni per la Festa della Liberazione si sono aperte con la Santa Messa al Santuario di Nostra Signora della Vittoria, celebrata da monsignor Bortolo Uberti. Subito dopo, un gesto semplice ma carico di significato: la deposizione di un omaggio floreale nella cripta del Santuario, accompagnata dai canti solenni del Coro Grigna dell’A.N.A. di Lecco, che daranno respiro e memoria alle emozioni. “Vestiamoci tutti di umiltà – ha esordito il prevosto durante l’omelia – Anche nelle nostre dinamiche quotidiane si nasconde la violenza. L’unità degli uni verso gli altri è l’ inizio di un processo di pace, chi è il diavolo oggi? È colui che vuole dividerci, ma la religione non può mai essere divisione, poiché ognuno ha diritto di professare la propria liberamente. Impegniamoci oggi a costruire una città unita e libera”.
Il corteo è poi partito da piazza Manzoni e ha attraversato le strade della città fino a piazza Diaz. Davanti al Municipio la lettura di una pagina fondamentale della storia cittadina: la concessione alla Città di Lecco della Medaglia d’Argento al Valor Militare per attività partigiana, testimonianza viva del coraggio e della resistenza. Il percorso è poi continuato verso largo Montenero, dove le corone d’alloro sono state deposte al monumento ai Caduti della lotta di Liberazione.
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Gli interventi delle autorità
In piazza Cermenati, sono intervenuti le autorità e il presidente del Comitato provinciale dell’Anpi di Lecco Enrico Avagnina di Lecco, accompagnati dal Corpo musicale “Alessandro Manzoni”.
Carico di significato anche l’intervento del primo cittadino Mauro Gattinoni: “In questi tempi, ci stiamo abituando ai discorsi della guerra. Quando anche la violenza viene ridicolizzata fermiamoci, poiché è lì ,che la democrazia viene ad indebolirsi. Quando la politica prende la scorciatoia della propaganda viene meno la libertà. Amare la democrazia è amare la complessità. Ricordare, oggi, significa continuare a fare scelte per migliorare le vite delle persone. La fascia tricolore non appartiene solo al sindaco ma ai cittadini, ricordiamoci che questa festa ci invita ad agire e a decidere da che parte stare, non dimenticando che la libertà sta nelle scelte che facciamo noi”.
La parola è poi passata al vicepresidente della Provincia Mattia Micheli. “Questo giorno ci ricorda la libertà. Viviamo in un tempo complesso, con le guerre alle porte. Non possiamo permetterci di perdere i nostri valori, che i nostri avi hanno consegnato, come il rispetto delle istituzioni. Dobbiamo tornare alle nostre radici, dobbiamo trovare forme di integrazione per rimanere uniti. Non vi è libertà se non c’ e sicurezza per tutti. Questa festa è una bussola che ci indica la strada giusta, perché la libertà va educata ogni giorno” ha dichiarato.
Molto sentito anche il discorso del prefetto Paolo Ponta, che ha dichiarato: “Oggi è il tempo della memoria e della gratitudine per chi in anni lontani ha scelto di seguire la propria coscienza. Se oggi possiamo essere liberi dobbiamo ringraziare quelli che hanno lottato per noi. Queste parole sono per noi un impegno, vanno rivolte e testimoniate ai nostri giovani”.
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L’Anpi: “Non cediamo a chi dice che la guerra è inevitabile”
“Come ogni 25 aprile ci incontriamo per compiere un atto di Memoria e ricordare la Resistenza in un giusto equilibrio tra il dolore del sacrificio compiuto per la democrazia e la gioia della Liberazione – ha esordito Avagnina – La Resistenza è stata una realtà molto complessa: ne hanno fatto parte i combattenti delle Forze Armate Italiane che dopo l’8 settembre 1943 in Patria e all’estero non si arresero alle forze tedesche e misero le loro competenze nell’organizzazione militare a disposizione delle formazioni partigiane, come Teresio Olivelli , Ulisse Guzzi, Umberto Morandi. Entrano a pieno titolo nella Resistenza i 600.000 militari italiani (IMI) trasferiti nei campi di prigionia in Germania e che in grandissima maggioranza rifiutarono la libertà pur di non proseguire la guerra a fianco dell’ex alleato tedesco. È Resistenza quella degli oltre 50.000 civili italiani deportati nei campi di eliminazione nazisti che nella maggior parte vi lasciarono la vita; sono ben 96 i deportati e uccisi della nostra Provincia, tra loro quattro concittadini, che ogni anno ricordiamo il 12 luglio a Fossoli. Qui nel 1944 Antonio Colombo, Lino Ciceri, Luigi Frigerio, Franco Minonzio, furono uccisi insieme ad altri 63 resistenti e antifascisti. Ed è Resistenza quella delle operaie e operai lecchesi che il 7 marzo 1944 scioperarono per il salario e contro la guerra pagando il prezzo altissimo di 26 deportati nei campi di concentramento da cui, in 19, non ritornarono. Fra i sette che tra sofferenze e incomprensioni riuscirono a ritornare ricordiamo Pino Galbani che per molti anni con il suo racconto ha contribuito alla costruzione della memoria della deportazione. Il prossimo 16 maggio gli verrà intitolato il piazzale di fronte alle sedi sindacali in via Besonda. Ed infine ricordiamo la Resistenza armata, quella che attuò lo scontro di guerriglia delle formazioni volontarie di città e di montagna come la 55° Brigata Rosselli contro l’imponente apparato bellico tedesco e contro le forze della Repubblica di Salò”.
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Citando Pertini e tanti altri che hanno resistito, Avagnina ha concluso: “Contro le spirali di odio ed egoismo consideriamo unici valori ancora validi quelli incardinati nella nostra Costituzione nata dalla Resistenza: la democrazia come sistema politico, i diritti sociali come garanzia di una vita dignitosa, la libertà e la pace come patrimoni individuali e collettivi dell’intero pianeta. Andiamo in Europa e nel Mondo con l’articolo 11 della nostra Costituzione e chiediamo che diventi il fondamento di un’Europa capace di realizzare gli ideali della Resistenza italiana e europea. Non cediamo a chi ci dice che la guerra è inevitabile. facciamo rivivere la speranza in un mondo migliore, unito nella ricerca di una buona convivenza tra i popoli, fondata anche sull’equa distribuzione delle risorse. E’ così che oggi possiamo onorare la nostra Liberazione dal fascismo e offrire al mondo la parte migliore della nostra storia civile”.
Mario Stojanovic
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