Da Lecco ad Amsterdam in bicicletta, per un viaggio all’insegna dello slow travel e della consapevolezza. Questa l’avventura natalizia di Ilje Velkov, 34enne residente a Malgrate, cresciuto da sempre nella città del Manzoni ma originario della Macedonia. Dopo gli studi all’alberghiero, Velkov ha sempre lavorato nell’area dei servizi ai clienti; quest’anno, in particolare, ha vestito i panni del pilota del taxi boat di Malgrate nel corso dell’intensa stagione turistica passata.

Da Lecco ad Amsterdam in sella a una bici: il malgratese Velkov e l’arte dello slow travel
“Uno spostamento lento, essenziale e autentico – così lui stesso ha descritto il suo viaggio – compiuto esclusivamente in bicicletta a pedalata tradizionale, senza alcun supporto elettrico”. Per la precisione, il malgratese ha utilizzato una bici di seconda mano. Velkov è partito all’alba dell’8 dicembre 2025 da Lecco e ha raggiunto la capitale dell’Olanda il 19 dicembre nel primo pomeriggio, dopo aver percorso circa 1200 chilometri, scegliendo di allungare il tragitto “per vivere appieno il viaggio”.

Da noi intervistato, il 34enne ha raccontato la sua prima esperienza di cicloturismo, ponendo l’accento non tanto sulla performance atletica – per quanto notevole – quanto sullo spirito con cui ha intrapreso il viaggio, fuori e dentro di sé, fino alla “patria delle biciclette”.

Com’è nata l’idea di intraprendere un tragitto in bicicletta da Lecco ad Amsterdam?
“E’ partito tutto dal mese di dicembre, un mese che inevitabilmente porta con sé delle riflessioni e che invita a tracciare un bilancio dell’anno trascorso: per me il 2025 è stato un anno molto intenso, sia dal punto di vista professionale che sentimentale; avevo proprio bisogno di rallentare e così ho valutato la possibilità di intraprendere uno slow travel, dove la bellezza del viaggio fosse proprio il percorso in sé. Essendo minimamente appassionato di biciclette, pur non reputandomi un esperto ciclista, ho deciso di abbracciare una delle tante possibilità di cicloturismo. Ho scelto proprio Amsterdam perché per me è una meta simbolica: l’Olanda infatti è il Paese con più piste ciclabili e migliaia di posteggi per bici, e in generale con un’ampia cultura legata al mondo della bicicletta; insomma, la meta ideale per un cicloturista”.

Velkov ha ribadito come la sua non fosse una sfida agonistica: “Non voglio trasmettere un messaggio di agonismo; la mia esperienza non mirava alla prestazione sportiva, ma allo spirito dello slow travel: un modo di viaggiare lento e consapevole, connettendosi con la natura, con i luoghi, con le persone. Un modo di viaggiare che consente di riflettere e di pensare. L’ho fatto anche per ripulirmi dai pensieri quotidiani e godere del tempo, perché in questa esperienza il valore del viaggio è il viaggio stesso. Io ci ho impiegato 10 giorni come potevo mettercene 14, e c’è chi ne ha impiegati 6, ma durante il tragitto non guardavo nemmeno l’ora perché mi sono connesso completamente con il momento presente e con la natura; avevo con me solo un telefono di emergenza, ma niente orologio, per non percepire lo scorrere del tempo, ma godere dei momenti che la pedalata voleva regalarmi chilometro dopo chilometro”.
Lei ha anche pedalato sulla neve… racconti.
“A causa della chiusura invernale del Passo dello Spluga, ho attraversato il Passo del Maloja e il Julierpass, arrivando a 2.284 metri di quota, pedalando sulla neve, in pieno inverno. Il percorso mi ha portato ad attraversare Italia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi Bassi, passando per piccoli paesi, campagne infinite, piste ciclabili curate e paesaggi di grande bellezza, tra animali lungo il percorso e atmosfere sempre diverse”.
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Qual è stato il momento più bello del viaggio? E la principale difficoltà incontrata?
“I momenti più belli sono stati il superamento delle Alpi Svizzere e l’arrivo alla meta. Una difficoltà che ho incontrato nel tragitto, che poi però si è rivelata anche una cosa bella, si è verificata il primo giorno dal mio arrivo in Germania. Dato che le giornate invernali sono corte, già alle tre o alle quattro diventava buio, così mi sono ritrovato in un paesino un po’ sperduto dove, guardando sulla mappa, non risultava esserci nessun bed & breakfast o albergo. Io comunque mi ero premunito di una tenda di emergenza, così ho chiesto ad un ciclista di passaggio dove potessi piazzarla, e lui, insieme ad altri amici, mi ha invitato in un centro sportivo del paese, che i cittadini sfruttavano come un luogo di ritrovo serale: mi sono ritrovato così dal non avere un posto in cui fermarmi per la notte al fare amicizia con delle persone del luogo, fare una doccia calda e avere un posto per dormire. Tra l’altro, uno di loro aveva intrapreso un viaggio in bicicletta nello stile slow travel da Monaco a Venezia nel 2021, e quindi è stato particolarmente bello perché ci siamo confrontati su questo tipo di esperienza e ho capito che c’è sempre più gente che vuole intraprendere viaggi simili.

Quando ti presenti in un paesino in sella ad una bici con tanti chilometri alle spalle, la gente ti guarda con occhi più accoglienti. L’unico vero limite del viaggio è stato partire nel mese con le giornate più corte dell’anno, con poche ore di luce a disposizione per pedalare. Allo stesso tempo, però, dicembre ha regalato un fascino unico: un’atmosfera natalizia diffusa, decorazioni, luci e sorrisi inattesi lungo la strada. Ho avuto inoltre la fortuna di incontrare condizioni meteo favorevoli per quasi tutto il viaggio, fatta eccezione per l’ultimo giorno ad Amsterdam, accompagnato dalla pioggia”.

Il suo è stato un viaggio lento, che lo ha aiutato “a riconnettersi con l’essenziale”: racconti.
“Esatto; il messaggio più importante che vorrei trasmettere è proprio che il valore del viaggio è il viaggio stesso: rallentare fa bene ed è possibile per tutti; io non ero allenato e non avevo una bicicletta ideale, ma comunque sono partito: ognuno poi può scegliere il suo percorso e la sua meta, non importa quanto tempo si impiega, perché il senso è proprio connettersi con il viaggio e ripulirsi dai pensieri quotidiani; è qualcosa che nasce proprio da un’esigenza: potremmo dire che è un viaggio mentale, più che fisico. La lentezza è diventata per me una forma di terapia: sono tornato a casa molto più leggero, perché il vero lusso è il tempo, per questo non mi importava di passare la notte in hotel a cinque stelle, ma in semplici motel”.

Intanto, Velkov pensa già ad un possibile prossimo viaggio… sempre sulle due ruote, s’intende. Magari esplorando l’Italia, verso sud… ma questa sarà un’altra storia.
