Una chiesa gremita, tanti volti segnati dalla commozione e un lungo applauso per accompagnare Fabrizio Fontana nel suo ultimo viaggio. Ieri, sabato 24 ottobre 2026, la comunità si è stretta attorno alla famiglia per salutare un uomo che, nonostante la distrofia muscolare di Duchenne con cui conviveva fin dalla prima infanzia, ha saputo trasformare la propria storia in una testimonianza di forza, amicizia e solidarietà.
L’ultimo saluto a Fabrizio Fontana: «Sei stato la scintilla della solidarietà»
Figlio di Gerolamo Fontana, storico punto di riferimento della solidarietà lecchese e instancabile promotore delle iniziative di Telethon, Fabrizio aveva 42 anni. La sua esistenza, segnata dalla malattia, è stata anche una storia di legami profondi, di impegno e di speranza, capace di lasciare un segno in tante persone e di contribuire a mobilitare un intero territorio a sostegno della ricerca scientifica.
A celebrare il funerale, nella chiesa parrocchiale di Monte Marenzo, è stato il parroco don Angelo Roncelli, affiancato da don Daniel Plebani. Numerosi gli amici, i rappresentanti delle associazioni e le persone che in questi anni hanno condiviso con Fabrizio e la sua famiglia un percorso umano e solidale.
Alla cerimonia erano presenti, oltre a numerosi amici e rappresentanti del mondo associativo, i sindaci Paola Colombo di Monte Marenzo, Marco Passoni di Olginate, Matteo Colombo di Valgreghentino e Roberto Maggi di Vercurago, Antonio Rusconi di Bellano. Hanno partecipato anche Pinuccia Cogliardi, Fabio Gerosa, segretario generale della Cgil, e Diego Riva, già segretario generale della Cgil.
Nell’omelia don Angeloha ricordato la capacità di Fabrizio di costruire intorno a sé una rete autentica di affetti, amicizie e relazioni. La sua condizione non è mai stata soltanto un limite, ma anche l’occasione per far nascere legami profondi e duraturi. «Fabrizio è un’opera del Signore, un’opera buona, e lui ha creato attorno a sé un circolo virtuoso», ha detto il sacerdote, richiamando la presenza della famiglia, degli amici, dei colleghi, dei volontari di Telethon, della comunità medica, dei vicini e di tutte le persone che si sono prese cura di lui.
Un rapporto nel quale l’aiuto non è mai stato a senso unico: Fabrizio aveva bisogno degli altri, ma sapeva anche offrire «aiuto, cura, amicizia, relazioni buone». Perché prendersi cura di qualcuno non significa soltanto compiere un gesto di generosità, ma costruire qualcosa che arricchisce entrambe le persone. «Oggi noi, con i nostri occhi, vediamo la morte, ma non vediamo la risurrezione. Vediamo il distacco, la separazione, non vediamo l’abbraccio, l’unione, la comunione». E proprio nella difficoltà di accettare la perdita ha trovato spazio una promessa: «Facciamo fatica a separarci da lui, ma se ascolto bene, Gesù mi dice che un giorno lo rivedremo».
il momento più intenso è stato il ricordo di papà Gerolamo, letto da un amico di famiglia. Parole che hanno ripercorso una vita di prove affrontate con una forza fuori dal comune, ma anche il legame indissolubile tra padre e figlio. «Ho immaginato migliaia di volte questo momento, di salire su questo altare per ringraziare Dio di avermi dato un figlio forte come Fabrizio, capace di affrontare per 42 anni una malattia terribile come la distrofia muscolare senza arrendersi mai». Fontana ha ricordato la scomparsa per un infarto della moglie a soli 44 anni, quando Fabrizio aveva appena 14 anni. «Quella sera mi disse: “Papà, ora sei debole e, per aiutarti, non voglio mai piangere”. Non l’ho mai visto piangere ed è stato un sostegno enorme per me». Nel racconto del padre è emerso anche il ruolo fondamentale di Debora, che è stata per Fabrizio «madre, sorella e amica», insieme a tutti coloro che gli sono stati vicini. «Non è mai stato solo: ha avuto una grande famiglia allargata, fatta di amici, colleghi e persone che gli hanno voluto bene. La più potente delle medicine è l’amicizia, e lui ne è sempre stato ricco». Da qui il ricordo si è allargato alla battaglia per la ricerca e all’impegno che ha coinvolto migliaia di persone. «Fabrizio è stato un esempio per tutti, soprattutto per chi convive con la sua stessa malattia. Ha saputo superare tanti limiti e, grazie a lui, anche nella nostra provincia è cresciuta la mobilitazione per Telethon». I numeri raccontano la portata di questo percorso: «In 34 anni abbiamo raccolto 6 milioni e 300mila euro: è stato lui la scintilla che ha acceso questa immensa fiamma di solidarietà». Una promessa, quella di Gerolamo, che guarda al futuro e alle famiglie che ancora attendono una risposta dalla ricerca: «Ti prometto che, finché avrò le forze, continuerò a impegnarmi, perché ogni cinque giorni nasce un bambino con la tua stessa malattia e deve avere la possibilità di farcela». Infine, il pensiero rivolto al figlio e alla moglie, immaginati ora nuovamente insieme: «Ora tu e la mamma siete una squadra. Vi chiedo di starmi vicino e di aiutarmi, soprattutto di aiutare Debora e la sua famiglia. Grazie, Fabrizio, per avermi messo sulla strada giusta: la strada della solidarietà».
A leggere il ricordo dello zio Angelo è stata il sindaco di Monte Marenzo, Paola Colombo. Anche nelle sue parole è tornata l’immagine di Fabrizio capace di rassicurare gli altri, persino nei momenti più difficili. «Ogni volta che venivo a casa tua ti chiedevo come stavi e tu, attraverso la cannetta del respiratore, mi rispondevi sempre: “Tutto bene, zio”. Cercavi di rassicurare tutti, nascondendo dietro quel sorriso una sofferenza che soltanto tu conoscevi davvero. Oggi ci mancano i tuoi sorrisi, le tue battute e quel tuo immancabile “Tutto bene, zio”. Ma il bene che ci hai lasciato continuerà a vivere nei nostri cuori e nelle iniziative di solidarietà che porteremo avanti anche in tuo nome. Oria immaginiamo finalmente libero dalla carrozzina e dal respiratore, mentre cammini nella luce, mano nella mano con la tua mamma. La tua vita ha lasciato un segno profondo, che non si cancellerà mai».
Anche Renato Milani, coordinatore provinciale di Telethon, ha voluto salutare Fabrizio ricordando quanto la sua storia abbia contribuito a costruire una grande rete di solidarietà e a dare speranza a tante famiglie. «Sono felice di tutto quello che è nato intorno a te: hai creato qualcosa di grande e sei stato la nostra musa ispiratrice». La sua immagine, ha assicurato Milani, continuerà a campeggiare sui manifesti, perché rappresenta ciò che Fabrizio è stato e resterà per sempre per il mondo di Telethon. Milani ha ricordato il percorso condiviso con Gerolamo Fontana, durante il quale hanno incontrato centinaia di migliaia di persone, raccontando la difficile condizione di Fabrizio ma anche la possibilità di offrire un futuro diverso ad altri bambini. «Per te non c’era più speranza, ma poteva esserci per tante altre famiglie». Un impegno che ha contribuito a sostenere la ricerca e lo sviluppo di trattamenti per numerose malattie. «Grazie a te sono arrivati trattamenti per tante malattie e quasi 200 bambini sono stati strappati a una morte certa. Qualcosa, per te e grazie a te, è stato fatto. Vi ringrazio di cuore».
«Fabrizio ci ha insegnato che una vita si misura dalla pienezza con cui la si vive. Era sempre proiettato verso il futuro: anche i compleanni non erano un bilancio, ma una promessa» – ha sottolineato Ilaria Villa, presidente nazionale di Fondazione Telethon – Fabrizio ci ha insegnato che una vita si misura dalla pienezza con cui la si vive. Era sempre proiettato verso il futuro: anche i compleanni non erano un bilancio, ma una promessa».
Infine, il ricordo degli amici, che hanno salutato Fabrizio come un punto di riferimento, un esempio di resilienza e un compagno di avventure con cui condividere momenti indimenticabili. Un legame che andava oltre la semplice amicizia, costruito attraverso anni di esperienze, risate e sostegno reciproco. «Siamo stati una compagnia di pazzi, semplici amici ma fratelli. Tra le serate del venerdì a Casa Fontana, i compleanni, il viaggio ad Amsterdam, le vigilie di Natale, le vacanze a Venturina e i pomeriggi a Gittana, abbiamo vissuto una storia incredibile, folle, dolorosa ma unica. Ci hai insegnato che nessuna barriera può impedire di stare bene insieme e che ogni piccolo gesto fa la differenza, anche solo trovarsi per chiedersi come va. Sei stato un esempio di forza e ci hai mostrato come godersi la vita fino in fondo. Oggi siamo ancora qui con te, con il cuore pesante ma la serenità di sapere che hai vissuto alla grande. Ci mancherai. Salutaci tutti da lassù. Ciao Fabri, ci si vede».
Al termine della celebrazione, il suono delle cornamuse, affidato a Gabriele Bolis, ha accompagnato l’ultimo saluto con «Più presso a te, Signor». Una melodia intensa per congedarsi da Fabrizio, lasciando alla famiglia, agli amici e a tutta la comunità il ricordo di una vita che, pur attraversata dalla sofferenza, ha saputo generare affetto, amicizia e una straordinaria eredità di solidarietà.
Mario Stojanovic



