Cinquant’anni di impegno per diffondere la cultura della donazione e trasformare la solidarietà in una possibilità concreta di vita. Aido Lecco festeggia mezzo secolo di attività, ripercorrendo una storia cominciata quando parlare di donazione degli organi significava affrontare un argomento ancora poco conosciuto. Oggi, tra incontri nelle scuole, testimonianze e iniziative sul territorio, l’associazione continua a promuovere un messaggio fondamentale: donare può salvare una vita.
L’Aido Città di Lecco spegne 50 candeline
A raccontare il percorso è Giuseppe LaRosa, presidente del gruppo comunale dal 2016, da anni impegnato nell’associazione. «L’Aido lecchese è nata dalla volontà di alcune persone che avevano raccolto l’appello dei medici dell’ospedale, dove era emersa la difficoltà di trovare donatori per consentire i trapianti necessari a curare patologie molto gravi. Senza il trapianto, per molte persone, non c’erano possibilità di guarigione».
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Alle origini di questa esperienza ci sono anche figure che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento, come Renato Rigaldo e Giambattista Briacca. «Sono stati nostri predecessori e continuo a sentirli regolarmente. Il loro consiglio e la loro esperienza rappresentano ancora una risorsa preziosa».
Rispetto a cinquant’anni fa, la percezione della donazione è profondamente cambiata. «All’epoca era più difficile ottenere adesioni perché mancava la conoscenza. Con il passare degli anni, però, i risultati della medicina e il crescente successo dei trapianti hanno contribuito a creare maggiore fiducia». Un cambiamento al quale hanno contribuito anche i volontari, impegnati a informare i cittadini e ad aiutare le famiglie ad avvicinarsi a questo tema con maggiore consapevolezza.
Per LaRosa, il significato più profondo della donazione è racchiuso nella solidarietà. «Significa essere disposti a lasciare qualcosa di sé quando non ci servirà più. Per comprendere davvero l’importanza della donazione bisogna immedesimarsi in chi è in lista d’attesa, in una persona che convive con una patologia grave e aspetta una chiamata che può cambiarle la vita».
Il suo percorso in Aido è cominciato quasi per caso, durante l’esperienza lavorativa alla Corno Marco Spa, dove esisteva un sottogruppo aziendale collegato all’associazione. «Mi sono avvicinato a quell’esperienza, ho approfondito l’argomento e ci ho creduto. Sono diventato capogruppo aziendale e successivamente sono approdato al gruppo comunale».
Tra le attività centrali c’è la sensibilizzazione delle nuove generazioni. In collaborazione con la sezione provinciale, i volontari incontrano a Lecco gli studenti delle seconde medie e delle quinte superiori. «Non ci limitiamo a parlare di donazione: cerchiamo anche di promuovere stili di vita sani e spesso portiamo testimonianze dirette di persone trapiantate». Proprio il confronto con i ragazzi regala alcune delle soddisfazioni più grandi. «Quando gli studenti fanno domande profonde e pertinenti capisci che il messaggio è arrivato».
Accanto ai racconti di chi ha ricevuto un organo, ci sono testimonianze capaci di lasciare un segno profondo, come quella di una madre che, dopo aver perso il figlio in un incidente stradale, scelse di autorizzarne la donazione. L’associazione cerca inoltre di essere presente nella vita cittadina, partecipando agli eventi sportivi e alle iniziative organizzate nelle scuole per San Nicolò.
Non mancano, tuttavia, le difficoltà. «Oggi non è sempre facile far uscire la gente di casa», osserva LaRosa, riferendosi alla partecipazione agli eventi pubblici. Resta però la fiducia nella sensibilità della comunità lecchese. «Da noi il numero dei dinieghi è molto basso. I lecchesi si dimostrano particolarmente sensibili al tema della donazione».
L’urgenza di continuare a informare emerge anche dai numeri: in Italia sono circa 8.400 le persone in attesa di un trapianto, quasi 6.000 delle quali aspettano un rene.
Per celebrare il cinquantesimo anniversario, Aido Lecco ha già promosso una Messa in Basilica lo scorso maggio. Le iniziative proseguono questa sera, venerdì 23 ottobre, alle 21, con il concerto della Banda Manzoni all’Auditorium della Casa dell’Economia.
In chiusura, il presidente ha voluto ringraziare chi condivide con lui la responsabilità di portare avanti l’associazione: i consiglieri Laura, Daniela, Felice, Sarajeva, Matteo, Francesca e Chiara, la revisora dei conti Fulvia, l’amministratrice Giulia e i collaboratori Lara Maria e Graziano.
«Per me Aido significa mettersi nei panni di chi ha bisogno di un trapianto», conclude LaRosa. È in questa capacità di immedesimarsi negli altri che si ritrova il senso di cinquant’anni di impegno: promuovere una scelta di generosità che può offrire a qualcuno una nuova possibilità di vita.
Andrea Gianviti