per non dimenticare

“E’ tempo di sciogliere ogni ostilità”: Lecco celebra il 4 Novembre

"Lecco sarà sempre al fianco di chi costruisce occasioni di unità e pace tra le mura del Paese o nelle più estreme periferie della terra, perché la pace va riconquistata quotidianamente e oggi ne godiamo anche per il sacrificio di chi ci ha preceduto"

“E’ tempo di sciogliere ogni ostilità”: Lecco celebra il 4 Novembre
Aggiungi Prima Lecco alle tue fonti preferite

“Quando leggiamo i nomi incisi sui monumenti ai Caduti dei nostri paesi, dimentichiamo spesso un dettaglio. Erano ragazzi. Molti avevano diciotto, diciannove, vent’anni. L’età dei nostri figli”. E’ all’insegna di queste parole che, nella mattinata di oggi, mercoledì 4 novembre 2026, la città di Lecco ha celebrato la Giornata dell’Unità nazionale e la Giornata delle Forze Armate, alla presenza delle autorità civili e militari e delle associazioni combattentistiche e d’arma. Presenti il sindaco di Lecco Filippo Boscagli, il prefetto Paolo Ponta, la presidente della provincia Alessandra Hofmann, il questore di Lecco Stefania Marrazzo, la direttrice della Casa Circondariale di Pescarenico Luisa Mattina e i sindaci del territorio.

“E’ tempo di sciogliere ogni ostilità”: Lecco celebra il 4 Novembre

La cerimonia è iniziata con la celebrazione della messa, nel Santuario di Nostra Signora della Vittoria, celebrata dal prevosto di Lecco, monsignor Bortolo Uberti, insieme a don Andrea Lotterio, cappellano della Polizia di Stato delle province di Lecco e Sondrio, don Maurizio Mottadelli e don Simone Salvadore, cappellano dei Carabinieri di Lecco, e animata dai canti del Coro Alpino Lecchese, diretto dal maestro Francesco Bussani. Al termine della celebrazione è stato deposto un cuscino di fiori dedicato ai Caduti nella cripta del santuario.

Nella sua omelia, don Bortolo ha ricordato, nome per nome, i militari morti in Bosnia nel tragico incidente in elicottero. “Questi sono soltanto gli ultimi di una lunga serie di uomini e donne che hanno sacrificato la loro giovinezza sui fronti di guerra, nella lotta al terrorismo e all’illegalità. La mia preghiera oggi chiede al Signore che rimangano gli ultimi. Non ce ne siano più altri, né nel nostro paese né in ogni altro angolo della terra. Invochiamo la pace, sapendo che la strada è ancora lunga e lontana”. “Questo è il tempo di cercare e costruire insieme non solo il futuro, ma anche il presente – ha concluso il sacerdote – E’ tempo di ricostruire relazioni e legami, di sciogliere ogni ostilità, rancore, disprezzo. Non è forse giunto il momento di stare dalla parte del buon pastore piuttosto che da quella del mercenario? E’ il tempo, questo, di stare dall’altra parte: quella della concordia tra i popoli, della fraternità universale, della cura dei più deboli e di coloro che, magari anche giovanissimi, si sono persi o si stanno perdendo su sentieri di solitudine e disagio”.

Dopo la messa, la cerimonia è proseguita al Monumento dei Caduti sul lungolario Isonzo. Qui ha preso la parola il sindaco Filippo Boscagli: “Oggi, 100 anni fa, il 4 novembre 1926, Lecco inaugurava il Monumento ai Caduti. Proprio nel giorno in cui si celebra la vittoria della Prima Guerra Mondiale, Lecco ha pensato da subito ai propri figli caduti nelle operazioni militari. Lecco sarà sempre al fianco di chi costruisce occasioni di unità e pace tra le mura del Paese o nelle più estreme periferie della terra, perché la pace va riconquistata quotidianamente e oggi ne godiamo anche per il sacrificio di chi ci ha preceduto”.

Dopo l’intervento del primo cittadino, si è svolta la cerimonia dell’Alzabandiera, accompagnata dalle note dell’Inno di Mameli; quindi sono state deposte le corone d’alloro al Monumento dei Caduti; è stato letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre Giuseppe Pogliani, storico ex sindaco di Lecco, ha letto il “Bollettino della vittoria”, il proclama ufficiale con cui il generale Armando Diaz annunciò, il 4 novembre 1918, la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Hanno preso quindi la parola il prefetto Paolo Ponta e la presidente della Provincia Alessandra Hofmann: “Di solito, in questa occasione, si pronunciano parole solenni. Sono giuste e necessarie. Ma quest’anno vorrei parlarvi anche in un altro modo. Vorrei parlarvi non solo come presidente della Provincia, ma come madre – ha detto la presidente – Quando leggiamo i nomi incisi sui monumenti ai caduti dei nostri paesi, dimentichiamo spesso un dettaglio. Erano ragazzi. Molti avevano diciotto, diciannove, vent’anni. L’età dei nostri figli. Quei ragazzi venivano da regioni diverse, parlavano dialetti diversi, eppure, in trincea, impararono a sentirsi parte della stessa comunità. E’ anche per questo che oggi parliamo di unità nazionale. Un’unità pagata a un prezzo altissimo, che non possiamo dare per scontata”.

La presidente ha quindi ripercorso le immagini delle manifestazioni degenerate in violenze e assalti dei giorni scorsi: “Immaginate per un momento di avere due figli. Uno potrebbe essere lì, in mezzo ai violenti. L’altro dall’altra parte, con il casco e lo scudo, a cercare di fermarli. Quei due ragazzi sono figli di tutti noi, e una madre non può scegliere tra i suoi figli. Ma può, e deve dire con chiarezza, da che parte stare senza ambiguità: dalla parte della legge, del rispetto, della vita. Perché chi indossa una divisa non sceglie chi proteggere. Protegge tutti: chi li ringrazia, chi li contesta e perfino chi, sbagliando profondamente, arriva ad aggredirli”.

Il presidente di Assoarma, Filippo Di Lelio, si è quindi rivolto agli studenti con queste parole: “La patria non è solo una bandiera da sventolare; ragazzi, quando vi doneranno una bandiera, il vostro compito sarà rispettarla. Vi auguro di trascorrere una vita senza guerre”.

La cerimonia si è conclusa con gli interventi degli studenti (presenti gli alunni della scuola primaria De Amicis e dell’Istituto Bertacchi).

Mario Stojanovic 

Tutte le foto: