MEZZO SECOLO

Cinquant’anni di Patrunzì: una storia di famiglia che non si ferma

Dal 1976 il locale è un punto di riferimento per Monte Marenzo: grande festa con clienti, amici, istituzioni e la musica di Gabriele Bolis

Cinquant’anni di Patrunzì: una storia di famiglia che non si ferma

Cinquant’anni sono tanti. Ancora di più quando a scandirli non sono soltanto le date sul calendario, ma migliaia di caffè serviti al bancone, pizze sfornate, pranzi e cene condivisi, giornali consegnati ogni mattina, feste, incontri e generazioni di clienti che, nel corso del tempo, hanno continuato a varcare quella porta. A Monte Marenzo, venerdì sera, 2 ottobre 2026,  il locale «Patrunzì» ha celebrato mezzo secolo di attività, una storia iniziata nel 1976 con Angela Gandolfi e arrivata fino a oggi attraverso il passaggio di generazioni.

Al centro Angela Gandolfi con il marito Gian Pietro Locatelli e le figlie Monica, Germana e Romina

Cinquant’anni di Patrunzì: una storia di famiglia che non si ferma

La ricorrenza, molto sentita dalla famiglia e dalla comunità, è stata festeggiata nel tardo pomeriggio con una partecipata festa alla quale hanno preso parte clienti e amici. Presenti anche il sindaco Paola Colombo e il parroco don Angelo Roncelli.

A fare da colonna sonora, in un’atmosfera di festa e memoria, è stata la musica del maestro Gabriele Bolis e del suo gruppo, in un ritorno alle origini. Lo stesso Bolis, insieme al complesso «I Diamanti del Liscio», aveva infatti suonato all’inaugurazione del locale, quando l’attività portava ancora il nome di «Pierangela».

La storia dell’attività (bar, ristorante e pizzeria, e l’edicola già attiva dal 1975) comincia il 2 ottobre 1976, Ma la passione di Gandolfi per questo mestiere affonda ancora più indietro. Prima dell’apertura ufficiale gestiva già un piccolo bar nella casa paterna. Per 42 anni è rimasta dietro il bancone e ai fornelli, fino al pensionamento. Nel 2011 è arrivato il passaggio di testimone: la gestione è stata raccolta dalle figlie Romina e Germana Locatelli che ancora oggi portano avanti l’attività.

Nel corso degli anni è cambiata anche l’insegna. Dopo «Pierangela», il locale è diventato «Bar al Borgo», prima di assumere l’attuale denominazione «Patrunzì». Un nome legato alle origini della famiglia e diventato ormai familiare a tutto il paese, nel tempo. «È uno dei soprannomi della famiglia Locatelli in quel di Pontida» aveva spiegato Angela quando le figlie avevano assunto ufficialmente la gestione.

Ed è proprio la continuità familiare uno degli aspetti più significativi di questa storia: «Con questa piccola festa, abbiamo voluto ringraziare i nostri genitori per quanto hanno fatto in questi cinquant’anni e soprattutto per i loro sacrifici – racconta Germana Locatelli – Perché oltre all’attività hanno cresciuto anche noi».

Una storia fatta di sacrifici quotidiani, impegno e vita familiare vissuta insieme all’attività. Nella storia c’è anche una curiosità che lega passato e presente. «Una chicca che pochi sanno è che la mia bisnonna aveva un circolo a poche centinaia di metri da questo locale – racconta ancora Locatelli – Poi il tutto è passato per generazioni nella nostra famiglia».

La festa è stata infine anche l’occasione per ringraziare tutti. «Vorrei ringraziare tutti i clienti che sono passati e quelli che vengono tutt’ora nel nostro locale, per aver contribuito al raggiungimento di questo storico traguardo ma anche tutti quelli che verranno ancora in futuro», chiosa Locatelli.

Un sentimento condiviso dal sindaco Paola Colombo: «Cinquant’anni di attività sono un traguardo importante, fatto di impegno, passione e dedizione. È un percorso costruito nel tempo con fiducia, relazioni e un legame con il nostro territorio».

Cinquant’anni dopo quel 2 ottobre 1976, dunque, la storia continua. Sono cambiate le insegne, ma resta il filo conduttore di un’attività nata da una famiglia, cresciuta insieme al paese e portata avanti dalle figlie di Angela. E quella musica di Gabriele Bolis, tornata nello stesso locale dopo mezzo secolo, ha dato alla festa un significato ancora più particolare: il passato che torna a fare visita al presente.

Mario Stojanovic