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Lecco, ambientalisti e scienziati contro la riforma della caccia: «A rischio la tutela della fauna»

Nella sede della Cgil il confronto organizzato da Avs con ricercatori, associazioni e politica: nel mirino le modifiche alla legge 157 del 1992 e il ruolo della scienza nella gestione della biodiversità.

Lecco, ambientalisti e scienziati contro la riforma della caccia: «A rischio la tutela della fauna»

Un incontro pubblico dedicato alla proposta di riforma della legge sulla caccia: è quello andato in scena nella serata di ieri, lunedì 20 luglio 2026  nella sede della Cgil di Lecco. La serata,  organizzata per approfondire i contenuti del disegno di legge e le sue possibili conseguenze, ha visto gli interventi di ricercatori, rappresentanti di associazioni ambientaliste, del mondo scientifico e della politica.

Lecco, ambientalisti e scienziati contro la riforma della caccia: «A rischio la tutela della fauna»

Ad aprire l’incontro è stato Michelangelo Morganti, ricercatore del CNR, che ha illustrato il quadro normativo di riferimento. «Il giudizio su questo disegno di legge è negativo», ha esordito, ricordando che il provvedimento interviene sulla legge 157 del 1992, la norma che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria in Italia.

Morganti ha ricordato come quella legge sia nata anche in recepimento delle direttive europee sulla conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario. Pur riconoscendo che la normativa possa essere migliorata, ha sostenuto che l’impostazione della riforma rispecchi una precisa volontà politica: «Ho percepito un chiaro risentimento da parte di chi ritiene troppo restrittive le attuali limitazioni ai giorni e ai periodi di caccia. Oggi queste persone sono al governo».

Successivamente è intervenuta Giovanna Corti, presidente del WWF Lecco, che ha analizzato alcuni degli articoli più discussi della proposta di legge.

Secondo Corti, uno degli aspetti più significativi riguarda la modifica dell’articolo 1, dove il concetto di “protezione della fauna” verrebbe affiancato e subordinato a quello di “gestione”. «La domanda è: come questa proposta intende gestire la fauna? La risposta è: attraverso la caccia», ha affermato, sostenendo che l’attività venatoria verrebbe presentata non più come pratica ludico-ricreativa, ma come strumento di gestione della biodiversità.

Tra i punti evidenziati anche l’articolo 6, relativo alle aree protette. Attualmente la normativa stabilisce che tra il 20 e il 30% del territorio debba essere destinato alla tutela faunistica; la proposta fisserebbe invece il 30% come limite massimo, aprendo, secondo Corti, alla possibilità di ridurre le superfici protette e destinarle all’attività venatoria. Le Regioni, inoltre, sarebbero chiamate a motivare la presenza delle aree protette sul proprio territorio.

Un altro tema affrontato riguarda l’articolo 18, che amplia l’elenco delle specie cacciabili includendo, tra le altre, l’oca e il piccione selvatico. «Non risultano studi scientifici a supporto di questa scelta», ha osservato Corti, definendo l’inserimento «una decisione politica».

La presidente del WWF ha poi ricordato la riforma del 2022, che consente ai cacciatori di intervenire nei piani di controllo della fauna selvatica in presenza di problemi di sicurezza. «Ci chiediamo se questa scelta abbia realmente prodotto i risultati attesi», ha dichiarato, concludendo il proprio intervento invitando il pubblico a informarsi e a sostenere le campagne delle associazioni ambientaliste.

In collegamento video è intervenuto Antonio Morabito, responsabile nazionale di Legambiente per la fauna, che ha ampliato la riflessione al rapporto tra uomo e animali.

«Fa piacere vedere tanti cittadini interessati a questo tema», ha affermato, ricordando come già nei referendum dei primi anni Novanta si fosse aperto un dibattito sulla caccia. Morabito ha richiamato le più recenti acquisizioni scientifiche sulla capacità degli animali di provare dolore e sensazioni, sostenendo che questo dovrebbe portare a ripensare il rapporto con le altre specie.

Nel suo intervento ha inoltre evidenziato come, a suo giudizio, la violenza sugli animali rischi di ridurre l’empatia anche nei confronti delle persone. «Se vogliamo un mondo con meno violenza dobbiamo ridurre anche gli strumenti della violenza. Far passare il messaggio che i problemi si risolvono con le armi è inaccettabile».

Il pubblico che ha partecipato alla serata

Il punto di vista della comunità scientifica è stato portato anche da Lello Bazzi, presidente del Cros di Varenna, che ha criticato il metodo seguito nella predisposizione del disegno di legge.

«Si prendono decisioni senza consultare gli scienziati», ha affermato, ricordando come Ispra abbia più volte ribadito che l’attività venatoria possa essere regolata solo sulla base di criteri scientifici. «La scienza deve essere posta alla base di ogni decisione sulla gestione della fauna», ha concluso.

A seguire è intervenuto Luigi Parea, guardia venatoria della Lac, che ha espresso forte preoccupazione per gli effetti della riforma.

Secondo Parea il provvedimento indebolirebbe la tutela della fauna selvatica e favorirebbe uno sfruttamento sempre più intensivo degli animali. Ha citato alcuni dati raccolti durante l’attività di vigilanza, ricordando il caso di un cacciatore che, nel corso di un controllo, aveva già registrato l’abbattimento di 150 uccelli in due settimane.

Ha inoltre richiamato una recente sentenza che ha condannato Regione Lombardia per la mancata tutela dei corridoi migratori, sostenendo che alcune modifiche legislative rischierebbero di compromettere ulteriormente la protezione dei valichi attraversati dagli uccelli migratori. Secondo i dati citati durante il suo intervento, tra il 2018 e il 2023 sarebbero stati abbattuti circa 33 milioni di uccelli migratori.

A chiudere la serata è stato il senatore Tino Magni, che ha tracciato una sintesi degli interventi.

«Conoscere è fondamentale per poter esprimere un giudizio consapevole», ha dichiarato, osservando che una legge può certamente essere modificata, ma chiedendosi perché intervenire in modo così radicale su una normativa in vigore da oltre trent’anni.

Magni ha accusato l’attuale maggioranza di voler smantellare alcune delle tutele ambientali costruite negli anni, sostenendo che dietro il disegno di legge vi siano anche gli interessi delle lobby delle armi. Ha inoltre criticato il ridimensionamento del ruolo di Ispra e invitato cittadini e associazioni a proseguire la mobilitazione.

«In questo momento il provvedimento è all’esame della Camera. È importante costruire una pressione diffusa affinché questa legge non venga approvata», ha concluso.

L’incontro si è chiuso con un ampio spazio dedicato alle domande e agli interventi del pubblico.