Protesta

“La salute è un diritto”: la Cgil di Lecco è scesa in piazza a Milano

Il segretario Gerosa: "La sanità territoriale è insufficiente e il peso dell’assistenza ricade sempre di più sulle famiglie"

“La salute è un diritto”: la Cgil di Lecco è scesa in piazza a Milano

“La salute è un diritto”. Con questo slogan la Cgil di Lecco è scesa in piazza ieri, sabato 11 aprile 2026, a Milano. L’appuntamento era alle 15 davanti a Palazzo Lombardia, poi in migliaia si sono mossi verso il palco preparato in piazza XXV Aprile.

150 lecchesi a Milano per protestare

Ben 150 lecchesi sono partiti da quel ramo e, in treno e in auto, hanno raggiunto il capoluogo lombardo, capitanati dal segretario generale della Cgil di Lecco Fabio Gerosa. In piazza sono scesi  cittadini, infermieri, medici, personale sanitario ma anche tantissimi rappresentati di associazioni e di reti che si occupano di persone con disabilità, per chiedere un cambio  di rotta nelle politiche sanitarie regionali: prima di tutto i manifestanti hanno chiesto di porre fine  alla privatizzazione della sanità, poi hanno domandato a gran voce l’abbattimento delle liste d’attesa. Altri nodi cruciali riguardano gli investimenti sul personale, il rafforzamento della medicina territoriale, la tutela della salute mentale, il sostegno all’assistenza per anziani e le persone non autosufficienti.

Gerosa: “La salute è un diritto”

La mobilitazione nasce da una situazione sempre più grave ed evidente: in Lombardia curarsi sta diventando più difficile. “Oggi la sanità pubblica non risponde più alle esigenze dei lombardi – fa sapere il segretario generale della Cgil di Lecco Fabio Gerosa – Il Fondo sanitario lombardo oggi utilizza circa 22 miliardi, ma non è in grado di dare risposte adeguate ai bisogni che da anni denunciamo. Le liste d’attesa sono troppo lunghe e  spingono sempre più persone a pagare di tasca propria visite ed esami e se non se lo possono permettere le costringono a  rinunciare alle cure. Ormai la sanità non risponde più alle esigenze delle famiglie, a volte per poter effettuare un esame si è costretti a recarsi in altre città, magari a Lodi o a Sondrio e non tutti hanno la possibilità di spostarsi così lontano dal proprio  territorio. In questo modo  il servizio pubblico si indebolisce, la sanità territoriale resta insufficiente e il peso dell’assistenza ricade sempre di più sulle spalle delle famiglie, sulle persone anziane e su chi lavora ogni giorno nel sistema sanitario”.

Servono risposte concrete

La manifestazione di ieri è stata indetta per chiedere con forza  a Regione Lombardia risposte concrete. “Serve  un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, più risorse per la sanità pubblica, nuove assunzioni, un vero sistema unico di prenotazione, più trasparenza nella gestione del sistema sanitario, il superamento delle distorsioni che favoriscono il privato e un investimento reale sulla salute di prossimità, sulla prevenzione e sui servizi territoriali” le conclusioni.