progetto Opera diffusa

“Giappone sul Lago”: inaugurata la mostra a Villa Monastero

L'esposizione sarà visitabile fino al 15 settembre

“Giappone sul Lago”: inaugurata la mostra a Villa Monastero

Nel pomeriggio di lunedì 22 giugno, a Villa Monastero di Varenna, è stata inaugurata la mostra “Giappone sul Lago: il mobile Shibayama di Villa Monastero e i kimono della collezione Nancy Martin Stetson”, che rientra nel progetto “Opera diffusa: giovani, territorio e patrimonio lirico sul lago di Como”.

“Giappone sul Lago”: inaugurata la mostra a Villa Monastero

Sono intervenuti, al momento dell’inaugurazione, Alessandra Hofmann, presidente della Provincia di Lecco, Silvia Bosio, consigliere provinciale delegata a Cultura e Beni culturali, Anna Ranzi, conservatore Casa Museo Villa Monastero e coordinatore Sistema Museale della provincia di Lecco e Moritz Mantero, presidente Gruppo Mantero.

La mostra sarà visitabile fino al 15 settembre, negli orari di apertura di Villa Monastero, previo acquisto del biglietto di ingresso a Giardino botanico e Casa Museo.

La mostra dedicata al “Giappone sul Lago” nasce dalla rinnovata collaborazione con il Gruppo Mantero, istauratasi lo scorso anno in occasione della mostra “Ken Scott. Moda e fiori a Villa Monastero” per i trent’anni della Provincia di Lecco. La cooperazione si ripete con questo nuovo progetto che prevede un percorso di rivisitazione delle collezioni di Villa Monastero influenzate dal giapponismo, letto alla luce della nuova attribuzione del mobile Shibayama conservato nel Salottino orientale del museo, e l’esposizione di 24 Kimono e di 4 obi di fine Ottocento e del Novecento provenienti dalla straordinaria Collezione Nancy Martin Stetson, appartenuta alla collezionista americana che aveva fatto del Giappone un proprio stile di vita e ora di proprietà del Gruppo Mantero, studiata e illustrata da Gianni Pezzani.

Nello spirito di collaborazione tra gli enti vengono proposte anche alcune significative opere di provenienza giapponese conservate dal Museo della Seta di Como e da collezionisti privati, che ben raccontano l’arte dell’Estremo Oriente.

La mostra è curata dal conservatore Anna Ranzi ed è corredata da relativo catalogo. Sono inoltre previste numerose attività culturali correlate anche con il Museo della Seta Abegg
di Garlate, iniziative musicali dedicate, laboratori e visite guidate a tema.

La particolarità del mobile Shibayama è costituita dalla inconsueta forma a urna, che si ritrova negli oggetti in giada cinesi. La produzione è però sicuramente giapponese, come verificato dagli studiosi e come indicano i materiali utilizzati; risale probabilmente all’inizio del secolo XX in quanto non presenta i caratteri classici dei mobili del periodo Edo (1603-1868) ma quelli della successiva epoca Meiji (1868-1912) durante la quale, a seguito della riapertura del Giappone al mondo, la fascinazione per questo Paese, mai del tutto attenuatasi in Europa, riprende con notevole intensità. Chi ha disegnato questo inconsueto arredo ha voluto creare un’opera unica, quasi sicuramente per una committenza europea, privilegiando la linea e la lavorazione del legno massello ad altorilievo, come evidenziano l’importante base a sostegni circonflessi appoggiata su supporto coevo e la ricca cimasa con lunetta decorata con draghi e volute angolari. La sua funzione era quella di espositore di vasi, e tuttora svolge tale scopo.

Il suo acquisto si deve a Walter Kees (1864-1906), penultimo proprietario privato della villa che acquisì la residenza lariana dagli eredi di Carolina Maumari Seufferheld (1811-1894), figlia di Antonietta Blondel, sorella di Enrichetta, prima moglie dello scrittore Alessandro Manzoni. Il ricco imprenditore tedesco originario di Lipsia si riforniva per i suoi acquisti dall’antiquario veneziano, imprenditore e progettista di allestimenti e di oggetti di arte decorativa, Michelangelo Guggenheim (1837-1914), di cui si conservano nella dimora di Varenna gli imponenti mobili della Sala nera e, probabilmente, vari altri arredi e oggetti di fattura ottocentesca. Allo stato attuale delle ricerche non è dato indicare con certezza se l’opera sia stata comprata da Guggenheim oppure da altri mercanti tedeschi specialisti di oggetti giapponesi.

La collezione di Nancy Martin Stetson, di cui si propone una selezione di 24 kimono e 4 obi, è stata studiata da Giovanni Pezzani che la conobbe a Tokio nel 1983, ed è stata raccolta, con determinata e appassionata ricerca, in più di trent’anni dalla collezionista che all’epoca era consulente per una importante compagnia tessile giapponese e si era impegnata nello sviluppo di nuovi tessuti per le case di moda nipponiche, allora in forte espansione. Complessivamente è costituita da 763 Kimono ad uso quotidiano, ognuno diverso dall’altro e appartenenti a tre periodi storici: tardo periodo Meji (1868-1912), periodo Taisho detto Splendido (1912-1926) e primo ventennio del periodo Showa (1926-1945). Nella collezione si trovano Kimono (formal) da donna e da uomo, sotto-kimono (nagajuban) e Giacche (haori). La maggior parte degli abiti sono di seta, ma non mancano fibre più povere come ramie, lino, banana, canapa etc. Oltre ai kimono la collezione comprende 70 Obi di rara bellezza e 500 tessuti, rotoli (tan), kimono smontati e migliaia di frammenti.

Il maggior valore di questa collezione risiede nella unicità delle straordinarie combinazioni di colore e dei decori, astratti e figurativi, realizzati in fase di tintura o dipinti, tessuti e ricamati, che danno una panoramica della storia tessile giapponese attraverso le sue innumerevoli tecniche: Kasuri, Shibori, Itajime, Tsujugaki, Ikat, etc.

Dopo la scomparsa di Nancy, l’intera collezione fu acquisita dalla Mantero Seta di Como e oggi fa parte, conservata all’interno di ambienti nuovi, appositamente progettati, della sua famosa e vasta biblioteca tessile.

Il progetto “Opera diffusa: giovani, territorio e patrimonio lirico sul lago di Como”

Il progetto nasce per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale della Provincia di Lecco, con particolare riferimento alla tradizione musicale lombarda legata alla Scapigliatura e alle figure di Antonio Ghislanzoni e Giacomo Puccini.

L’iniziativa si articola in un palinsesto di attività diffuse sul territorio lecchese, a partire dalla programmazione culturale 2026 di Villa Monastero, di proprietà della Provincia di Lecco, con l’intento di restituire centralità al profondo legame storico tra il territorio e i grandi protagonisti della scena artistica e musicale dell’epoca. In questo scenario, la Villa non funge solo da fulcro operativo ma anche un luogo simbolico della memoria culturale locale. Il sito ospita infatti un prezioso fondo di oltre 300 lettere originali riconducibili alla Scapigliatura (con scambi tra Ghislanzoni, Ponchielli e Bignami), che costituisce la base per la costruzione di contenuti culturali, percorsi narrativi e azioni di divulgazione rivolte a un pubblico ampio ed eterogeneo.

Il progetto è incentrato sull’opera lirica italiana, riconosciuta patrimonio culturale immateriale UNESCO e che costituisce in Lombardia una tradizione di eccellenza, riconosciuta in tutto il mondo, partendo dal Teatro alla Scala per giungere al tessuto dei medi e piccoli teatri di provincia.

Al seguente link la locandina della mostra:

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