Oltre duemila infortuni in appena sette mesi e un’impennata del 36% delle malattie professionali. È il bilancio che arriva dalla provincia di Lecco sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra gennaio e luglio 2026 sono state infatti 2.127 le denunce di infortunio, il 3,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un aumento più contenuto rispetto a quello registrato in Lombardia, dove la crescita raggiunge il 6,6%, ma che per la CISL Monza Brianza Lecco conferma la necessità di non abbassare la guardia.
C’è però anche un dato positivo: gli infortuni mortali nel Lecchese sono diminuiti. Nei primi sette mesi dell’anno si è registrato un decesso, contro i quattro dello stesso periodo del 2025. Un calo importante, che il sindacato invita tuttavia a leggere con prudenza.
I numeri sono quelli INAIL, analizzati dalla CISL per fare il punto sull’andamento degli incidenti e delle malattie legate al lavoro e individuare le principali criticità sulle quali intervenire.
Infortuni sul lavoro, nel Lecchese 2.127 denunce in sette mesi:
Il quadro regionale mostra una situazione ancora più significativa. In Lombardia, nei primi sette mesi del 2026, gli infortuni in occasione di lavoro sono stati 50.546, con un aumento del 6,92%. A questi si aggiungono 9.986 infortuni in itinere, cioè quelli verificatisi durante il tragitto tra casa e lavoro, cresciuti del 5,19%.
Particolarmente delicato è il dato relativo ai lavoratori nati all’estero. Le denunce di infortunio in occasione di lavoro che li riguardano sono state 18.529, quasi il 10% in più rispetto al 2025. Tra i lavoratori nati in Italia l’incremento è invece del 5,67%.
Ancora più pesante il dato riferito agli incidenti mortali. Dei 89 decessi sul lavoro registrati in Lombardia, 35 hanno riguardato lavoratori nati all’estero, pari a circa il 39% del totale. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 18.
Numeri che, secondo la CISL, chiamano in causa diversi aspetti: dalle barriere linguistiche alle condizioni contrattuali, dall’esperienza nella mansione al ricorso ad appalti e subappalti. Per il sindacato è quindi necessario che la formazione sulla sicurezza sia realmente comprensibile e non si riduca a un semplice adempimento burocratico.
Gli infortuni aumentano con l’età
Anche l’età dei lavoratori rappresenta un elemento da tenere in considerazione. La fascia maggiormente interessata dagli infortuni è quella compresa tra 50 e 54 anni. Per quanto riguarda invece gli eventi mortali, la quota più alta si registra tra i lavoratori di età compresa tra 55 e 59 anni, che rappresentano oltre il 20% dei casi.
Il progressivo invecchiamento della forza lavoro diventa quindi, secondo la CISL, un elemento da inserire stabilmente nella valutazione dei rischi. Turni, lavoro notturno, movimentazione dei carichi, mansioni fisicamente impegnative, temperature estreme e tempi di recupero psicofisico devono essere valutati anche in relazione all’età dei lavoratori.
Quanto ai settori produttivi, il terziario concentra il maggior numero di infortuni, con 17.292 casi, pari al 31,75% del totale lombardo. Segue l’industria, con 16.718 denunce, ovvero il 30,69%.
Per gli eventi mortali, invece, sono soprattutto costruzioni e trasporto e magazzinaggio a presentare i numeri più preoccupanti: insieme raccolgono quasi il 40% dei casi.
A Lecco esplodono le denunce di malattia professionale
Se gli infortuni crescono del 3,2%, a preoccupare ancora di più nel Lecchese è il dato relativo alle malattie professionali. Nei primi sette mesi del 2026 le denunce sono aumentate del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025, contro una crescita media lombarda del 10%.
In Lombardia, la quota maggiore delle denunce riguarda le patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 60% del totale e aumentano del 19,62%.
Sono in forte crescita anche i disturbi psichiatrici, passati da 45 a 80 casi, con un incremento del 77,8%. Aumentano inoltre le malattie del sistema respiratorio, del 30,98%, e quelle del sistema nervoso, del 16,8%.
Diminuiscono invece del 33% le denunce relative ai tumori professionali. Un dato positivo, secondo la CISL, ma che deve essere letto con cautela perché il fenomeno potrebbe essere ancora sottostimato.
Proprio il mancato riconoscimento di molte patologie legate al lavoro rappresenta un ulteriore elemento di attenzione. Il Patronato INAS CISL offre assistenza gratuita ai lavoratori che intendono avviare il percorso per il riconoscimento della malattia professionale, dalla denuncia fino alla valutazione medico-legale INAIL.
Frigerio: «Il lavoro fino ad ora svolto non risulta sufficientemente incisivo»
Sul quadro tracciato dai dati interviene Roberto Frigerio, segretario della CISL Monza Brianza Lecco.
«La drammaticità dei dati pubblicati da Inail ci dicono che, nonostante ci si impegni giornalmente per cercare di diminuire gli infortuni sui luoghi di lavoro e le malattie professionali, il lavoro fino ad ora svolto in materia di sicurezza non risulta sufficientemente penetrante ed incisivo per invertire una tendenza che non accenna a migliorare».
Per il sindacato, quindi, non è sufficiente intervenire dopo che un incidente è avvenuto. La prevenzione deve diventare un percorso permanente e condiviso, capace di coinvolgere tutti i soggetti che operano all’interno del sistema produttivo.
«È proprio nella capacità di mettere insieme questi diversi punti di vista che possiamo individuare i rischi prima che si trasformino in infortuni o malattie professionali» spiega ancora Frigerio.
La proposta è quella di rafforzare un modello partecipativo della sicurezza, mettendo in relazione imprese, lavoratori, rappresentanze sindacali e datoriali e istituzioni.
Che significa, nelle parole di Frigerio, cambiare radicalmente approccio: «Adottare il modello partecipativo significa passare da una logica nella quale ci si incontra soltanto dopo che un problema si è verificato a una logica di prevenzione condivisa nella quale il confronto diventa permanente e la sicurezza entra nelle scelte organizzative e produttive delle imprese».