ESPOSIZIONE

Giornata internazionale della donna, Confcommercio Lecco propone la mostra “In ascolto di Eco”

Realizzata da Terziario Donna di Confcommercio Lecco in collaborazione col Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese, all'interno del ricco programma mostre 2026 del Comune di Lecco

Giornata internazionale della donna, Confcommercio Lecco propone la mostra “In ascolto di Eco”

Giornata internazionale della donna, Confcommercio Lecco propone la mostra “In ascolto di Eco”. Terziario Donna di Confcommercio Lecco è il punto di riferimento delle imprenditrici socie o titolari di aziende iscritte all’Associazione. Donne che si riconoscono nello stesso desiderio: crescere insieme, sostenere chi crea e guida un’impresa, chi porta avanti ogni giorno la propria visione di bellezza. Alla guida del gruppo che condivide idee, scelte e progetti, ci sono la presidente Mariangela Tentori, socia di Teka Comunica srl e Sabina Melesi, proprietaria di Galleria Melesi.

Giornata internazionale della donna, Confcommercio Lecco propone “In ascolto di Eco”

Da questo terreno comune nasce la mostra “In ascolto di Eco”, realizzata con l’intento di celebrare la Giornata internazionale della donna 2026. Un’esposizione che vuole festeggiare l’8 marzo offrendo uno spazio di armonia e riflessione, un luogo in cui arte e poesia danno voce a ciò che nell’esperienza femminile resta spesso sommerso: fragilità, desiderio, dubbio, forza silenziosa.

Non parole gridate, ma un linguaggio che risuona e invita all’ascolto. Con le fotografie di Francesca Della Toffola e le poesie di Margherita Rigamondi. Eco era una ninfa dalla voce leggera e instancabile. Amava raccontare, parlare, riempire l’aria di parole. I suoi discorsi distrassero Giunone dai tradimenti di Giove. Per questo la dea la punì, le tolse la voce e la condannò a ripetere soltanto le ultime parole del suo interlocutore. Da allora Eco non poté più dire se stessa.

Quando si innamorò di Narciso, incapace di amare perché abbagliato dal proprio riflesso, non riuscì a dichiararsi. Respinta, si consumò nel dolore fino a svanire. Di lei restò solo un suono lontano: un’eco sottile e ostinata che ancora oggi continua a risuonare. Quella di Eco è una storia antica che continua a interrogare il presente. È la storia di ogni donna quando la sua voce non trova spazio, quando viene fraintesa o ridotta ai ruoli e alle aspettative altrui. Eppure qualcosa rimane sempre: un filo sonoro che resiste, un richiamo che non si spegne, una presenza che chiede di essere riconosciuta.

“In ascolto di Eco” nasce da questa necessità: accogliere ciò che rimane e trasformarlo in immagini e parole capaci di portare luce, memoria, riconoscimento.

Le fotografie di Francesca Della Toffola, delicate e intense, raccontano corpi che si intrecciano con la natura, identità che si scompongono e si ricompongono, presenze che riaffiorano. Attraverso i tre cicli fotografici “Accerchiati incanti”, “Appesi all’attimo”, “Nel buio ho trovato l’azzurro e l’oro”, l’artista costruisce un racconto per immagini che parte da una frattura per riscoprire una presenza. Ciascuna opera diventa tappa di un percorso emotivo e simbolico che esplora la condizione della donna oggi.

“Accerchiati incanti” racconta il desiderio di fondersi con una dimensione più ampia – qui evocata dalla natura – per comprenderla e farne parte, ma anche il bisogno di non esporsi per il timore di non essere accolte o di venire giudicate. Nella tensione tra mimetismo e rivelazione, tra il voler sparire e il trasparire come fili d’erba tra fili d’erba, emerge la sottile frattura tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di dover essere. Eppure, anche quando ci assottigliamo, qualcosa di noi continua a chiedere spazio.

“Appesi all’attimo” è un invito a fermarsi e ad ascoltarsi. In un tempo che ci chiede di essere sempre presenti, efficienti e disponibili, il rischio non è solo quello di dedicare poco tempo a noi stesse, ma di perdere il contatto con la nostra essenza più profonda mentre facciamo ciò che è necessario. La frattura nasce quando le responsabilità smettono di essere una scelta e diventano solo un dovere. Fermarsi non significa sottrarsi al mondo, ma tornare a scegliere come stare nel mondo.

“Nel buio ho trovato l’azzurro e l’oro” è una sfida con se stesse sul tema dell’identità. Qui la frattura non è più tra dentro e fuori, ma all’interno del nostro stesso sguardo: quando qualcosa si rompe, quando non ci riconosciamo più, le immagini si frammentano, si spezzano, si moltiplicano, perdono contorno, per poi ricomporsi nel buio. Allora l’ombra diventa riflesso, il riflesso memoria, la memoria sogno. Ogni scatto è un gesto di ricostruzione: come se la donna, attraverso la propria eco interiore, imparasse a nominarsi di nuovo.

A risuonare con queste immagini sono le suggestioni poetiche di Margherita Rigamondi. I suoi testi, profondi e vibranti, si intrecciano ai temi di Francesca: identità, memoria, corpo, appartenenza, ferita e cura, restituendo parola a ciò che spesso resta inespresso. Ogni poesia è una voce che non si limita a fare eco, ma crea eco, rimette in circolo il sentire, costruisce una grammatica nuova per raccontare il femminile.

Insieme, fotografia e poesia generano un dialogo silenzioso e palpitante: frammenti di Eco che tornano a parlare, a risuonare, a farsi udire. Catalogo della mostra è la TekAgenda 2026 che accompagna il progetto con dodici opere e dodici poesie – una per ogni mese dell’anno -, costruendo un percorso completo tra immagine e parola.

Le opere esposte, abbinate ai testi poetici, sono accompagnate da QR code che consentono di ascoltare la voce di Margherita Rigamondi, ampliando l’esperienza visiva a a una dimensione sonora e immersiva.