Lecco

«Non possiamo sfuggire alla storia»: a Robert Harris il Premio Manzoni alla carriera

Lo scrittore britannico ha dialogato con il pubblico sul peso del passato, sulle trasformazioni della società e sui rischi di una dipendenza sempre più marcata dalla tecnologia.

«Non possiamo sfuggire alla storia»: a Robert Harris il Premio Manzoni alla carriera
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La storia, le sue conseguenze sul presente e una società sempre più dipendente dalla tecnologia. Sono alcuni dei temi affrontati da Robert Harris, scrittore britannico tra i più conosciuti della narrativa internazionale, ospite ieri,  sabato 7 novembre 2026 a Lecco per ricevere il Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni – Città di Lecco alla Carriera 2026. Il riconoscimento gli è stato consegnato nell’auditorium della Camera di Commercio Como-Lecco, gremito per l’occasione da numerosi lettori, molti dei quali al termine dell’incontro hanno colto l’opportunità di farsi autografare i propri libri.

Il Premio Manzoni nasce per valorizzare la tradizione culturale lecchese e il legame della città con Alessandro Manzoni e la sua opera. È promosso dall’Associazione 50&Più Lecco, in collaborazione con Assocultura Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco. Main sponsor è Acinque, con il contributo della Camera di Commercio di Como-Lecco.

Tra i presenti Fabio Dadati, presidente di Confcommercio Lecco, Eugenio Milani, presidente di 50&Più Lecco, associazione che da 22 anni organizza il Premio Manzoni: il sindaco Filippo Boscagli, l’assessore alla Cultura Cinzia Bettega, il prevosto di Lecco monsignor Bortolo Uberti, il presidente di Acinque Energia Stefano Simonetti, il professor Stefano Motta, Mattia Conti, componente della giuria, l’ex presidente di Confcommercio Lecco Antonio Peccati e l’ex senatore Antonio Rusconi.

«Non possiamo sfuggire alla storia»: a Robert Harris il Premio Manzoni alla carriera

Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo, Harris è conosciuto soprattutto per i suoi romanzi storici e thriller, nei quali la ricostruzione del passato si intreccia con le tensioni del presente. A intervistarlo è stato Ermanno Paccagnini, presidente della giuria tecnica del premio, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta della sua produzione letteraria e delle riflessioni che ne stanno alla base.

Uno dei temi centrali è stato il rapporto tra storia e attualità. Per Harris la Seconda guerra mondiale continua a rappresentare uno spartiacque nella storia contemporanea: «Viviamo ancora all’ombra di quegli eventi». Lo scrittore ha richiamato la politica di Vladimir Putin e il tentativo di ricostruire l’Unione Sovietica attraverso la riconquista dell’Ucraina, ma anche la Brexit, che ha ricondotto, nella sua interpretazione, alla nostalgia britannica per gli anni della guerra e a un sentimento di distanza dall’Europa.

«Non possiamo sfuggire alla storia: sarebbe stupido e folle pensarlo –  ha osservato Harris, citando una celebre riflessione attribuita a Cicerone – Chi ignora ciò che è accaduto prima della propria nascita resta un bambino per tutta la vita». Studiare il passato, ha spiegato, significa anche «intrecciare la nostra esistenza con quella dei nostri antenati».

Dalla storia alle trasformazioni della società contemporanea, un altro passaggio dell’intervista ha riguardato le nuove tecnologie e la crescente dipendenza dell’uomo dagli strumenti digitali. Partendo da due suoi romanzi, Harris ha descritto una civiltà che, proprio attraverso il progresso tecnologico, ha finito per perdere parte della propria autonomia.

«Alcuni miei lavori esplorano la vulnerabilità di uno dei mondi che noi stessi abbiamo creato. Si tratta di mondi basati sui computer, sui social media e su Internet, che ci hanno reso una specie estremamente vulnerabile. Ora non siamo più in grado di fare cose analogiche: di leggere una cartina stradale, non esistono più i soldi fisici».

A preoccupare l’autore è soprattutto la fragilità di un sistema nel quale le competenze individuali sono state progressivamente sostituite da strumenti e servizi tecnologici. «Mio padre, da solo, riusciva a riparare una macchina; adesso, se non sei un meccanico, non lo sai assolutamente fare. Le persone un tempo riuscivano a coltivare le proprie verdure, a procurarsi e a crearsi il cibo; adesso noi non siamo più in grado di fare nulla».

Uno scenario tutt’altro che fantascientifico, secondo Harris, che ha ipotizzato le conseguenze di un’interruzione dei servizi digitali: «Se dovesse succedere qualcosa e i bancomat o l’internet banking smettessero di funzionare, nel giro di tre o quattro giorni la società andrebbe al collasso». Una vulnerabilità che, ha precisato, esisteva già prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale, oggi al centro di molte preoccupazioni.

Tra le sue fonti d’ispirazione ha citato H.G. Wells, scrittore capace di unire fantascienza e riflessione sociale. «Mi sono ispirato sicuramente ai romanzi di  Wells, che sono un misto tra fantascienza e aspetto sociale. Questo è quello che ho fatto in questi miei due romanzi, che sono totalmente diversi dagli altri, e spero che le mie “profezie”, per così dire, non si realizzino».

Entusiasta l’assessore Bettega che ha sottolineato il valore dell’appuntamento per la promozione culturale cittadina: «Questa è stata una bellissima serata, con un artista di fama internazionale come Robert Harris. Ringrazio per l’invito a questo prestigioso incontro Confcommercio e Cinquanta&Più. Un contributo fondamentale per allargare la promozione della lettura, che affianca e arricchisce la rassegna Leggermente e il Premio al Romanzo Storico».

Mario Stojanovic