Non è stata una semplice presentazione né una classica intervista pubblica, ma una serata costruita come un racconto condiviso di sport e memoria, davanti a una sala piena allo Spazio Oto Lab di Rancio. Protagonista assoluto Alberto Tomba, uno dei nomi che hanno scritto la storia dello sci alpino mondiale, tornato a Lecco, giovedi 21 maggio 2026, per un dialogo pubblico insieme al campione olimpico Antonio Rossi.
Alberto Tomba a Oto Lab a Rancio
L’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni informali: pubblico fitto, applausi continui e un continuo intreccio tra ricordi agonistici e aneddoti personali. A fare da filo conduttore il confronto diretto tra due carriere sportive molto diverse ma accomunate dall’aver rappresentato l’Italia ai massimi livelli.
La serata si è aperta con un saluto di Massimo Petrella, che ha introdotto l’incontro sottolineando il legame personale con il campione bolognese e anticipando un dialogo più vicino al racconto che alla conferenza.
Fin dalle prime battute, Tomba ha scelto un registro diretto, alternando ironia e ricordi molto concreti della sua esperienza in Nazionale. Uno dei passaggi più vividi ha riguardato il suo ingresso nel gruppo azzurro, descritto come un momento quasi “di rottura” con la normalità: “All’inizio l’impatto fu duro, tra scherzi, regole non scritte e un ambiente molto particolare. Poi tutto è cambiato con il tempo e con i risultati”, ha raccontato, lasciando emergere il lato meno celebrato della carriera.
Accanto ai ricordi di gruppo, anche il riferimento a figure storiche dello sci italiano, tra cui Gustav Thöni, descritto come una presenza silenziosa ma determinante: “Non servivano molte parole, con alcuni compagni bastava uno sguardo per capirsi in gara e fuori”.
Nel dialogo con Rossi è emerso anche uno dei temi più discussi della sua carriera: l’idea di un atleta poco incline alla preparazione. Un cliché che Tomba ha respinto riportando tutto su un piano più tecnico: “Non è mai stata una questione di quantità. Mi allenavo quanto gli altri, ma puntavo sulla qualità: poche discese, ma fatte davvero al massimo della concentrazione”.
La narrazione si è poi spostata su uno dei luoghi simbolo della sua storia sportiva, Crans-Montana. Sollecitato da Rossi, Tomba ha indicato proprio quella località come snodo decisivo del suo percorso: “È lì che ho capito cosa potevo diventare e lì ho anche chiuso il cerchio della mia carriera, con una vittoria che ha avuto un significato speciale”.
A chiudere idealmente il racconto è stata la dimensione più recente della sua storia, legata alla scrittura e alla memoria. La serata era infatti anche l’occasione per presentare il libro autobiografico “Lo slalom più lungo”, realizzato in collaborazione con la Libreria Cattaneo. Un volume che ripercorre non solo vittorie e gare decisive, ma anche la pressione mediatica e il lato meno visibile della vita da campione.
Il firmacopie finale ha trasformato l’incontro in un momento di contatto diretto con il pubblico, con decine di appassionati in fila per un saluto, una firma o una foto con uno degli atleti simbolo dello sport italiano degli anni ’90.
