lettera

Dopo quattro anni il provveditore Adamo Castelnuovo saluta la comunità scolastica lecchese

"E' nella quotidianità concreta della scuola che prende forma il futuro, non nelle riforme epocali o nelle dichiarazioni di principio, ma nella capacità di dare valore al tempo condiviso"

Dopo quattro anni il provveditore Adamo Castelnuovo saluta la comunità scolastica lecchese
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Dopo quattro anni, il provveditore Adamo Castelnuovo saluta la comunità scolastica lecchese con una lettera in cui traccia il bilancio di quanto svolto nel corso del suo mandato, ringraziando tutti gli attori con i quali ha collaborato e augurandosi che la scuola continui ad essere una rete di persone e relazioni che metta sempre al centro lo studente, non solo a parole, ma anche nei fatti. Una lettera di gratitudine e di saluto, di cui di seguito riportiamo il testo integrale.

Dopo quattro anni il provveditore Adamo Castelnuovo saluta la comunità scolastica lecchese

Cari tutti,
a conclusione di questi quattro anni da Provveditore agli studi della provincia di Lecco, il vissuto che maggiormente accompagna la chiusura, o meglio, il compimento della mia esperienza è quello della gratitudine. Gratitudine verso le Istituzioni che mi hanno accolto e accompagnato, consentendomi di comprendere sempre più a fondo il raccordo tra il mondo della scuola e il territorio; verso le associazioni di categoria e le parti sindacali, con cui è stato possibile confrontarsi, costruire relazioni e promuovere iniziative capaci di aprire nuove prospettive; verso tutte le persone che, a diverso titolo, hanno condiviso questo percorso. Un grazie particolare va inoltre ai miei preziosi collaboratori, con i quali abbiamo affrontato ostacoli talvolta imprevedibili, ma soprattutto abbiamo cercato di guardare oltre le urgenze quotidiane, pianificando interventi e progettando traiettorie per una didattica più condivisa, più aperta e maggiormente capace di fare sistema.

Essere Provveditore nella provincia in cui sono nato non è stato soltanto un onore, è stata un’opportunità preziosa per restituire alla mia città e al mio territorio una parte delle competenze professionali maturate negli anni, mettendole al servizio di una comunità alla quale mi sento profondamente legato. Tornare a operare nel luogo in cui affondano le mie radici ha significato anche riscoprire, attraverso la scuola, la ricchezza delle relazioni che uniscono le istituzioni, le comunità locali, le realtà produttive e associative e le persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita del sistema scolastico lecchese.

Da parte mia, ho cercato di interpretare questo ruolo con la convinzione che un Ufficio Scolastico Territoriale, o meglio un Provveditorato, non possa limitarsi a essere un centro di servizi amministrativi, ma debba ambire a diventare uno snodo formativo e culturale: un architrave di riferimento per le scuole, capace di offrire coordinate, occasioni di confronto e prospettive entro cui ciascuna istituzione scolastica possa progettare e sviluppare la propria offerta formativa. Un luogo, dunque, non soltanto di gestione, ma di elaborazione e promozione di idee, di connessione tra esperienze e di valorizzazione delle potenzialità, talvolta inespresse, presenti nella scuola e nel territorio: è con questo spirito che ho intrapreso, insieme a voi, il percorso di questi anni.

La traiettoria della mia esperienza professionale si è intrecciata con quella di tante persone che ricorderò con stima e gratitudine. Da questi incontri è nata una costellazione di relazioni, idee, esperienze e progetti che considero uno dei risultati più preziosi del mio mandato. Fra i tanti, alcuni esempi concreti ne rappresentano bene la trama e l’ordito: l’avvio del consolidamento della Scuola di didattica della fisica a Villa Monastero, con la collaborazione del mondo accademico e aziendale, nonché il progetto del Faro didattico, pensato come occasione di osmosi e diffusione delle pratiche didattiche più innovative nella scuola dell’infanzia e primaria. Iniziative diverse, accomunate dall’idea che le competenze e le esperienze presenti nelle scuole possano
diventare patrimonio condiviso, alimentando un sistema educativo capace di un rinnovamento autopoietico.

Sono progetti che acquistano significato anche per il loro legame con il territorio: perché la scuola non è un mondo disgiunto, ma una componente essenziale della vita della comunità, e il territorio non è soltanto l’humus nel quale essa opera, ma un una sinfonia di conoscenze, relazioni, opportunità e futuro. Si tratta tuttavia di una trama che non considero conclusa, né potrebbe esserlo: rappresenta piuttosto la premessa per ulteriori cesellature, nuove prospettive e direzioni diverse; ogni percorso istituzionale acquista valore anche nella misura in cui sa lasciare qualcosa su cui altri possano continuare a lavorare, con sensibilità e visioni proprie.

Nel lasciare questo incarico, mi accompagna anche la consapevolezza che abbandonare una certezza per ripartire verso sfide professionali completamente nuove possa essere uno stimolo e un’occasione preziosa. Un cambiamento che, per certi versi, mi avvicina ancora di più agli studenti, a quei bambini e a quei ragazzi che proprio quest’anno hanno iniziato il loro percorso, dal primo giorno alla scuola dell’infanzia al primo giorno della primaria, della secondaria di primo grado o della secondaria di secondo grado. In loro ritrovo il vigore, il desiderio di fare e la disponibilità a misurarsi con qualcosa di ignoto: è una condizione che appartiene a ogni nuovo inizio e che vale la pena custodire anche quando si è chiamati a lasciare un ruolo nel quale si sono investiti tempo, energie e convinzioni.

Si parla spesso dello studente come del centro del sistema scolastico e questo è un principio irrinunciabile, ma proprio per tale ragione non dovrebbe ridursi a una formula retorica, ripetuta fino a perdere di senso. Mettere davvero lo studente al centro significa tradurre quel principio nelle scelte di ogni giorno, nella qualità delle ore di lezione, nell’attenzione alle persone, nelle relazioni che si costruiscono, nei piccoli e grandi tratti di esistenza che si percorrono insieme.

È lì, nella quotidianità concreta della scuola, che prende forma il futuro, non nelle riforme epocali o nelle dichiarazioni di principio, ma nella capacità di dare valore al tempo condiviso, anche a quello che sembra non avere un nome o una particolare rilevanza. Perché la scuola del futuro si costruisce anche così, nel lavoro silenzioso e costante di chi ogni giorno insegna, accompagna, ascolta, organizza e crea le condizioni perché ciascuno possa crescere. In fondo, è proprio in quel tempo apparentemente ordinario, tra una lezione e l’altra, nelle relazioni che nascono e crescono ogni giorno, nel tempo di una campanella, che si costruisce davvero la scuola del domani.

Il mio grazie, dunque, non esclude nessuno. Va ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, al personale di segreteria, alle famiglie, agli studenti e a tutte le persone che animano quotidianamente le nostre scuole e contribuiscono a renderle comunità vive. Va a chi ha collaborato con me, a chi ha condiviso le scelte e a chi ha contribuito al confronto anche attraverso punti di vista differenti. È nelle relazioni con ciascuno di voi che questo incarico ha trovato il suo significato più autentico. A tutti voi va quindi il mio ringraziamento più sincero, insieme all’augurio di continuare a coltivare questa trama, arricchirla di nuove idee e trasformarla in nuove opportunità per le nostre scuole e, soprattutto, per i nostri studenti.
Un caro saluto a tutti.

Il vostro provveditore
Adamo Castelnuovo