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L'Acmt compie 25 anni e regala gli arredi del nuovo Hospice Resegone

Il sodalizio finanzierà la somma di 200mila euro per accompagnare i pazienti negli ultimi istanti di vita.

L'Acmt compie 25 anni e regala gli arredi del nuovo Hospice Resegone
Attualità Lecco e dintorni, 19 Ottobre 2021 ore 17:27

Venticinque anni di assistenza ai malati terminali e alle loro famiglie.  L’Acmt, acronimo di  Associazione per la cura dei malati in trattamento palliativo, ha raggiunto il 16 ottobre scorso, questo importante  traguardo e festeggerà  il compleanno con l’apertura del nuovo Hospice Resegone.

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Il nuovo Hospice

Si chiamerà Resegone il nuovo Hospice  realizzato all’interno nel secondo piano dell’ospedale Manzoni di Lecco e sarà interamente arredato grazie ai fondi messi a disposizione dal sodalizio: 200mila euro di cui 150mila che sono stati racimolati grazie alle raccolte fondi e altri 50mila sono provenienti da un lascito. Per celebrare l’evento, questa mattina, martedì 19 ottobre 2021, nell’aula magna del nosocomio cittadino, è stata indetta una conferenza stampa alla presenza del dg Paolo Favini, della presidente del sodalizio Francesca Biorcio Mauri, dei dottori Gianlorenzo Saccabarozzi e Anna Cazzaniga e dell’architetto Giulia Torregrossa.

"Celebriamo le nozze d'argento"

"Celebriamo queste nozze d’argento - ha esordito il dg - con la realizzazione di un hospice che aprirà a fine anno. Infatti fino ad oggi il Lecchese era penalizzato rispetto al resto della Lombardia anche perché poteva contare solo sull’Hospice Il Nespolo di Airuno. Questa nuova struttura, all’interno del nosocomio, avrà il pregio di rafforzare un servizio che è già molto forte sul territorio". Un servizio che necessita di nuovo personale infermieristico che giungerà grazie ad un bando che complessivamente porterà tra Manzoni e Mandic cento nuove figure professionali.

La vita alla fine della vita

Come dicevamo l’Acmt da un quarto di secolo si prende cura dei malati terminali, fedele al motto "La vita alla fine della vita". Ha spiegato la presidente Biorcio Mauri: "Fin dalla nostra fondazione ci siamo occupati di assistenza domiciliare aiutando i malati ad evitare un’inutile sofferenza. Tre anni dopo, nel 1999, abbiamo avviato una proficua collaborazione con l’Asl che poi è proseguita con il DiFra (Dipartimento Fragilità) permettendo un’interazione intensa con i medici e gli infermieri e finanziando anche occasioni di formazione specifica. Questo ci ha permesso di portare il servizio delle cure domiciliari a livelli elevati. Il percorso è stato possibile grazie alle numerose raccolte fondi che abbiamo organizzato grazie al prezioso supporto del Soroptimist International. Fra l’altro in nostro obiettivo era anche quello di sostenere economicamente il servizio".

L'esigenza di un Hospice in ospedale

Il progetto per l’Hospice Resegone è stato realizzato dall’architetto Torregrossa, ma a spiegare l’esigenza di un hospice all’interno della struttura ospedaliera è stato il dottor Gianlorenzo Scaccabarozzi direttore del DiFra e definito da Favini "l’inventore delle cure palliative nella nostra provincia» oltre consulente di spicco del Ministero. "L’hospice in ospedale è necessario perché la complessità non oncologica nasce all’interno della struttura. Quindi l’hospice è l’ultima tappa di un viaggio nato trent’anni fa a Merate, perfezionato poi a Lecco dal 1998 con la fusione delle ex Asl 14 e 16. Dopo tutto questo lungo tragitto ci siamo accorti che dovevamo essere sempre più prossimi al bisogno poiché in ospedale ci sono percorsi di fine vita e non hanno il tempo di essere presi in carico dalle cure domiciliari. Mediamente ogni anno muoiono circa 3 mila pazienti attraverso i nostri percorsi e il Nespolo di Airuno riusciamo ad intercettarne mille, con questo nuovo hospice potremo fare molto di più".

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Il progetto

L’hospice Resegone sarà cado e accogliente, per rispondere alle necessità del malato. I colori toccheranno le tonalità naturali del verde, dell’azzurro violetto, del marrone chiaro e del giallo e ogni stanza avrà una carta da parati sul soffitto, perché il malato tende a guardare in alto.

Ogni camera - saranno dieci in tutto - sarà dotata non solo di comfort ma anche di tecnologia, per esempio sarà dotata di Alexa per ricerche e per ascoltare musica.

"Quando si deve affrontare il momento di grande dolore come la morte di un proprio congiunto - ha spiegato l’architetto Giulia Torregrossa che ha realizzato il progetto - si vorrebbe portarlo a casa, per farlo sentire nelle condizioni migliori, ma non sempre questo è possibile. Per questo abbiamo pensato a questa struttura come un luogo accogliente. Abbiamo cercato di capire quali sono le esigenze del paziente a fine vita".

L’hospice sarà dotato di dieci camere, di una biblioteca e di un’area "tisaneria" dove i parenti dei pazienti troveranno un bollitore dove prepararsi un the o un caffè. L’area svago sarà dotata anche di collegamento internet in modo da poter lavorare in smart working qualora si abbia la necessità di assistere un proprio caro per tutto il giorno. «Io stessa mi sono trovata ad assistere delle persone in ospedale - ha aggiunto l’architetto Torregrossa - e mi sono resa conto della necessità di avere una cabina telefonica insonorizzata per evitare di uscire in giardino (magari per comunicare le condizioni di salute del proprio parente) o di farlo in corridoio. Ecco allora che abbiamo dato vita a questa struttura nel cuore dell’area relax. Questo è un progetto pensato con la testa ma anche e soprattutto con il cuore".