Attualità
Emozioni a Olginate e Calolzio

La memoria del coraggio dei nonni rivissuta e raccontata da figli e nipoti

Consegnate dal Prefetto le medaglie d'onore

La memoria del coraggio dei nonni rivissuta e raccontata da figli  e nipoti
Attualità Lecco e dintorni, 31 Gennaio 2022 ore 15:06

Una Medaglia d’Onore per non dimenticare i cittadini deportati. Sull’onda delle celebrazioni per il Giorno della Memoria si sono tenute nella mattinata di oggi, lunedì 31 gennaio 2022,  le cerimonie di consegna delle Medaglie d’Onore, attribuite dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e consegnate dal Prefetto di Lecco Castrese de Rosa, ai cittadini di Calolziocorte e Olginate che nell'ultimo conflitto mondiale sono stati deportati e internati nei lager nazisti e di cui 2deve esserne mantenuta viva la memoria”.

La memoria del coraggio dei nonni rivissuta e raccontata da figli e nipoti: emozioni a Olginate e Calolzio

"È doveroso - ha spiega il Prefetto De Rosa - venire sul territorio per ricordare in queste importanti cerimonie questi cittadini. Sono eventi importanti, e non solamente simbolici, perché è un dovere riportare alla luce le testimonianze di queste persone che hanno reso grande l’Italia: dei veri e propri esempi da tramandare alle varie generazioni”.

La prima cerimonia, alle 10.45, si è svolta ad Olginate dove all’interno della sala consigliare si sono ritrovati, oltre al Prefetto, il Sindaco Marco Passoni, il vicesindaco Antonio Gilardi e la famiglia di Luigi Grimaldi, olginatese che ha combattuto la guerra a Corfù, facendo parte della famosa divisione “Acqui” che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ebbe il coraggio di dire no all’esercito di Hitler.

Trovatosi a combattere sul fronte contro i tedeschi, dopo 12 giorni di resistenza, fu arrestato e deportato prima a Belgrado e poi in un campo di concentramento in Germania dove ebbe la fortuna di ritrovare un compaesano che lo ha accompagnato fino alla sua liberazione.

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A ritirare la benemerenza è Massimo Grimaldi, nipote trentacinquenne di Luigi che, durante un viaggio a Corfù ha potuto riscoprire la storia del nonno e renderla pubblica attraverso il suo libro “Amareno”: "Ringrazio tutti per questa medaglia che rende onore a mio nonno per tutto quello che ha vissuto. Oggi non c’è più, ma grazie anche a un concittadino che ha vissuto con lui la deportazione sono riuscito a ricostruire la sua storia in questo libro che metto a disposizione della comunità".

Anche il primo cittadino è intervenuto sull’argomento: "Credo che questo ragazzo abbia fatto un lavoro che non è da tutti ricostruendo tutto questo. Dobbiamo prenderlo come esempio perché abbiamo sicuramente altri cittadini, ad oggi sconosciuti, che hanno vissuto esperienze simili. Oggi è il giorno del ricordo di una persona concreta che va tramandato nella memoria di tutti".

Il Prefetto si è poi spostato a Calolziocorte dove, nella nuova sala civica di via Stoppani, alla presenza del sindaco Marco Ghezzi ha consegnato la Medaglia d’Onore alla famiglia di Leandro Bazzi, calolziese deportato in un campo di concentramento dall’ 8 settembre 1943 fino al 9 settembre del 1945 e ex-dipendente della “Sali di Bario”. Scomparso nel 1987 a causa di una brutta malattia ai polmoni è rimasto nel ricordo di tutti come una persona splendida.

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È toccato alle figlie di Leandro, le sorelle Nadia, Silvia e Renata Bazzi ritirare l’onoreficienza e riportare alla luce il ricordo del padre: "Voglio ringraziare prima di tutto la signora Rita Rinaldi che per tutte le ricerche che ha condotto su nostro padre - spiega la figlia Renata - Tutte noi siamo contente e orgogliose di essere qui oggi a ricevere questo premio proprio nel luogo dove nostro padre ha speso gran parte della sua vita lavorando nella Sali di Bario. Una delle cose che ricordo di mio padre è una frase che lui diceva sempre: Non buttate mai via il cibo. Se io mi sono salvato è solo perché mangiavo le bucce delle patate che i tedeschi gettavano via”.

Il sindaco di Calolziocorte, Marco Ghezzi, ha voluto poi ricordare come «sul territorio esistano figure importanti, come quella di Leandro Bazzi, che hanno sacrificato la loro vita durante la guerra rendendo grande il nostro Paese e delle quali è più che doveroso mantenere vivo il ricordo nella memoria dei giovani».

 

Luca De Cani

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