Decanato di Primaluna

A Margno la veglia dei Missionari Martiri

Un momento per riconoscere la propria fragilità e chiedere misericordia

A Margno la veglia dei Missionari Martiri

Nella chiesa di San Bartolomeo a Margno il Decanato di Primaluna si è ritrovato per la Veglia dei Missionari Martiri 2026, un momento intenso di preghiera e riflessione dedicato a chi ha donato la vita per il Vangelo. Una serata raccolta, vissuta nel silenzio e nella meditazione, in cui la comunità ha affidato al Signore il ricordo di tanti testimoni della fede.

A Margno la veglia dei Missionari Martiri

La celebrazione si è svolta nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Oscar Romero, ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava l’Eucaristia. Un richiamo forte, che ha accompagnato i fedeli nella contemplazione della Croce, segno di speranza e di testimonianza. La veglia si è aperta con un invito a riconoscere la propria fragilità e a chiedere misericordia per tutto ciò che ostacola un cammino autentico di fede. Le parole di Papa Leone XIV hanno guidato la riflessione, indicando nel Crocifisso la “speranza dei cristiani e la gloria dei martiri”, colui che ha condiviso fino in fondo la sofferenza degli oppressi. Il canto “Ti saluto, o Croce santa” ha accompagnato questo primo momento, trasformando la memoria del dolore in preghiera.

Il tema scelto, “Gente di primavera”, ha ripreso il messaggio di Papa Francesco, invitando i cristiani a essere portatori di speranza, capaci di testimoniare la forza della Pasqua anche nei contesti più difficili. La risurrezione, definita “eterna primavera della storia”, diventa così la sorgente da cui attingere coraggio e perseveranza. Il Vangelo di Giovanni ha ricordato che il discepolo non è più grande del Maestro: se Cristo è stato perseguitato, lo saranno anche i suoi seguaci. Una realtà che, però, diventa segno di fedeltà e occasione per sperimentare la presenza dello Spirito.

Il momento centrale della veglia è stato il Martirologio, con la lettura dei nomi dei missionari uccisi nel 2025 secondo i dati dell’Agenzia Fides, ai quali si aggiunge un sacerdote nigeriano morto nel dicembre 2024. Diciassette vittime tra Africa, America, Asia ed Europa: sacerdoti, religiose, seminaristi, catechisti e laici che hanno scelto di restare accanto agli ultimi fino all’estremo sacrificio. Ogni nome, pronunciato con emozione, è diventato una preghiera e un segno concreto di un Vangelo vissuto fino in fondo. Il canto “Lascia che il mondo vada per la sua strada” ha sottolineato la radicalità di questa scelta.

Nelle invocazioni finali la comunità ha chiesto la forza di non vergognarsi della Croce, di rimanere saldi nella prova e di saper pregare anche per i persecutori. È stato ricordato anche il piccolo Abish Masih, bambino pakistano vittima di un attentato contro una chiesa, che aveva scritto sul suo quaderno il desiderio di “rendere il mondo un posto migliore”: parole semplici, ma capaci di lasciare un segno profondo.

La veglia si è conclusa con la benedizione e con il canto “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, trasformando la preghiera in impegno concreto. Le offerte raccolte saranno destinate ai progetti quaresimali diocesani in Algeria, Guinea Bissau, Libano e Somalia, segno di una solidarietà che supera i confini.

Una serata di silenzio e ascolto, in cui la memoria dei martiri si è fatta invito a vivere la fede con autenticità. Essere “gente di primavera”, è il messaggio lasciato ai presenti, significa continuare a credere che la luce di Cristo possa fiorire ancora, anche nelle situazioni più difficili.

                                                                                          Foto: Decanato della Valsassina