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40 anni dopo le contrade di Introbio tornano a vivere… con una reunion

Una serata di ricordi, amicizia e storia

40 anni dopo le contrade di Introbio tornano a vivere… con una reunion

C’è un momento, nella vita di un paese, in cui il passato smette di essere solo nostalgia e torna a sedersi allo stesso tavolo. È successo venerdì 24 aprile 2026 al ristorante Sala di Introbio, dove si è tenuta la grande reunion degli ex giocatori del mitico torneo delle contrade.

Ceppo, Cascata, Torre, Marscida e Vialone: non semplici nomi, ma vere e proprie identità che per quasi quarant’anni hanno animato il campo dell’oratorio di Introbio. Maglie, colori, simboli e rivalità che hanno attraversato generazioni, coinvolgendo intere famiglie in una competizione che era molto più di un torneo di calcio.

40 anni dopo le contrade di Introbio tornano a vivere… con una reunion

Tutto era iniziato agli albori degli anni Ottanta, quando Memi Mascheri, allora assessore allo sport, diede forma a un’idea semplice ma potente: creare qualcosa che unisse il paese attraverso la sana competizione. E così nacquero le contrade, ognuna con il proprio simbolo: l’aquila per il Vialone, il cervo per il Ceppo, il pipistrello per la Torre, le trote per la Cascata e i tori per la Marscida.

“Più generazioni si sono susseguite sul campo dell’oratorio – ricorda Memi Mascheri – ed è stata una delle esperienze più genuine mai vissute.” E in effetti lo è stata davvero: un calcio fatto di passione, di sfide sentite, di vittorie celebrate in piazza e sconfitte trasformate in promesse di rivincita.

Memi Mascheri

Le strade chiuse per festeggiare, le tavolate allestite all’aperto, le risate che si mescolavano alla rivalità sportiva: tutto questo ha reso il torneo qualcosa di unico, tanto da essere poi imitato anche in altri paesi della Valsassina come Cortenova e Barzio, fino a dare vita a veri e propri triangolari tra vincitrici, quasi una “mini Champions” locale.

E poi, dopo quasi quarant’anni, il tempo ha fatto il suo giro completo.

Alla cena di reunion si sono ritrovate oltre trenta persone. Stesse storie, stessi soprannomi, stessi ricordi che non hanno mai perso colore. Solo il tempo, forse, ha aggiunto qualche ruga e qualche sorriso in più.

Tra un risotto e un bicchiere di vino, le rivalità si sono sciolte in abbracci e risate. Le contrade sono tornate a vivere, non sul campo ma nei racconti: le partite combattute, i gol decisivi, le amicizie nate e mai davvero finite.

E in mezzo a quei ricordi, è riaffiorato anche il nome di Garsetto, come succede sempre quando il passato è così vivo da sembrare ancora presente. Perché certe persone non restano solo nei racconti: restano nell’atmosfera, nei gesti, nel modo in cui un’intera storia continua a essere condivisa.

Quella sera, Introbio non ha semplicemente ricordato il suo torneo. Lo ha rimesso in vita.