Cordoglio

Commosso addio a “Toni Steliin” del Coro Nives di Premana

Ha cantato fino all'ultimo

Commosso addio a “Toni Steliin” del Coro Nives di Premana

Se ne va un pezzo di storia del canto popolare valsassinese. Nei giorni scorsi è scomparso Antonio Gianola, per tutti “Toni Steliin”, tra i fondatori del Coro Nives e figura simbolo della tradizione musicale di Premana.

Commosso addio a “Toni Steliin” del Coro Nives di Premana

Aveva 94 anni e, fino a quando il fisico glielo ha consentito, non ha mai smesso di cantare. A ricordarlo con emozione è il presidente del coro, Stefano Gianola, che ripercorre gli inizi di un’avventura nata quasi per gioco: «Antonio fu tra i nove fondatori, sette dei quali di Barconcelli. Erano poco più che ventenni, un gruppo di amici che iniziò a cantare alle feste della Valsassina. All’inizio per divertimento, poi la passione li ha portati a costituirsi ufficialmente». Il primo nome era “La Premanina”, poi diventato Coro Nives. Il debutto risale al primo maggio 1957 a Dervio, raggiunto a piedi da Premana. «Avevano già una divisa, cucita da uno di loro, con le tipiche calzature premanesi. Quel giorno mancava solo Luigi Pomoni, perché stava nascendo suo figlio. Da lì è partito tutto», racconta Gianola. Da allora, decenni di attività, concerti e trasferte, prima con un maestro locale e poi con altri direttori. Antonio Gianola non ha mai abbandonato il coro: «Ha cantato per oltre 60 anni, sempre nella sezione bassi. Anche negli ultimi tempi, quando faceva più fatica, restava in piedi a cantare e poi si sedeva tra un brano e l’altro. Fino alla fine si è sentito un corista». Circa dieci anni fa gli era stato riconosciuto il titolo di corista onorario, ma il legame con il gruppo non è mai venuto meno. «Era un pilastro – prosegue il presidente – uno degli ultimi fondatori ancora attivi. Oggi ne restano due, entrambi novantenni». Tra i tanti ricordi, emerge un tratto unico del suo modo di vivere la musica: «Non guardava mai il maestro. Cantava con gli occhi bassi, si accordava “a sentimento”. Diceva che bastava sentire il respiro del coro per capire quando partire. Aveva questa capacità straordinaria». E poi la vita condivisa con gli altri coristi, dentro e fuori dal palco: «A Premana erano sempre composti, quasi austeri. Ma appena si usciva dal paese, per esempio passando il passo di Piazzo verso Casargo, cambiava tutto: scherzi, risate, un clima completamente diverso. Ricordo trasferte all’estero, come Sarajevo, piene di episodi che ancora oggi ci fanno sorridere». Negli ultimi anni aveva dovuto fare i conti anche con problemi di salute, ma ha continuato a vivere accanto alla moglie Alice, circondato dall’affetto dei suoi cari. «Ha fatto una bella vita», sottolinea Gianola.