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Annus horribilis

La scure del Covid sul turismo nel Lecchese: nel 2020 dimezzate le presenze sul territorio

Le strutture ricettive alberghiere e non alberghiere in provincia di Lecco sono attualmente circa 1660 

La scure del Covid sul turismo nel Lecchese: nel 2020 dimezzate le presenze sul territorio
Attualità Lecco e dintorni, 08 Giugno 2021 ore 10:16

La scure del Covid sul turismo nel Lecchese: nel 2020 dimezzate le presenze sul territorio. I flussi turistici 2020 sono infatti stati inevitabilmente condizionati e limitati, anche per il territorio lecchese, dall’emergenza Covid-19 e dalle restrizioni adottate a livello mondiale.

La scure del Covid sul turismo nel Lecchese: nel 2020 dimezzate le presenze sul territorio

I valori assoluti registrati nel 2020 in termini di flusso turistico verso la provincia di Lecco sono pertanto molto lontani dai dati 2019, che aveva rappresentato un anno record per il territorio, con percentuali di crescita (+20,1% di arrivi e +20,9% di presenze) mai riscontrate negli ultimi decenni, sia per i turisti italiani (+14,5% di arrivi e +13,6% di presenze) che per gli stranieri (+24,2% di arrivi e +25,1% di presenze). Il 2020 ha invece subito un forte contraccolpo con -61,3% di arrivi e -50,9% di presenze sul territorio lecchese, a fronte di valori ancor più negativi, -66,3% di arrivi e -60,8% di presenze, subiti in Lombardia sul totale delle province, come si può leggere nel dossier statistico Flussi turistici in Lombardia - anno 2020 a cura dell’Istituto regionale per il supporto alle politiche della Lombardia PoliS-Lombardia.

Distinguendo i dati per provenienza, si osserva il maggior “peso” avuto nel 2020 dal turismo nazionale che, grazie a soggiorni più lunghi, ha permesso di contenere alcune ricadute: le presenze dei connazionali sono in effetti calate sul territorio lecchese “solo” del -14.4% rispetto al 2019, percentuale che attesta il minor calo e quindi il miglior risultato rispetto alle altre province lombarde, come evidenziato nella stessa analisi di PoliS-Lombardia.

Dai dati forniti da Villa Locatelli emerge  la tenuta delle presenze dei turisti italiani, che si conferma l’unico dato “comparabile” con i valori 2019 e fa salire i giorni di permanenza media sul territorio dai 2,19 del 2019 ai 3,39 del 2020 per i connazionali e da 2,59 giorni a 3,29 complessivamente.

Pesanti ricadute per il settore alberghiero

Gli alberghi evidenziano pesanti ricadute: la particolare situazione di incertezza, oltre al timore dei turisti di condividere spazi comuni, non li ha favoriti e diverse strutture sono rimaste chiuse, anche per limitare eccessivi costi di gestione in mancanza di arrivi.

 

 

Al contrario le strutture complementari, in cui rientrano campeggi e alloggi gestiti in forma imprenditoriale, sono state preferite, registrando un calo percentuale più contenuto e, in virtù di soggiorni più lunghi, restituiscono addirittura un valore assoluto positivo, le presenze italiane che crescono del 24,8%, allungando così la permanenza media, dai 2,19 giorni del 2019 ai 3,39.

B&B e case vacanza

 

Anche i B&B sono risultati, come gli alberghi, fortemente penalizzati dall’emergenza sanitaria: i turisti si sono indirizzati verso tipologie di alloggio che favorivano un certo “isolamento”, piuttosto che un contatto stretto con l’operatore turistico. Come possiamo osservare nella figura 5, le forme di alloggio preferite sono state le case e appartamenti per vacanze e le locazioni turistiche, spesso scelte anche per soggiorni prolungati, che hanno rievocato la cosiddetta “villeggiatura” di qualche tempo fa, alimentata soprattutto da un turismo di prossimità, proprio com’è avvenuto nel 2020.

Seppur calato in maniera importante anche negli alloggi non imprenditoriali, case e appartamenti per vacanze e locazioni turistiche, il valore assoluto del flusso turistico 2020 in queste strutture si può apprezzare l’andamento delle presenze, soprattutto italiane, addirittura in crescita del 47,2%, che restituisce una permanenza media vicina ai 6 giorni. Nonostante il complessivo crollo di arrivi dall’estero, chi ha scelto di soggiornare qui si è fermato più a lungo rispetto al 2019, determinando una permanenza straniera media vicina ai 5 giorni e mezzo.

Le strutture

Lo scenario della ricettività del territorio provinciale riserva alcuni elementi positivi, nonostante l’emergenza sanitaria abbia indubbiamente influito anche su questo aspetto: diverse strutture nel corso del 2020, in particolare di carattere non imprenditoriale, hanno cessato l’attività, ma altrettante l’hanno invece avviata, soprattutto dalla primavera di quest’anno.

Le strutture ricettive alberghiere e non alberghiere in provincia di Lecco sono attualmente circa 1660 (il dato cambia pressoché giornalmente, per effetto di nuove aperture/variazioni/cessazioni, in particolare di case e appartamenti per vacanze e locazioni turistiche) con questa suddivisione: 80 esercizi alberghieri, 1580 esercizi non alberghieri di cui 342 esercizi complementari (campeggi, locande, foresterie lombarde, case e appartamenti per vacanza imprenditoriali, rifugi alpini, case per ferie, ostelli, agriturismi) e 1238 esercizi extra alberghieri (B&B, case e appartamenti per vacanza non imprenditoriali, locazioni turistiche).

Il Consigliere provinciale delegato al Turismo Irene Alfaroli

“Lasciandoci alle spalle il 2020 con le sue prevedibili ricadute negative anche sui flussi turistici, dobbiamo concentrarci sulla stagione turistica che si sta aprendo - sottolinea il Consigliere provinciale delegato al Turismo Irene Alfaroli - cogliendo i positivi elementi da cui l’offerta ricettiva sta ripartendo: osserviamo negli ultimi mesi l’apertura di nuove strutture, prevalentemente case e appartamenti per vacanze. Inoltre il rallentamento dell’attività verificatosi dallo scorso anno ha favorito la riqualificazione di diverse strutture esistenti, soprattutto alberghiere, che significa ampliamento dei servizi e innalzamento degli standard qualitativi. Sviluppare e affinare la cultura dell’accoglienza è un’ottima base per ripartire e riprendere consapevolezza della capacità attrattiva del territorio lecchese”.