Si è svolto alla Camera di commercio di Lecco l’incontro intitolato “Luci nelle tenebre”, un appuntamento speciale che ha visto protagonisti 200 studenti del liceo “G. Leopardi” di Lecco e il giornalista Leone Grotti, inviato del mensile Tempi e profondo conoscitore degli scenari geopolitici internazionali.
L’iniziativa è stata organizzata con l’obiettivo di aiutare i giovani del territorio ad “alzare lo sguardo” sulla complessità e sulla drammaticità della cronaca estera attuale, superando il rischio di indifferenza o cinismo che le notizie di violenza rischiano spesso di generare. Durante il dibattito, stimolato dalle domande dei ragazzi, Grotti ha tracciato una linea guida chiara: “Non c’è niente di interessante nel vedere luoghi distrutti. È interessante invece vedere cosa permette agli uomini di restare uomini, anche nelle condizioni più disperate”.
La Cisgiordania oltre il conflitto: i piccoli semi di convivenza
Il reportage sul campo di Grotti è iniziato dalla Cisgiordania, una realtà complessa segnata da una grave crisi economica, violenze costanti e forti limitazioni alla libertà di movimento. Il giornalista ha ricordato i dati numerici del territorio, occupato da Israele dal 1967 e oggi abitato da tre milioni di palestinesi e 700.000 coloni israeliani.
Accanto alla cronaca del conflitto, però, l’inviato ha voluto mostrare agli studenti le “luci” di questa terra: la realtà di alcune scuole in cui ragazzi musulmani e cristiani studiano e convivono quotidianamente, e l’impegno di educatori e religiosi pronti a costruire ponti di pace. “La mancanza di conoscenza — ha evidenziato il giornalista — rende più facile la guerra”.
Nigeria: il dramma dei cristiani e le vocazioni che nascono dal fango
La seconda tappa del racconto ha toccato la Nigeria, un Paese ricchissimo di risorse naturali ma martoriato da profonde tensioni etniche, instabilità interna e persecuzioni religiose diffuse che si consumano nel silenzio quasi totale dei media mondiali.
Il momento più toccante per la platea di studenti lecchesi è stato il racconto del sacrificio di un giovane seminarista nigeriano, rapito e ucciso dopo aver difeso e testimoniato la propria fede fino all’ultimo istante. Una tragedia che, come spiegato da Grotti, ha generato un risvolto inaspettato: “Queste testimonianze fanno nascere qualcosa. Non è il male ad avere l’ultima parola: nel seminario di questo giovane martire ora le vocazioni sono esplose”.
Cina e Hong Kong: la testimonianza di chi non rinuncia alla dignità
L’incontro si è poi spostato sull’Estremo Oriente per analizzare il tema delle libertà civili in Cina e a Hong Kong, attraverso le vicende biografiche di attivisti per i diritti umani come Lee Cheuk-yan e l’imprenditore Jimmy Lai, entrambi attualmente detenuti.
Grotti ha riportato le parole emblematiche pronunciate da Jimmy Lai prima del suo arresto, quando scelse consapevolmente di non fuggire dalla città: “Tutto quello che ho lo devo a Hong Kong. Combatterò per la libertà e non rinuncerò alla dignità di essere umano”. Una scelta di sacrificio personale che, come testimoniato dalla moglie dell’attivista, lo porta oggi a “vivere la prigione in totale libertà”, dimostrando la resistenza della dignità umana anche di fronte all’oppressione.
La conoscenza come primo passo per costruire la pace
L’evento si è concluso con una riflessione condivisa tra i docenti e i ragazzi del liceo Leopardi (struttura gestita dalla Cooperativa sociale Nuova Scuola, attiva a Rancio anche con la primaria Pietro Scola e la secondaria Massimiliano Kolbe).
L’incontro ha dimostrato come l’informazione internazionale non debba tradursi in disperazione, ma in uno stimolo concreto per l’azione personale. “Tra le macerie — ha concluso Grotti — ciò che stupisce non è la distruzione, ma le persone che restano e scelgono di costruire. E noi possiamo agire allo stesso modo di queste persone che vivono così”, lasciando ai giovani studenti un messaggio di speranza e di impegno civile.
