Dalle bombe dell’Ucraina a un sudatissimo quanto meritato diploma. È la storia di Tetiana Samko che grazie al supporto dell’associazione San Vincenzo è riuscita a raggiungere questo traguardo.
Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, Tetiana non ha avuto tempo di pensare. Dopo dieci giorni dall’invasione è arrivata la decisione di partire, insieme alle due figlie e alla madre, lasciando il marito che, purtroppo, come tanti uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni, è rimasto bloccato nel Paese, a causa della legge marziale che vieta l’espatrio a potenziali soldati.
Dalle bombe ucraine all’Italia, la storia di Tetiana che è riuscita a diplomarsi
Un viaggio lungo e doloroso fino al confine con la Polonia, poi l’arrivo in Italia, a Belledo, frazione di Lecco. Una terra che Tetiana conosceva già: l’aveva visitata in passato e l’aveva decisa con il cuore. «Ho scelto l’Italia perché mi è sempre piaciuta. E quando sono arrivata non ho perso tempo: non avevo in mente di tornare indietro». Ospitata inizialmente dall’amica Larysa e dal marito Roberto, ammette che l’impatto con la nuova realtà non è stato semplice, la barriera linguistica è stata l’ostacolo più grande: «La difficoltà più grande è stata imparare la lingua. Ero abituata a fare tutto da sola, arrivata qua ho dovuto chiedere aiuto per qualsiasi cosa, e non ero abituata. Anche a livello burocratico è stato complicato». Con una bambina piccola da accudire e mille preoccupazioni, studiare non è stato facile: «Non avevo scelta, dovevo capire e parlare per regolarizzarmi. Ho studiato poco sui libri, ho imparato tanto ascoltando le persone». La necessità è diventata motivazione, dopo tre mesi ha trovato lavoro e lì l’italiano è diventato pratica quotidiana.
Determinante è stato l’incontro con l’associazione Società di San Vincenzo de Paoli, conosciuta tramite una donna ucraina che le ha parlato del corso di lingua italiana. «Ho colto l’occasione. Eravamo tutti ucraini». In quel percorso ha conosciuto Licia Butta, figura fondamentale nel suo cammino: «Mi ha sempre aiutata. Quando sono arrivata non sapevo cosa fare. È stata lei a trovarmi la casa in cui vivo adesso, in viale Turati, dall’estate scorsa». Un aiuto concreto, fatto di presenza e sostegno reale. Grazie al tempo che è riuscita a ricamarsi per studiare ha superato anche l’esame di italiano livello B1 per la cittadinanza, un traguardo importante che segna il suo radicamento nel territorio.
Ci sono stati momenti in cui la stanchezza rischiava di prendere il sopravvento: «A volte pensavo di non avere forza, ma ero sola con le bambine e non potevo permettermi di non averla». Le figlie sono state la sua ancora: «Ho fatto tutto per loro. Non avevo dove tornare. Vuoi o non vuoi, la forza doveva esserci».
Oggi racconta quegli eventi con calma, ma non nasconde la sofferenza: «Adesso lo racconto tranquillamente, ma quello che ho passato non lo auguro a nessuno – aggiunge – Tutto è possibile. Ho avuto fortuna, ma ho fatto anche tutti gli sforzi necessari. L’importante è che siamo qui, stiamo bene e abbiamo un tetto. Questo mi basta».
Tetiana ha deciso anche di investire su sé stessa, frequentando un corso – in parte online e in parte in presenza – fino a diplomarsi come estetista alla Mediadream Academy. Un percorso impegnativo, culminato nella stesura della tesi interamente in italiano: «È stato molto emozionante. Certo, mi sono fatta aiutare dagli strumenti, come è giusto che sia». Ha scelto di dedicare la sua tesi alla cultura ucraina, in particolare alle tradizioni igieniche femminili accompagnate dai cosmetici. Il giorno del diploma è stato liberatorio: «Ho provato una leggerezza, come se tutto fosse finalmente finito. Mi sento appagata di tutti i sacrifici fatti fino ad ora».
La storia di Tetiana parla di integrazione concreta resa possibile anche grazie alla rete di solidarietà del territorio. Il suo ringraziamento parla da sé: «Senza Licia, l’associazione, Don Paolo Biffi della chiesa di Belledo e tutte le persone che ho incontrato non avrei saputo cosa fare».
La sua testimonianza racconta non solo il dolore della guerra, ma anche la forza silenziosa di chi ricomincia da zero, trasformando la necessità in opportunità e la paura in determinazione.
Lucia Avallone