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Le società sportive sul futuro del Bione: «Servono spazi adeguati, non un progetto calato dall’alto»

Spazi adeguati, gestione condivisa e priorità reali: Rugby, Basket, Tennis, Pallavolo e Atletica chiedono al Comune un piano che risponda alle esigenze di chi vive quotidianamente il centro sportivo.

Le società sportive sul futuro del Bione: «Servono spazi adeguati, non un progetto calato dall’alto»

Spazi, gestione, priorità e timori per il futuro. È un coro articolato e spesso critico quello che si è levato dalle società sportive lecchesi durante la commissione dedicata al centro sportivo del Bione, chiamate a esprimersi sulla proposta di riqualificazione presentata al Comune.

Le società sportive sul futuro del Bione: «Servono spazi adeguati, non un progetto calato dall’alto»

Il Rugby Lecco, con il presidente Carlo Redaelli, ha chiarito subito che la lettera inviata non era una manifestazione di interesse, ma un contributo come semplici utenti della struttura. «Le esigenze sono cambiate – ha spiegato – oggi gli spazi pre-gara sono fondamentali e nel progetto non sono previsti». Redaelli ha sottolineato l’importanza di una club house, assente nella proposta, definendola vitale per il ruolo educativo e comunitario della società. Positivo invece il giudizio sul campo polivalente, mentre resta il tema della manutenzione del manto erboso e della convivenza con altre discipline.

Molto duro l’intervento di Antonio Tallarita, presidente del Basket Lecco, che ha denunciato l’assenza di interventi sul palazzetto, ritenuto una priorità assoluta. «Sono 17 anni che lo viviamo – ha detto – e le migliorie le abbiamo sempre fatte noi. Per le serie nazionali servono 1.200 posti: dobbiamo aspettare dieci anni?». Tallarita ha parlato di una “barzelletta” se il progetto si concentrasse quasi esclusivamente sulla piscina, ricordando i circa 600 mila euro già versati dalla società nelle casse del gestore e il settore giovanile da 250 ragazzi.

Critica anche Maddalena Medici, consigliera della sezione tennis della Canottieri Lecco, che ha definito il progetto «obsoleto» per il tennis. «Le superfici in erba sintetica non sono più funzionali – ha spiegato – il padel deve affiancare il tennis, non sostituirlo». Il Bione, secondo Medici, potrebbe diventare un supporto anche per la Canottieri, oggi limitata a un solo campo.

Dal mondo della pallavolo, l’architetto Viganò della Picco Lecco ha posto l’accento sul modello di gestione, chiedendo maggiore disponibilità di spazi e orari. «Il Bione era nato come la casa delle società sportive – ha detto – oggi bisogna tornare a coinvolgerle nella gestione».

Amareggiato l’intervento di Mauro Longoni, segretario dell’Atletica Lecco, che ha definito eccessiva la struttura prevista e ha denunciato le condizioni della pista: «Non possiamo fare gare per mesi perché il rugby gioca, e i lavori eseguiti sono stati pessimi». Problemi di infiltrazioni sotto la tribuna, irregolarità della superficie e mancanza di riscaldamento nel tendone invernale costringono spesso la società ad allenarsi fuori città.

A chiudere il confronto la replica dell’assessore Torri, che ha riconosciuto molte delle criticità emerse ma ha ribadito la necessità di una visione complessiva. «La piscina oggi è un’emergenza – ha detto – capisco le esigenze del basket e del rugby, ma le priorità vanno bilanciate». Apertura invece su alcune richieste: dalla possibilità di utilizzare la vecchia piscina in futuro per spazi palestra e pre-gara, alla club house non ad uso esclusivo, fino alla disponibilità a valutare modifiche per tennis e atletica.

Il messaggio finale è chiaro: le società chiedono di non subire il progetto, ma di costruirlo insieme, per evitare che il Bione del futuro non risponda ai bisogni reali di chi lo vive ogni giorno.