Riqualificazione del Bione, progetto promosso? No, quantomeno… rimandato a settembre. Di sicuro è stata rimandata alla prossima settimana (e precisamente al 25 marzo) una discussione più approfondita. È quanto emerso nella serata di ieri, martedì 17 marzo 2026, durante la commissione congiunta I – II – IV, che ha preso in esame la Proposta di Partenariato Pubblico-Privato avente ad oggetto la progettazione esecutiva, la riqualificazione, la manutenzione, la gestione e il finanziamento, anche mediante locazione finanziaria.
Si tratta della proposta presentata dalla cordata formata da Intesa Costruzioni Srl, Italgreen Spa, In Sport Srl SSD e Sport Plus Srl SSD, che prevede un maxi investimento di oltre 25 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo comunale. La proposta ha già suscitato perplessità, sia nei cittadini sia in alcune associazioni sportive. Non solo: nei giorni scorsi Alberto Varni ha promosso una petizione contro il progetto, che ha già raccolto oltre 1.000 firme.
Bione a Lecco: progetto di riqualificazione tra dubbi e rischi
A delineare lo stato dell’arte durante la commissione, presieduta dal presidente del consiglio Alberto Nigriello, è stato il segretario Francesco Bergamelli. “Il progetto è stato presentato da una cordata composta e si inserisce nell’ambito del Decreto Stadi, ossia norme di legge volte a favorire l’intervento dei privati nell’ammodernamento e, eventualmente, nella gestione degli impianti sportivi. Questo decreto prevede procedure più semplificate, ma il progetto è stato anche inquadrato secondo il Codice degli Appalti. Si tratta di un intervento infrastrutturale, ossia di un’opera pubblica, finalizzata alla riqualificazione di un bene di proprietà del Comune, che sarà gestito in regime di concessione; attualmente, il bene è già concesso a un terzo. La proposta è pervenuta nell’aprile 2025 e sono stati verificati eventuali altri operatori interessati. Il Comune, il 12 dicembre 2025, ha pubblicato un avviso fissando un termine per la presentazione di ulteriori proposte. A gennaio 2026 è stata convocata una conferenza dei servizi preliminare, durante la quale la proposta del privato è stata messa a disposizione degli enti coinvolti. La conferenza non si è ancora conclusa, in quanto si ritiene che la decisione finale debba spettare al Consiglio Comunale, vista la rilevanza della spesa e il piano di ammortamento previsto di 22 anni. Qualora il Consiglio dia il proprio assenso, si svolgerà una seconda conferenza dei servizi, questa volta decisoria, che definirà tutti gli elementi, compreso il piano finanziario”.
Per supportare il procedimento, il Comune di Lecco si avvale della consulenza di due professionisti: l’avvocato Paola Roullet, che ha valutato gli aspetti di sostenibilità giuridica evidenziando alcune criticità da correggere, e il commercialista Fabrizio Robbiano, incaricato della valutazione della sostenibilità economica. “Nella delibera che verrà presa in esame dal Consiglio comunale (presumibilmente il 30 marzo) sono inoltre previste prescrizioni, anche di natura giuridica, da rispettare per l’eventuale partner privato”.

Sono stati proprio i due professionisti a illustrare ai commissari l’esito delle loro valutazioni, tra pro e contro. “L’operazione è riconducibile a un partenariato pubblico-privato (PPP) complesso, articolato in due sotto-operazioni e basato sul combinato disposto del Decreto Stadi e del Codice degli Appalti. La proposta prevede due tipologie di intervento: il Primo lotto, allocazione finanziaria, riguarda le strutture previste dal progetto, per un importo lordo complessivo di 24 milioni di euro. C’è poi il Secondo lotto, che comprende campi da padel, campo polivalente e campo da beach, per un importo complessivo di 1.384.000 euro – ha spiegato Robbiano – L’altro aspetto dell’operazione riguarda la concessione, che impegna il Comune al pagamento di un canone di leasing. È stata effettuata un’analisi preliminare di convenienza economico-finanziaria rispetto a un appalto classico, ipotizzando anche un mutuo presso Cassa Depositi e Prestiti nel caso in cui il Comune volesse realizzare le opere autonomamente. I flussi finanziari del partenariato risultano superiori di circa un milione di euro rispetto a un appalto tradizionale. Tuttavia, vanno valutati anche i rischi trasferiti al privato, come quelli di costruzione e di disponibilità. Questo extra di un milione può essere giustificato dai rischi assunti dal privato. Tenendo conto di questi rischi, il maggior costo diventa sostenibile e giustificabile. Un’opera pubblica di questo tipo viene mediamente realizzata in otto anni e mezzo, mentre l’impegno del privato nel partenariato è di soli tre anni: sotto questo profilo, il PPP risulta conveniente per il Comune. Il fatturato a regime sarebbe di circa 2 milioni di euro annui. Inoltre, considerando circa 73.000 euro all’anno di manutenzione straordinaria per oltre 20 anni, anche sotto il profilo del rischio di disponibilità il partenariato risulta vantaggioso per l’Amministrazione”. In altre parole: se il Comune procedesse in autonomia, senza il privato, ma con un appalto classico, spenderebbe meno, ma si assumerebbe maggiori rischi.

E sul campo giuridico? La parola è passata all’avvocato Roullet: “L’operatore avrebbe dovuto fornire sia il documento di fattibilità sia la proposta economico-finanziaria; tuttavia, ciò risulta prematuro, in quanto non è ancora stata redatta la progettazione preliminare prevista dal Codice dei contratti pubblici per le proposte di partenariato. La bozza di convenzione presenta alcune criticità che dovranno essere corrette nella proposta di convenzione finale. In particolare, le criticità riguardano: gli strumenti di controllo e monitoraggio, che devono essere efficaci; la possibilità per il Comune di intervenire qualora l’operatore non rispettasse gli standard qualitativi nella gestione del bene, impedendo una gestione inadeguata. È quindi necessario che la convenzione finale preveda meccanismi chiari per garantire il rispetto degli standard e consentire al Comune di incidere sulla gestione in caso di inadempienze”.
Luci e ombre, quindi, che hanno “rinfocolato” le perplessità già ampiamente espresse dalle minoranze, come sottolineato dal consigliere Corrado Valsecchi di Orizzonte per Lecco: “I consulenti hanno evidenziato alcune criticità che devono essere affrontate affinché la proposta possa essere accettabile. Il mio primo dubbio riguarda l’aspetto economico: i conti non tornano. A me risulta un lordo di 33 milioni, che differisce dai 26,5 milioni previsti. Un’altra questione riguarda la responsabilità in solido. Tutti sanno che un partenariato pubblico-privato funziona solo se il partner privato contribuisce con cifre significative e si assume dei rischi; in questo caso, invece, il rischio grava principalmente sul Comune. Se la procedura fosse stata a gara aperta, più soggetti avrebbero avuto la possibilità di partecipare, assumendosi parte dei rischi previsti dal contratto. Così com’è, non si tratta di un vero partenariato pubblico-privato, e discutere un progetto di tale portata a soli tre mesi dalle elezioni risulta inappropriato”.
Dello stesso avviso Lorella Cesana di Lecco Ideale: “Il quadro di fattibilità è estremamente fragile e tutt’altro che prudenziale, soprattutto considerando il momento storico rispetto alla consiliatura. Mi chiedo se le associazioni sportive verranno ancora consultate. Non abbiamo fretta: non ci sono scadenze imminenti; l’unica cosa che ha una scadenza è la campagna elettorale del sindaco”. A rincarare la dose Simone Brigatti di Fratelli d’Italia: “Operazione rischiosa, soprattutto considerando il tasso di interesse. Siamo nel bel mezzo di una guerra e i tassi stanno salendo. Le associazioni sportive hanno chiarito di non voler aderire al progetto così com’è stato proposto, molti consiglieri si sono opposti e ora anche i consulenti hanno espresso perplessità. Mi sembra che, continuando su questa strada, ci stiamo dirigendo verso un disastro”.

Una decisione tanto complessa quanto importante: così l’ha definita l’assessore allo Sport del Comune di Lecco Emanuele Torri, che ha chiarito la posizione della Giunta Gattinoni: “Nella delibera abbiamo inserito le prescrizioni necessarie per dare seguito a questo procedimento, iniziato nel 2021 con una manifestazione di interesse e seguito da quattro proposte bocciate, fino ad arrivare all’attuale. Tra le prescrizioni, abbiamo recepito le indicazioni della conferenza dei servizi preliminare e aggiornato la regolazione dei rapporti tra le parti, prevedendo una diversa divisione dei rischi di costruzione, gestione e manutenzione, con un aumento dei costi di produzione e il trasferimento del rischio di disponibilità in capo al privato. È stato inoltre aggiornato il piano economico-finanziario, con l’obbligo di illustrare tutti i costi economici della gestione, e viene esclusa la prelazione. Abbiamo ascoltato anche le associazioni sportive, inserendo alcune delle loro richieste, come spazi per il riscaldamento pre-partita, ulteriori aree per attività di palestra e per il magazzino. Va sottolineato che, oggi, la priorità non è il palazzetto da 1.500 posti, ma la realizzazione di un nuovo impianto natatorio”.
In ogni caso, il futuro del progetto resta incerto: la decisione finale del Consiglio comunale sarà determinante e, fino ad allora, tutte le ipotesi rimangono aperte. È possibile che già durante la prossima Commissione vengano chiesti ulteriori chiarimenti, integrazioni o modifiche alla proposta, rendendo probabile un ulteriore slittamento delle tempistiche previste.
